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15 Maggio Mag 2017 1543 15 maggio 2017

La via stretta del gas Usa verso la Cina

Shale Gas 2

La Cina potrà iniziare l’importazione di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti. E’ uno dei dieci punti di intesa contenuto nell’accordo commerciale perfezionato pochi giorni fa a seguito dell’incontro tra il presidente americano Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping.

I cinesi pagano prezzi alti per gas naturale di cui hanno bisogno per limitare l’utilizzo eccessivo del carbone (altamente inquinante). Secondo il Wall Street Journal, il governo cinese è pronto a favorire gli investimenti di aziende private e controllate dallo Stato nelle infrastrutture per l’importazione del Gnl. Ottima notizia per gli americani che devono piazzare la produzione in eccesso e hanno bisogno di entrate finanziare per gestire gli elevati costi di gestione dei terminal per l’esportazione del gas naturale liquefatto. Tuttavia l’esportazione verso la Cina non è priva di ostacoli e complicazioni. Pechino è sicuramente uno sbocco importante per l’eccesso di offerta americana ma gli analisti sono concordi nel definire “limitati” gli effetti dell’apertura del mercato cinese, terzo mercato mondiale per il Gnl alle spalle del Giappone e della Corea del Sud. Pesa soprattutto l’andamento al ribasso delle quotazioni del petrolio che è crollato rispetto al periodo in cui gli impianti di liquefazione erano stati progettati e che ha trascinato al ribasso anche quello del gas. Inoltre, anche in Asia che doveva essere il principale mercato per il Gnl made in Usa, la domanda si contrae. Massimo Di-Odoardo, analista di Wood Mackenzie ha spiegato all’americana Cnbc che il successo dell’operazione dipenda dalla capacità dei produttori di shale Usa di “praticare prezzi competitivi rispetto ai parametri del mercato globale”. Negli anni passati Australia e Qatar hanno realizzato enormi progetti che hanno trascinato in alto l’offerta e che gli hanno fatto acquisire grosse quote del mercato cinese. Nel 2016 la Cina ha importato 26,1 milioni di tonnellate di Gnl (in crescita del 32,6 per cento su base annua), il 46 per cento delle importazioni proveniva dall’Australia e il 19 per cento dal Qatar. Va aggiunto che gli Stati Uniti hanno ancor auna ridotta capacità di esportazione del Gnl. Attualmente è pienamente operativo solo l’impianto di Sabine Pass, in Louisiana, della società Cheniere Energy.

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