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25 Aprile Apr 2017 1822 25 aprile 2017

La vittoria di Grillo è la resa dei giovani

Lenin Grillo ML
Credits: Movimento Libertario

Dai primi articoli avrete capito che su questo blog si cerca di identificare le cause più profonde del declino del Paese. Cause strutturali, endogene: una burocrazia onnipotente e inefficiente, un welfare a perdere, truffato ampiamente, estremamente sbilanciato sugli anziani, interessi sul debito che si mangiano quasi un settimo del bilancio, salari bassi, scarsa domanda interna, criminalità organizzata e diffusa.

Questo è. E non vogliamo inventarci qualcosa di più comprensibile, ma sbagliato, tipo l’Euro, come fanno movimenti furbi che danno risposte auto-assolutorie e solleticano così l’italiano medio, ignorante e pigro. Stesso discorso per altri specchietti per le allodole: gli immigrati, le multinazionali, gli Stati Uniti, il complotto giudaico-massonico ecc

Il successo dei movimenti rivoluzionari è direttamente proporzionale alla semplicità dei nemici: si devono identificare facilmente, devono raccogliere i sospetti inconsci della maggioranza, rafforzare, infine, la visione del mondo più diffusa. Funzionava bene per i nazisti antisemiti, o per i comunisti che ce l’avevano con il padrone. Servono poi, naturalmente, altre condizioni: un elevato numero di oppressi, perdurante crisi economica, un governo crudele. Tutte condizioni presenti nelle primavere arabe ma non nei paesi occidentali.

Per quanto sfigati siano i giovani italiani, è difficile sostenere che siano degli oppressi, né Paolo Gentiloni è confrontabile con lo Zar Nicola II. Quindi è evidente che non potrà nascere una rivoluzione in Italia, e forse è un bene, visti i pochi precedenti. C’è lo spazio per una riforma all’interno delle regole del sistema? Sì, da parte del Movimento 5 Stelle: identifica facilmente i nemici (i politici), risponde in pieno ai sospetti più o meno consci (le banche tramano contro i correntisti, i medici stanno con le big pharma, gli USA ci comandano), rafforza falsi miti e leggende metropolitane, indipendentemente dal fatto che possano essere tra loro in contraddizione. E poi ha una leadership inattaccabile, esterna alle regole stesse che si applicano al Movimento.

Come si neutralizza il Movimento? Il condizionale è d’obbligo. Occorrerebbe un’opera di controinformazione al tempo stesso spontanea e coordinata. Esterna ai poteri preesistenti, privi di qualunque credibilità, eppure capace di raggiungere ampi strati di popolazione. In breve, servirebbe del marketing politico di qualità, capace di convertire alla causa almeno uno zoccolo duro di 100-200 mila attivisti. Quale causa? Salvare il Paese con i giusti interventi di policies, da fare adesso, perché costino meno alla collettività. “Soluzionismo” direbbe qualcuno, quella cosa che richiede di lavorare a testa bassa e mettere da parte ideologie, differenze e leaderismi vari.

Insomma, nulla alla nostra portata, pigri e narcisi come siamo. La verità è che la nostra generazione non si potrà mai appassionare per una guerra contro i pensionati - gli stessi nonni che ci hanno dato la mancetta o ci lasceranno casa. Né sappiamo chi sono i grandi burocrati che hanno rallentato così tanto il Paese da renderlo meno attraente della Georgia (quella nel Caucaso). Non compaiono mai nelle prime pagine dei quotidiani, non si rendono visibili né noi comuni mortali avremo mai a che fare con loro: ci manca completamente l’identificazione del nemico.

Passiamo alla ricette che promuoviamo: sono forse appassionanti come il comunismo nella testa di Marx, ossia “da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni”? Sono chiare come l’autarchia fascista, ora sovranista? Sono appassionanti come “hasta la victoria siempre”? Direi di no: “contributivo per tutti!”, “meno imposte dirette, più IVA!”, “reddito di inserimento!”, e qui mi fermo per palese imbarazzo. Personalmente, non rinuncerò a combattere la falsa speranza del reddito di cittadinanza in salsa 5 Stelle contrastandola con obiettivi più razionali: non dobbiamo limitarci a criticare proposte di altri senza provare, di nuovo, a immaginare un mondo migliore. Che, a mio avviso, si deve costruire sul lavoro, non sui soldi piovuti dal cielo, tanto per partire da solide basi.

Siamo in una specie di secolarizzazione della politica: sono stati svelati gli inganni, la realtà non si presta a visioni manichee, nessuna purezza ci è consentita. Lavoriamo a soluzioni concrete, che richiedono solo una buona politica e una classe dirigente all’altezza della sfida. Come produrre questa classe dirigente, quando è più facile ed elettoralmente appagante cavalcare il malessere, non è dato sapere. Né interessa a Matteo Renzi, ancora oggi il politico più riformista, fedelmente toscano nelle sue scelte dei ruoli chiave. Come andrà a finire?

Male, molto male, temo. Lasceremo vincere il Movimento, coi distinguo e i litigi infantili e, dopo un annetto di Governo traballante, finiremo commissariati. La Troika toglierà a tutti allo stesso modo, colpendo quindi i più poveri e trasformandoci in una democrazia sudamericana. Tasse, tasse, tasse, e la fuga di aziende, persone preparate e capitali. La fine del benessere come lo abbiamo conosciuto.

Oppure cominciamo a darci da fare sul serio.

Andrea Danielli

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