Marco Viviani
Tecnopinioni
27 Aprile Apr 2017 1629 27 aprile 2017

Come avrebbe detto Totò: siamo uomini o bot?

Toto Caporali

Ieri sera i tre candidati del PD alle primarie si sono scambiati domande e punzecchiature a colpi di trenta secondi ciascuno, mentre Sky si fregiava dei chissà-quanti-mila-tweet al minuto del second screen. Nonostante lo spettacolo fosse francamente osceno.

Poche ore prima la community cinquestelle era impegnata nella faticosa retromarcia sulla classifica della libertà di stampa globale stilata da Reporter senza frontiere, che oltre ad alzare di una ventina di posizioni il Belpaese ha puntato l’indice contro Grillo, il suo blog, e il vizietto di fare elenchi di proscrizione di giornalisti sgraditi (leggi: quelli che li criticano) mandandoli al martirio delle cyber aggressioni. Ora naturalmente quella classifica, citata miliardi di volte dai sostenitori cinquestelle, non va più bene, è costruita ad arte, ha criteri ridicoli. Migliaia di tweet e retweet sul nuovo flusso, per fare da gran cassa alla nuova posizione ufficiale.

Pochi giorni prima, commentando la vicenda Report, ho ricevuto complimenti, insulti, perplessità, inviti da tutte le parti, per discutere di un argomento inesistente, cioè se la trasmissione di Rai3 dovesse chiudere o meno, ipotesi mai stata in campo: flame di tweet e retweet come piovesse, sostenitori dell’una o l’altra tesi con il social elmetto in testa, dita calde sulla tastiera del pc o dello smartphone.

Abbiamo un problema: l’italianissima vocazione al fratricidio e all’autoassoluzione, acutamente notata da Umberto Saba decenni orsono, è aggravata dall’uso grossolano della Rete. In pratica si sta delineando, a mio parere molto chiaramente, una nuova distinzione alla Totò che separava uomini o caporali: ora la differenza è tra gli uomini e i bot umani. Basta unire i puntini: questo paese conta milioni di giovani che non lavorano né studiano, milioni di sottoccupati, ha un numero bassissimo di laureati, una percentuale altissima di disoccupazione giovanile, e al contempo una penetrazione di device connessi che ha pochi eguali in Europa. La situazione economica lascia presupporre che il futuro sia preoccupante e di scarsa integrazione sociale, dunque cosa fargli fare?

I populisti sembrano averlo capito meglio dei partiti tradizionali: li metti in Rete, gli dai un reddito minimo di sopravvivenza (quanto meno glielo prometti), li convinci a prendersela con gli avversari politici, accusati di qualunque empietà, li tracci coi cookies quando visitano i siti centrali, li tratti algoritmicamente facendo in modo di mantenerli nel cortile recintato di contenuti appositamente creati per confortarli nelle loro opinioni e convinzioni.

La noia è fornita gentilmente dalla crisi, la bolla è fornita gentilmente dalla funzione stessa dei social network, la disinformazione è una fatica relativa, basta un po’ di fantasia. I media intanto­ stanno già sputtanando tutti, copiando il peggio del processo impulsivo delle notifiche, senza peraltro farsi mancare le solite tiritere colpevoliste sulla Rete e l’odio. Insomma, diventando irrilevanti mentre credono di essere moderni pretendendo risposte in trenta secondi da parte di poveracci altrimenti noti come politici (a quando i filtri in temporeale con le orecchie d'asino e i baffi di gatto?). Già, manca solo il sostentamento economico per completare il business plan: un reddito di cittadinanza, più o meno abbozzato, andrà benissimo. Dopodiché si avrà un esercito arruolato di bot umani da indirizzare verso i propri avversari, per attacchi che sono il corrispettivo “civico-politico” dei DDoS tramite Internet of Things.

In questo Paese sta prendendo piede un comportamento pericoloso: difendere a spada tratta, indossare l’elmetto e partire. Sui social si nota una vera passione per gli atteggiamenti acritici, direi fideistici: questo non si tocca, se toccate quello spacchiamo tutto. Improvvisamente in questo paese i capi non sbagliano mai, le trasmissioni non sbagliano mai. Noi invece abbiamo bisogno di tutto tranne che di un atteggiamento acritico, nei confronti di alcunché. La verità è che ci sbagliamo tutti e criticare qualcuno o qualcosa non equivale a mettere in discussione la sua libertà, anzi: si dovrebbe rispettare al punto la libertà dell’oggetto del nostro apprezzamento dal non avere remore nell’inchiodarlo alla sua responsabilità, visto che non si dà l’una senza l’altra.

Chi accidenti vi ha insegnato che nei tempi di crisi l’unico modo di difendere dei valori è essere acritici? A questo dovete pensare: voi siete uomini o bot? Nel secondo caso, forse qualcuno si occuperà di voi, probabilmente trarrete piacere dall’odio che proverete per i vostri obiettivi, sicuramente vi sentirete sempre nella ragione e mai nel torto. Ma solo nel primo caso sperimenterete l’impagabile soddisfazione dello stabilire un rapporto con la cosa criticata, un rapporto basato sulla tolleranza e l’autocritica.
L’unico modo di rispondere a mento alto alla domanda esistenziale del grande Totò.­

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