Beniamino Andrea Piccone
Faust e il Governatore
2 Maggio Mag 2017 1219 02 maggio 2017

Macron, Saint-Exupéry e le forze in cammino. L'esercito comune per gli Stati Uniti d'Europa

Al recente primo turno delle elezioni presidenziali francesi, la paura di una vittoria della destra xenofoba guidata da Marine Le Pen è stata esorcizzata dal successo di Emanuelle Macron, 39enne, astro nascente della politica europea. Dopo aver frequentato l'ENA, École National di Administration, scuola superiore dell'élite francese, Macron diventa banchiere d'affari a Rothschild. A 29 anni si iscrive al partito socialista, a 34 diventa consigliere del presidente Francois Hollande. Pupillo di Jacques Attali, dal 2014 al 2016 è ministro dell'Economia nel governo Valls II.
Nell'agosto 2016 si dimette per candidarsi alle presidenziali. Rifiuta le primarie (oh, yes), giudicate di scarso valore: spesso chi vince le primarie, perde le elezioni perché chi va a votare in via preliminare è poco rappresentativo oppure è molto più estremista del cittadino medio elettore.
"E' un computer", afferma Caterina Avanza, 36 anni, l'italiana di punta nello staff di Macron. E' cocciuto, determinato, esigente. Anche in amore, essendosi innamorato della sua professoressa, Brigitte Trogneux, che ha poi sposato molti anni dopo.

Macron ha ricordato in campagna elettorale di aver visitato da ragazzo, guidato dal padre, i cimiteri di guerra nei pressi di Amiens - zona di guerra franco-tedesca nella prima guerra mondiale. "Il nazionalismo è guerra", ha scandito Macron, riprendendo uno straordinario intervento di Francois Mitterand al Parlamento europeo a Strasburgo nel gennaio 1995.

Non è un caso che Macron abbia chiuso l'ultimo discorso della campagna elettorale con un passaggio tratto dai "Miserabili" di Victor Hugo: "Tentare, osare, insistere, perseverare, essere fedeli a se stessi, affrontare il destino corpo a corpo, tener duro, tener testa; ecco l'esempio di cui i popoli hanno bisogno, ecco la luce che li elettrizza".

Mi ha personalmente colpito che Macron abbia chiamato il suo movimento centrista "En marche!", che potremmo tradurre "In cammino", e mi ha fatto tornare in mente un passaggio di "Volo di notte" di Saint-Exupéry. In un passaggio chiave del libro (ambientato in Sud America negli anni '30, quando i piloti degli aerei postali viaggiavano a vista in modo eroico) – quando il pilota Fabien rischia l’osso del collo nel mezzo di un uragano che spinge fuori rotta l’aereo – il collaboratore di Riviére, responsabile dell’intera rete aerea, si sente rispondere: “Vede Robineau, nella vita non ci sono soluzioni. Ci sono forze in cammino: bisogna crearle, e le soluzioni vengono dopo”.

Macron non ha soluzioni pre-confezionate per la crisi europea, ma ha messo "in cammino" le forze necessarie per un'evoluzione positiva. Ha infatti dichiarato - vedremo poi se sarà coerente una volta eletto - di voler spingere per la creazione di una difesa comune europea. Fu la Francia con il generale Charles De Gaulle a bloccare la neonata Comunità Europea di Difesa (Ced). In questo modo si creerebbero le condizioni per un aumento degli investimenti pubblici, spiazzati dalla crescente spesa corrente.
Quante volte Carlo Azeglio Ciampi ha parlato di zoppia: "Alla moneta unica, cioè a un fatto squisitamente europeo, non si è accompagnato un coordinamento della politica economica europea. Si è fatto l’eurogruppo, il gruppo dei paesi dell’Unione europea membri dell’Unione monetaria, e aventi tutti come moneta l’euro. Ma l’eurogruppo non si è mai istituzionalizzato in maniera piena; l’eurogruppo non ha assunto poteri maggiori. All’interno dell’Ecofin, l’eurogruppo funziona come un organo di consultazione; ma, ripeto, non ha mai avuto poteri decisionali, a cui debbano adeguarsi tutti i paesi dell’euro. Io penso che se fossero rimasti in carica per qualche anno in più alcuni ministri che hanno vissuto la creazione dell’euro, avremmo compiuto questo passo necessario, indispensabile: far corrispondere ad una Banca Centrale Europea un unico governo coordinato dell’economia europea, con alcuni poteri sovranazionali”.

Nella nota introduttiva al volume di Pecchi, Piga, Truppo "Difendere l'Europa" (edito dalla Vitale & Co.) Guido R. Vitale scrive quali siano le ragioni di una vera difesa europea: "l'enorme valore simbolico di avere un esercito europeo e la sua relativa industria, la sua portata straordinaria in termini economici e occupazionali e l'impatto decisivo che ne conseguirebbe in termini di sviluppo e occupazione".
Per avere gli Stati Uniti d'Europa bisogna partire con l'esercito europeo. Speriamo che Macron - da presidente della Francia - segua Saint-Exupéry e liberi le "forze in cammino".

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