Elisabetta Favale
E(li's)books
4 Maggio Mag 2017 0736 04 maggio 2017

La confraternita dell'uva di John Fante

Johnfante

Citazione da uno dei libri del mio autore preferito in assoluto, non ho mai scritto nulla su John Fante, ho una tale deferenza che non me la sento.

La confraternita dell'uva

  • La cucina: il vero regno di mia madre, l'antro caldo della strega buona sprofondato nella terra desolata della solitudine, con pentole piene di dolci intingoli che ribollivano sul fuoco, una caverna d'erbe magiche, rosmarino e timo e salvia e origano, balsami di loto che recavano sanità ai lunatici, pace ai tormentati, letizia ai disperati. Un piccolo mondo venti-per-venti: l'altare erano i fornelli, il cerchio magico una tovaglia a quadretti dove i figli si nutrivano, quei vecchi bambini richiamati ai propri inizi, col sapore del latte di mamma che ancora ne pervadeva i ricordi, e il suo profumo nelle narici, gli occhi luccicanti, e il mondo cattivo che si perdeva in lontananza mentre la vecchia madre-strega proteggeva la sua covata dai lupi di fuori. (VII; 2006, p. 73)

  • Poi accadde. Una sera, mentre la pioggia batteva sul tetto spiovente della cucina, un grande spirito scivolò per sempre nella mia vita. Reggevo il suo libro tra le mani e tremavo mentre mi parlava dell'uomo e del mondo, d'amore e di saggezza, di delitto e di castigo, e capii che non sarei mai piú stato lo stesso. Il suo nome era Fëdor Michailovič Dostoevskij. Ne sapeva piú lui di padri e figli di qualsiasi uomo al mondo, e cosí di fratelli e sorelle, di preti e mascalzoni, di colpa e di innocenza. Dostoevskij mi cambiò. L'idiota, I demoni, I fratelli Karamazov, Il giocatore. Mi rivoltò come un guanto. Capii che potevo respirare, potevo vedere orizzonti invisibili. L'odio per mio padre si sciolse. Amavo mio padre, povero disgraziato sofferente e perseguitato. Amavo anche mia madre, e tutta la mia famiglia. Era tempo di diventare uomo, di lasciare San Elmo e andarmene nel mondo. Volevo pensare e sentirmi come Dostoevskij. Volevo scrivere.

    John Fante– La confraternita dell’uva – Einaudi Stile Libero

    Prefazione Vinicio Capossela

    “John Fante. Sentite che nome. Sentite che attacco. Che fucileria! Che dreadful imbroglio! Una vicenda come un domino a cui è stato dato il primo tocco in Colorado e che srotolandosi come una muraglia cinese portatile arriva fin qua. John Fante Alighieri, quando la sceneggiata assurge a commedia!”

    Vinicio Capossela

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