Daniele Grassucci
Dopo Skuola
5 Maggio Mag 2017 1759 05 maggio 2017

Il gioco preferito dai ragazzi? Sfidare la morte

Russian Girl

Rischiare la vita senza un apparente motivo. In maniera volontaria. Ancora meglio se di fronte c’è un pubblico di persone che non attendono altro. Sembra essere questo il nuovo sport degli adolescenti e dei giovanissimi in genere. Ma dietro a questa tendenza si nasconde qualcosa di più profondo. Non è facile indagare sui motivi: noia, perdita di valori, incoscienza dovuta all’età, troppi stimoli provenienti da un mondo (come quello social) che impone ogni giorno nuove sfide. Forse un mix di tutto questo. Perché non può essere un caso che i comportamenti estremi – e altamente pericolosi – con protagonisti dei ragazzi si stiano affacciando alle cronache tutti assieme. Ci deve essere un ragione. Sta di fatto che, sempre più di frequente, assistiamo al diffondersi di fenomeni che portano soprattutto i minorenni a sfidare la sorte, cercando il brivido a tutti i costi. Tentativi che, in alcuni casi, li conducono alla morte.

La ‘balena blu’ spaventa l’Europa

Blue Whale, DaredevilSelfie, Chem Sex. Nomi diversi, tipologie di rischio differenti, ma accomunate dalla scellerata voglia di dimostrare qualcosa: coraggio, prestanza fisica, comunanza con i valori di una community. Peccato che il risultato sia, molto spesso devastante. È un vero e proprio allarme quello che si sta propagando a macchia d’olio in tutta Europa. La minaccia più recente si chiama ‘balena blu’, anche se non c’è nessun animale a mettere a repentaglio la vita di qualcuno. Al contrario, sono direttamente i ragazzi a scegliere di togliersi la vita. Sembra assurdo ma è proprio così. Un viaggio a tappe verso l’orrore che ha portato alla morte più di cento giovani in appena sei mesi.

Andare volontariamente incontro alla morte, in meno di due mesi

Un ‘gioco’ che parte dalla Rete, dai social network, ma che poi si trasferisce tristemente nella realtà. Una sorta di via crucis in 50 tappe (una al giorno) che impone agli adolescenti – controllati da un ‘custode’ virtuale e osservati dagli altri utenti via webcam – di avvicinarsi lentamente alla morte, alzando sempre di più il tiro – con continui episodi di autolesionismo - fino all’atto finale: il suicidio. Un modo per farlo in maniera spettacolare. Una pratica nata in Russia – attraverso il social VKontakte (una specie di Facebook molto usato da quelle parti) – che in pochi mesi ha visto decine di utenti togliersi la vita. E che ora sta sbarcando anche in altri Paesi europei.

I selfie estremi hanno ormai contagiato gli adolescenti

Sempre dalla Russia e, ancora una volta, grazie alla complicità di Internet arriva un’altra pericolosissima moda. Stavolta tutto ruota attorno a uno dei gesti diventati ordinari nella vita di ogni ragazzo (e non solo): il selfie. Ma c’è autoscatto e autoscatto. Perché il DaredevilSelfie – questo il nome del fenomeno, che letteralmente si traduce in ‘selfie temerario’ – trasforma il concetto fino a renderlo estremo. E nonostante sia stata inventata da un professionista(il freeclimber Alexander Remnev) ha nel tempo contagiato milioni di ragazzi in tutto il mondo. Anche in Italia.

Per condividere la propria impresa si gioca con la vita

Per immortalarsi in pose pericolose non ci sono confini: grandi altezze, dirupi, stazioni dei treni e della metropolitana mentre arrivano i convogli, edifici abbandonati, auto e moto in corsa. E gli effetti iniziano a farsi sentire. Dal 2014 sono più di 150 le persone morte nel mondo per un selfie. Qui da noi, dall’inizio dell’anno, sono già due i ragazzi deceduti (eguagliando dopo solo quattro mesi il dato del 2016) e molti altri ci sono andati davvero vicini; solo la sorte ha voluto il contrario. Ma perché i ragazzi fanno questo? Skuola.net lo ha chiesto direttamente a loro e le risposte sono state piuttosto inquietanti. Innanzitutto perché più di 1 su 10 ha confessato di aver provato un selfie estremo almeno una volta, nonostante fosse ben conscio del pericolo. Quasi tutti, poi, non avevano un motivo particolare per farlo: giusto per provare. Se non quello, comune alla maggioranza, di condividere online la propria impresa: lo fanno regolarmente i tre quarti dei selfisti temerari.

Anche l’amore, se vissuto in maniera malata, può essere letale

Ma per rischiare la vita non bisogna per forza di cose avventurarsi in chissà quali luoghi. Lo si può fare anche tra le mura domestiche, in camera da letto. Perché gli adolescenti, ormai, non rispettano più il proprio corpo. Neanche nell’intimità, neanche per una cosa bella come l’amore, che finisce per trasformarsi in una prova di forza con il proprio fisico. In un’altra indagine di Skuola.net, quasi il 10% dei ragazzi ci ha detto che assume droghe e farmaci prima di avere rapporti sessuali. Molti, infatti, sono convintiche esaltino il piacere; qualcun altro pensa addirittura che migliorino la propria prestazione. Cannabis, cocaina, amfetamine: all’appello non manca nessuna delle principali droghe. Di fronte alle quali il fatto che quasi il 20% dei giovanissimi fa sesso non protetto appare quasi un dettaglio. Uno dei tanti, troppi, modicon cui le nuove generazioni dimostrano di avere scarso affetto nei confronti della loro vita. Il bene più prezioso che hanno e che, invece affidano a una roulette russa quotidiana.

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