Elisabetta Favale
E(li's)books
14 Maggio Mag 2017 0837 14 maggio 2017

Festa della mamma con Medea

Euripide Medea

Si lo so che oggi è la festa della mamma e che Medea non è stata una buona madre ma stavo frugando in alcuni scatoloni di vecchi libri e mi è venuto questo per le mani.

Medea di Euripide

Ho avuto a che fare con Medea fin dall’adolescenza, avendo fatto il liceo classico le opere di autori greci e latini le ho lette e approfondite, oltre che viste rappresentate a teatro.

Di Medea ricordo una cosa soprattutto, nonostante si sia macchiata di un delitto orribile come l’infanticidio, non hai mai verso di lei sentimenti di odio e disprezzo.

Il grande Euripide è riuscito a rappresentare la tragedia psicologica di questa donna riuscendo a scavare fino in fondo, arrivando al lato oscuro dell’indole umana, quel lato che ognuno di noi ha e che arriva a manifestarsi in modo inatteso.

Quando Euripide portò in scena per la prima volta la tragedia, era il 431 a.C., ebbe un’accoglienza negativa, per i greci l’infanticidio era una colpa imperdonabile, era un crimine considerato inaccettabile, abituati a veder rappresentati i valori eroici piuttosto che le miserie umane, Euripide dovrà accettare il “flop”, solo nel IV secolo a.C. il pubblico comincerà ad accettare rappresentazioni di questo tipo.

Medea è moglie e madre, soprattutto è moglie, una donna appassionata e innamorata che lotta per “salvare” suo marito Giasone, lo aiuta nella ricerca del vello d’oro, in cambio Giasone sacrifica il “talamo nuziale” per interesse, per perseguire il suo desiderio, le sue ambizioni personali, lascia Medea e accetta di sposare Glauce, la giovane figlia del re dei Corinti.

Non solo Medea dovrebbe, secondo le aspettative di Giasone, accettare di buon grado la situazione, dovrebbe addirittura esserle grata visto che i loro figli avrebbero avuto fratelli di sangue nobile.

(Medea): O figliuoli
maledetti di madre odïosa,
deh, possiate morire col padre

Eroina tragica che si macchia di un delitto odioso con cui dovrà convivere per sempre ma forse solo nel peccato troverà una riconciliazione con il dolore dell’ingiustizia subita.

(Medea): Fra quante creature han senso e spirito,
noi donne siam di tutte le piú misere.
Ché, con profluvii di ricchezze prima
dobbiam lo sposo comperare, e accoglierlo
- male dell'altro anche peggiore - despota
del nostro corpo. E il rischio grande è questo:
se sarà tristo o buon: ché separarsene
non reca onore alle consorti, né
repudïar si può lo sposo.

Medea aveva consentito a Giasone di uccidere il suo stesso fratello per proteggere il talamo nuziale, non aveva commesso lei il fratricidio ma aveva organizzato la “trappola” per condurlo alla morte. La rabbia e il dolore che trasmette ha alla base una profonda solitudine che neppure l’amore dei figli riesce a colmare.

(Medea): Ma ciò ch'io dico per me, male s'addice
a te: la patria hai tu, la casa tua,
agi di vita, consorzio d'amici:
io sola sono, senza patria, e oltraggio
mio marito mi fa, che me rapiva
da una barbara terra; e non ho madre,
non fratello o parente, a cui rivolgere

Il dolore e la follia che ne consegue, fanno di questa madre indegna una donna fiera.

Medea appartiene alla stirpe del Sole, l’assassinio è l’espressione della violenza della sua identità, il distacco e l’isolamento psicologico dalla sua stirpe e dalla razionalità del suo popolo. La follia di Medea sarà progressiva, nelle Argonautiche si raccontano i numerosi fatti tragici che la porteranno pian piano verso un punto di non ritorno che Euripide racconterà, dopo Apollonio Rodio.

Medea. Testo greco a fronte

Euripide

Traduttore: E. Cerbo

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

Collana: Classici greci e latini

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