Daniele Grassucci
Dopo Skuola
12 Maggio Mag 2017 1800 12 maggio 2017

Invalsi e studenti: una relazione complicata (dai social)

Test Invalsi

È come se fossero state delle prove generali di Maturità, perlomeno di quella che verrà. È bene che gli studenti se ne facciano una ragione e cerchino di modificare il proprio approccio. I Test Invalsi del 9 maggio ci hanno detto molto, al di là della preparazione ‘pura’, su quanto siano pronti i ragazzi più grandi ad accogliere una novità con cui, volente o nolente, dovranno iniziare molto presto a fare i conti. Perché le apparenze ingannano.

I dati sulla partecipazione ai Test Invalsi

Le statistiche potrebbero fuorviare: secondo i dati diffusi dall’istituto Invalsi, che ha monitorato un campione delle centinaia di seconde classi superiori italiane che hanno dovuto affrontare il tanto temuto questionario, oltre il 97% degli alunni coinvolti avrebbe svolto la prova (appena dodici mesi fa erano poco più del 90%). Ciò potrebbe significare che nella testa dei ragazzi si stia pian piano facendo strada la ‘cultura dell’Invalsi’. Ma la realtà è ben diversa.

In tanti, però, hanno copiato

Secondo un sondaggio effettuato da Skuola.net subito dopo la fine dei Test, è vero quasi tutti gli studenti si sono cimentati con le domande - di comprensione, lettura, calcolo – in italiano e matematica, ma lo hanno fatto a modo loro. Circa 1 ragazzo su 3, alla fine, ha deciso di copiare e il 20%, anziché concentrarsi sul questionario, ha passato tutto il tempo a postare e a commentare le tracce sui social network. Bastava farsi un giro per le principali piattaforme, sin dai primi minuti della mattina, per accorgersi che all’hashtag #invalsi2017 corrispondevano battute sui contenuti delle domande. In molti casi, poi, sono gli stessi professori a non agevolare il rodaggio: addirittura un quarto degli studenti, secondo lo stesso sondaggio, si sente appoggiato dai docenti nel voler ostacolare i test.

Troppi insegnanti ‘complici’ degli studenti

E non importa che il tanto sbandierato boicottaggio, promosso dai rappresentanti dei docenti e degli insegnanti nelle settimane precedenti la prova, sia naufragato – solo 1 ragazzo su 7 è ancora determinato nel voler cancellare gli Invalsi – perché la sostanza non cambia: al mondo della scuola proprio non piace un quiz così ‘particolare’ per valutare le competenze e il livello di crescita intellettiva degli adolescenti. Lo dimostra il fatto che il 65% degli studenti delle superiori lo rifiuti proprio come metodo. Mentre il resto è quasi costretto a sostenerlo.

Il voto è il grande accusato

A incidere su questo sentimento di odio potrebbe essere la confusione che regna sovrana sulla finalità dei questionari: c’è chi dice che devono essere una base da cui partire per capire in che modo i ragazzi stiano sviluppando la prontezza, l’intuito, il ragionamento (qualità fondamentali nel mondo del lavoro) per, eventualmente, intervenire se qualcuno è in difficoltà; altri, però, obiettano che è un sistema penalizzante. Tutta colpa dei voti: molti insegnanti, in passato, hanno scelto di valutare le prove e di farle rientrare nella media scolastica. Nonostante dall’Invalsi continuino a ribadire che i test non sono nati per penalizzare ma, eventualmente, per premiare. Mettere il voto solo ai più bravi e lavorare per aiutare gli altri con strumenti alternativi sarebbe un giusto compromesso? Fare chiarezza su questo punto potrebbe risolvere molti equivoci

Test Invalsi determinanti per l’esame di maturità: manca poco

Anche perché i tempi stringono. Ormai è troppo tardi per continuare a voler sorvolare sulla centralità che i Test Invalsi hanno assunto nel quadro della valutazione che il ministero dell’Istruzione ha in cantiere per il prossimo futuro. I primi segnali si sono avuti con l’esame di terza media, che vede gli Invalsi protagonisti. Tra un anno mezzo – grosso modo a dicembre 2018 – le prove diventeranno adulte e approderanno anche in quinta superiore. Per sostenere la maturità servirà passare per il ‘filtro’ dell’invalsi, è scritto nero su bianco. Nessun voto ma un parametro, indicativo ma comunque determinante. Presentarsi impreparati – soprattutto psicologicamente – all’appuntamento dell’anno prossimo farebbe fare davvero una brutta figura all’intero sistema scolastico italiano. Non ce lo possiamo permettere. Ma per riuscire a raddrizzare la rotta serve la collaborazione di tutti.

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