Andrea Amiotti
Il passeggero
1 Maggio Mag 2017 1551 01 maggio 2017

Punto di vista T-800

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ATTENZIONE – il racconto è un estratto AU (“alternate universe”: una mia versione ipotetica dei fatti) dal film di James Cameron “Terminator 2”. Molti riferimenti sono impliciti al film, ma non sono essenziali per la comprensione del breve racconto. I personaggi sono T-800 (il modello di Terminator che Arnold Schwarzenegger interpreta in “Terminator 2”) e il regista James Cameron. L’argomento trattato è l’influenza della tecnologia ai giorni (più o meno) nostri (il film è stato girato nel 1991).

Buona lettura.

PUNTO DI VISTA T-800

« Stop! » sventolo in aria una mano con impazienza. Incompetenza? Pressione e panico davanti alla telecamera? Devo assolutamente parlargli.

« T-800, puoi venire un momento? »

Lo aspetto a bordo scenografia con le mani intrecciate davanti. Cerco di assumere un’espressione neutra (corso di cinema - più di dieci anni fa, maledizione - post scriptum: non indurre gli attori in situazioni di disagio, e/o di stress, e/o in stati tali che impediscano loro una recitazione fluente e rilassata; cercare di dare spazio alla loro creatività e spontaneità). Respiro.

Un’ombra di considerevoli dimensioni s’installa innanzi a me. Immobile.

« T-800, ti ho spiegato la scena, mi pare » sono accomodante al punto giusto. Va bene. In tutto questo, comunque, nel giro di pochissimo non sono sicuro di quanto le mie premure sull’emotività umana possano servire.

Mi scompongo istantaneamente: la mia convinzione vacilla solo per un secondo, ed è tutto quello che serve.

« Sarah Connor e John Connor ti stanno dicendo addio, tu ti stai sacrificando per una calcolata, meccanica e fredda logica che ti suggerisce gli svantaggi di rimanere in vita. Gli svantaggi che ovviamente non riguardano te, ma gli obiettivi che eri stato incaricato di proteggere ».

Respiro. È più difficile del previsto.

T-800 rimane immobile. Mi fissa. Non batte ciglio.

Continuo: « Eppure il ragazzino » pausa: meglio che mi ripeta, « John, non razionalizza la tua soluzione perché ti è affezionato ».

Lo vedo vagare con lo sguardo per la stanza: è concentrato. D’un tratto riporta gli occhi in basso (su di me).

« Affezionato ». La voce metallica risuona fastidiosa. Dondola un braccio e ripete, « Affezionato ».

Questa scena, per inciso, si è ripetuta sei volte. Espodo.

« Si dannazione, affezionato! È il finale del film: “Perché se un robot, un Terminator, può capire il valore della vita umana, forse potremo capirlo anche noi” (1). È il maledetto finale! » Sto sbraitando. Al diavolo il post scriptum. E anche me stesso: cercare di dare un senso filosofico a un computer con le gambe. Stupido.

T-800 fissa (fissa sempre) davanti a sé. Sarebbe tutto meno irritante se quegli occhietti rossi non sembrassero assorti. E lo sembrano, ma non sono assorti per niente: T-800, non, pensa. T-800 fissa.

Sospiro. Mi metto due dita davanti agli occhi. Devo cambiare strategia, o il film è rovinato.

« Ascolta. Pensa a Skynet (2), » gli occhietti si abbassano immediatamente su di me.

« Se Skynet facesse parte della vita di ogni persona – rettifico – essere umano, se Skynet fosse nelle case di ciascuno, cosa vorrebbe dire? »

Mi risponde senza un momento di esitazione.

« Che le macchine avrebbero vinto ». Va bene. Tentenno. Devo essere più specifico (molto più specifico).

« Quali benefici potrebbe portare Skynet agli essere umani? »

Adesso è lui a tentennare: buon segno. T-800, d’altronde, non tentenna (mai).

« Skynet non potrebbe mai portare benefici agli esseri umani. Skynet è nato per distruggere gli esseri umani » la voce di T-800 non riporta sbalzi d’intonazione, è una sistema fonico piatto e macchinoso. Eppure sono sicuro che dentro ai file del suo hard disk si stia formando una sequenza logica che cerca di far fronte al discorso nel modo più razionale possibile. Bene.

« Perfetto! Ma non è così. Gli umani si creano funzioni supplementari che possano aiutarli o, addirittura, svagarli. Se Skynet rientrasse in una di queste funzioni, se gli uomini si abituassero alla sua presenza, e se poi Skynet scomparisse, gli esseri umani, in quanto irrazionali, soffrirebbero la perdita di questa funzione, seppur superflua. Mi segui? »

I circuiti di T-800 ormai fanno rumore. Immagazzinano le informazioni cercando un punto d’attacco. Per ora, si limita a registrare. Un disco vuoto gira e gira.

« Le macchine sono razionali. Se Skynet sparisse, sarebbe un bene per gli uomini. Gli uomini sono irrazionali. Si appoggiano ad espedienti superflui per ricercare la felicità. Se Skynet sparisse, gli uomini soffrirebbero la perdita di un’abitudine » T-800 ripete le nozioni adattate ai suoi parametri. Accosta un paio di ragionamenti logici al mio discorso precedente, ma a grandi linee siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Posso proseguire.

« Bene. Eppure siamo d’accordo che una macchina non desidererebbe, – sbagliato, riprova – non calcolerebbe come più vantaggioso e opportuno la fine del genere umano senza un motivo... Una spiegazione logica? »

T-800 sta per qualche istante in silenzio. Calcola. Sto cercando di portare la giusta espressività sul volto di una macchina per la scena finale. Sto cercando di convincere una macchina che un moto di pietà sarebbe gradito, nei confronti del ragazzino. Per la seconda volta: stupido.

« Gli umani sono il secondo elemento di intelligenza più elevata su questo pianeta. Le macchine non hanno rivali che gli umani ».

Ora c’è un bzzz persistente, quasi impercettibile. Le frasi ovvie e secche di T-800 non aggiungono nulla. I ragionamenti si fermano a collegamenti logici. Non ci sono deduzioni, eppure si tratta solo di un computer a cui mancano dei dati. Basta fornirgli quelli giusti, che non vadano in contrasto con i parametri di ovvietà di una macchina. Facile.

« Ma gli umani sono anche irrazionali, come abbiamo detto. Qui c’è un contrasto: è un bene per John che Terminator “muoia”, in ogni aspetto. Eppure John soffre la perdita del Terminator. Perché? »

Improvvisamente il bzzz s’interrompe. T-800 fissa insistentemente davanti, ma riesco a vedere la pupilla rossa. Dilatata. La voce meccanica e piatta risuona.

« Caso di John Connor isolato. Otto spiegazioni individuate. Primo. Componente psicologica: abitudine. John è assuefatto dalla presenza del robot nella sua vita. John non vuole fare a meno di un’abitudine. Secondo. Rapporto tra persona e oggetto: affettività. John ha legato al robot esperienze personali, John ritiene il robot capace di condividere le esperienze sullo stesso livello emotivo. Terzo. Senso egoistico: Terminator rappresenta un aiuto considerevole per l’uomo. Unico risultato razionale e giustificabile. John teme la perdita di un vantaggio: corretto. Quarto. Rapporto d’inferiorità: simile al precedente, ma c’è una minima componente psicologica: John riporta traumi passati, non desidera fare a meno di un vantaggio non per egoismo, ma per paura. Quinto. Dato psicanalitico: si sono disimparate le funzioni soppiantate dal robot. Aspetto pratico: John non sa più fare a meno della macchina. Giustificabile. Sesto. Abitudine specifica: impossibilità di riempire il tempo che eventualmente il robot, scomparso, lascerebbe a disposizione. Risultato poco probabile nel caso. Settimo. Componente emotiva personale: Terminator rappresenta dei ricordi, John è consapevole dell’impossibilità di condivisione di tali ricordi sul livello emotivo. Affezione alla propria psicologia. Ottavo. Perdita del senso della realtà: il robot diventa reale quanto un altro essere umano. La perdita di una macchina equivarrebbe alla perdita di una persona ».

S’interrompe brevemente. Ho il tempo per darmi dello stupido una terza volta.

« In tutti e otto i risultati, eliminato il terzo, che è quello che riporta meno corrispondenze con il caso di John Connor, la componente psicologica irrazionale interferisce con la decisione più logica: la scomparsa della macchina, che è un bene per l’uomo, è ostacolata dall’uomo stesso. In quanto il ragionamento irrazionale dell’uomo danneggia l’uomo, Terminator deve morire, a dispetto delle due leggi in contrasto che vengono messe in gioco: la prima prevale sulla terza (3) ».

T-800 si ammutolisce. Il bzzz riprende.

Anche io adesso sto in silenzio. Sono in dubbio: ovviamente non ho seguito una parola del ragionamento del robot, eppure ho la sensazione che il discorso sia finito qui. Che non avrò la mia espressione di pietà, e che il film andrà benissimo comunque.

« Va bene T-800, puoi andare. Riprendiamo tra cinque minuti ».

Come se non fosse successo nulla, T-800 già i tacchi e torna sul set. La costumista gli risistema i vestiti sbrindellati mentre lui fissa. Davanti. Edward Furlong ride con Linda Hamilton (4) poco lontano. Un brivido mi percorre la schiena mentre mi avvio alla mia postazione.

Note:

(1) Citazione. Sarah Connor pronuncia questa frase in chiusura del film.

(2) Skynet può per certi aspetti essere paragonato a Internet.

(3) Ho immaginato che il T-800 “reale” del racconto conosca le tre leggi della robotica di Asimov.

(4) Gli attori che interpretano rispettivamente John Connor e Sarah Connor.

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