Alessandro Oliva
Viva la Fifa
28 Aprile Apr 2017 1117 28 aprile 2017

Quanto godiamo a mettere alla gogna qualcuno sul web: il caso Massimo Mauro

Mauro

E così lo sport nazionale della settimana è mettere alla gogna sui social Massimo Mauro. Che su Sky ha sicuramente detto una frase poco felice. Che spesso e volentieri è pro-Juve e non lo nasconde. Che magari non sempre ci prende nelle proprie analisi (succede). Che con Vialli gestisce una fondazione dedicata alla ricerca per una cura della Sla, quella malattia degenerativa che ti costringe all'immobilità totale. Che raccoglie fondi presenziando a eventi. Che cerca di sensibilizzare la cosiddetta opinione pubblica su un male terribile che colpisce i calciatori, ma non solo.

Ecco, si rivolge a quella stessa opinione pubblica e specchiatissima che oggi gli sputa addosso catarro e sangue e merda dalla tastiera di un computer, perché se vai in tv a fare una battuta poco consona sei un reietto e devi scusarti in ginocchio sulla pubblica piazza, mentre su Twitter o allo stadio puoi far notare all'avversario che è un mongolo, invitandolo a una morte subitanea o lenta e dolorosa; o puoi farlo comodamente da casa, sui social, magari con un account fasullo, giusto per non rischiare. Quella stessa opinione pubblica che ormai usa la minaccia della disdetta all'abbonamento con un qualsiasi pretesto, ammantandosi di quell'importanza sacra e puntigliosa che solo il cliente che ha sempre ragione perché paga può indossare: "Mauro ha detto quella roba? Disdico Sky!"; "Caressa tifa Inter/Milan/Juve/Viking Stavanger, faccio la foto alla lettera di disdetta e la posto subito su Twitter"; "Il Milan perde? Mi tolgo subito Premium, seguitemi in questa battaglia morale".

Ma l'abbonamento torneremo a farlo, dopo aver appagato la nostra sete di vendetta settimanale avendo chiesto la testa dell'ennesimo opinionista che ci ha urtato. Tornenermo a farlo, perché in fondo volevamo tagliare un costo e aspettavamo una scusa per indignarci pubblicamente; anzi, non vedevamo l'ora: e poi, come faremo ad aspettare un anno per vedere in chiaro (e già spoilerato) Masterchef? Torneremo a farlo l'abbonamento, o anzi non seguiremo chi lo ha disdetto, perché il calcio non è la cosa meno importante tra le più importanti, che cazzata perdio: è il nostro sfogo, la nostra sputacchiera da giuria popolare che tutto può, tutto osserva, tutto giudica. E affonda il colpo, meglio però se ad essere toccata è la propria squadra. Perché in fondo è la convenzienza, la prima cosa, quando si va sui social a insultare qualcuno. Ci conviene un sacco, accerchiare qualcuno e dargli addosso. Se qualcuno ci dice qualcosa di brutto e commette un errore di grammatica, gli diamo subito dell'analfabeta. E magari citiamo il suo tweet, per esporlo al libero ludibrio social. Se un articolo non ci piace, chi lo ha scritto è un cretino, un raccomandato e chiamiamo altra gente a raccolta per dirgliene quattro. Insomma, ci sentiamo migliori a sminuire gli altri: nulla di così diverso da quel che accade nella realtà.

E ci sentiamo allora migliori a dire a Mauro che ha sbagliato, che è un raccomandato perché se no non si piega perchè Sky debba tenerlo lì, che non capisce un cazzo di calcio: snoccioliamo il suo curriuculum ma conta che è stato un piddino, mica che ha giocato in A diversi anni o che si occupi di lotta alla Sla. Mauro ha sbagliato a usare quelle parole, certo, quantomeno per il contesto: come gli ha fatto notare Caressa, "è solo calcio". A voler essere precisi, si può forse far notare che chi ha detto quella frase a Mauro stava in realtà facendo autoironia sulla propria condizione di malato: c'è chi reagisce anche così e francamente beato chi lo fa. Ma questo in fondo cosa importa: noi ci sentiamo in diritto di giudicare Mauro perché, anche se almeno una volta abbiamo urlato "Muori!" all'avversario vedendo la partita in tv o allo stadio, in questo specifico caso siamo tanti contro uno. Siamo gli utenti del web. E noi non sbagliamo mai.

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