Elisabetta Favale
E(li's)books
22 Aprile Apr 2017 1325 22 aprile 2017

John Steinbeck e il suo Tortilla Flat

Steinbeck

Breve storia di quando Steinbeck, nel 1935 pubblica questo suo libro, Tortilla Flat, era, credo, il suo quarto o quinto libro e fino a quel momento non aveva avuto molto successo.

Il povero John guadagnava poco o niente, viveva con i soldi della moglie e l’aiuto del padre, fino a quando, pubblicato questo libro, ottenne un gran successo di pubblico. Giornali importanti come The San Francisco Chronicle (lo definì “exceptionally fine”), The Spectator, The Saturday Review cominciarono a tesserne le lodi, furono vendute un numero impressionante di copie e i diritti cinematografici. Grazie a questo libro John potè assicurarsi la serenità necessaria a scrivere poi i suoi capolavori: Furore e Uomini e Topi.

Tutto bene direste voi…

No!

Non per l’autore che, guadagni a parte, si è trovato a fare i conti con gli “effetti collaterali” che la storia da lui raccontata stava producendo ai danni dei cosiddetti “paesanos”, i protagonisti infatti erano dei personaggi un po’ “bizzarri” che passavano la vita a bere e a smaltire le sbornie in prigione. Steinbeck li descrive come dei singolari “cavalieri” di una altrettanto singolare Tavola Rotonda, delle persone la cui visione del mondo e della vita era capovolta rispetto a quella delle persone “normali”.

La storia si svolge in una bellissima cittadina della California Monterey (ci sono stata l’estate scorsa è davvero molto pittoresca), un posto dove ancora sopravvivevano i veri californiani dal sangue spagnolo o “indio” o messicano.

Monterey sorge sul pendio di una collina, e ha dinanzi una baia azzurra, una foresta di alti pini oscuri alle spalle. I quartieri bassi della città sono abitati da americani, italiani che pescano e imbarilano pesce. Ma su, dove città e foresta si confondono, dove le strade sono ancora immuni di asfalto e le cantonate ignorano la servitù della luce elettrica, sta addensata, come nel Galles i britanni la più antica popolazione di Monterey. È la popolazione cosiddetta dei paisanos”.

Siamo negli anni Trenta, la Grande Depressione morde tutti, soprattutto quelli che già erano ai margini, come appunto i “paesanos”. Il tema della povertà sappiamo che sarà molto caro a Steinbeck che lo riprenderà nelle sue opere successive senza però fare l’errore di cadere in descrizioni “picaresche” visto che Tortilla Flat finì per mettere in ridicolo persone umili ma dalla grande bontà d’animo come più volte cercò di precisare lui.

Soffrì molto per il modo in cui l’opinione pubblica strumentalizzò le sue parole, non era mai stata sua intenzione ridicolizzare i 2paesanos” e più volte si trovò a dire che, se avesse potuto, avrebbe volentieri fatto un passo indietro e rinunciato a pubblicare quel libro.

Leggendo un articolo proprio su questo libro pubblicato su The Guardian qualche giorno fa, mi ha fatto riflettere quello che il giornalista diceva.

Se si legge questa storia da ragazzi la reazione è certamente di gran divertimento, non ci si sofferma a pensare se l’autore volesse o meno essere razzista o se abbia fatto un torto ai “paesanos” ridicolizzandoli; rileggendola da adulti invece se ne possono in verità vedere più chiaramente i difetti, forse, scrive il giornalista (e io sono d’accordo), si può anche pensare che sia una storia “sciocca” e che contenga momenti di razzismo seppur casuali.

Oppure, oppure, si può vederla come la celebrazione di uno stile di vita “outside the mainstream”.

Insomma, un libro che sdrammatizza la realtà strappando non pochi sorrisi ma mantenendo un’anima tragica perché il protagonista, Danny, in fondo non fa altro che scappare dalle sue responsabilità, tutto gli sembra una coercizione, persino il possesso di una casa per lui è qualcosa di insopportabile.

Dovrà però fare i conti con la realtà Denny, perché invece anche a Monterey il tempo passa e le cose cambiano.

Quindi la conclusione è che questo libro (come molti altri), può avere effetti molto diversi a seconda che lo si legga da giovani o da … no, non da vecchi, da adulti.

Le varie edizioni in italiano (la prima con la traduzione di Vittorini):

John Steinbeck, Pian della Tortilla, traduzione di Elio Vittorini, collana I Delfini, Bompiani, 1939, pp. 214.

id., Pian della Tortilla, Collana I Grandi tascabili, Bompiani, Milano, 1999-2009

id., Pian della Tortilla, a cura di Luigi Sampietro, Collana Tascabili, Bompiani, Milano, I ed. 2014 ISBN 978-88-452-7803-7

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