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9 Maggio Mag 2017 1537 09 maggio 2017

Sauditi e russi sulle barricate per difendere il prezzo del petrolio

Prezzo Petrolio

I grandi produttori di petrolio sono decisi ad arrestare la caduta del barile. Secondo il ministro saudita per l’Energia Khalid Al-Falih i tagli alla produzione introdotti dai Paesi Opec dovrebbero essere prorogati al secondo semestre dell’anno se non ancora oltre. Insieme alla Russia e ad altri dieci Paesi che non fanno parte del cartello di Vienna, l’Opec si era impegnata a ridurre la produzione di 1,8 milioni di barili al giorno per sei mesi a partire dal gennaio scorso. Sforzi serviti a poco visto che, a causa delle scorte elevate e al boom della produzione degli Stati Uniti (rispetto alla metà del 2016, la produzione di greggio americano è cresciuta di oltre 10% a 9,3 milioni di barili al giorno), non sono riusciti a centrare l’obiettivo di portare le riserve di petrolio sotto la media degli ultimi cinque anni, passaggio fondamentale per riportare l’equilibrio tra domanda e offerta sul mercato mondiale.

Anche questa volta la Russia garantirà il proprio appoggio all’Arabia Saudita creando una sorta di “santa alleanza” del barile tra i due principali produttori tra i 24 paesi che avevano dato il via libera ai tagli. Alexander Novak, ministro dell’Energia, ha dichiarato la disponibilità di Mosca «a prolungare l’accordo oltre il 2017».

L’incontro ufficiale dei paesi dell’Opec con gli altri produttori di petrolio aderenti all’accordo è previsto il 25 maggio a Vienna dove si discuterà la questione della proroga dell’accordo per altri sei mesi. In base ai più recenti dati le riserve petrolifere globali restano alte, contribuendo a mantenere basso il livello dei prezzi del petrolio, al di sotto i 50 dollari al barile.

Al-Falih ha detto che il peggio è alle spalle e si è detto fiducioso perché «il mercato è certamente migliorato rispetto ai minimi raggiunti tra il 2015 e il 2016». A giudizio del ministro saudita un consistente aiuto potrebbe arrivare dalle grandi economie dell’Asia. La domanda petrolifera in Cina dovrebbe corrispondere a quella del 2016 grazie al sostegno del settore dei trasporti, mentre quella indiana dovrebbe mantenere il suo tasso di crescita.

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