Edoardo Varini
Due o tre cose che so del mondo
17 Maggio Mag 2017 1855 17 maggio 2017

Il Rapporto ISTAT 2017 sul Paese: leggetelo. E poi pensate ad una politica di pensieri coerenti, strutturati e costruttivi: ritroverte il valore dell'appartenenza e dell'autodeterminazione

Falchett

Non leggetene soltanto gli stralci che ne pubblicano siti e giornali, non vi fate bastare le quattro parole che ne sentirete nei telegiornali. Me la fate una cortesia? Scaricatelo per intero e leggetevelo con attenzione il Rapporto Annuale ISTAT 2017 sullo stato del nostro Paese. Questo rapporto, il 25esimo, è particolarmente interessante perché ne analizza la struttura attraverso i gruppi sociali che lo compongono.

Il rapporto si suddivide in cinque capitoli. Questo è l'incipit dell'ultimo, intitolato "Gruppi sociali ed aspetti distributivi".

«Alla fine del periodo di recessione economica 14 paesi europei su 271 registrano livelli di diseguaglianza dei redditi disponibili più alti rispetto a quelli registrati prima della crisi. [...] Nell’ultimo periodo, le difficili condizioni dell’economia e del mercato del lavoro hanno influito, in modo particolare, sui livelli di diseguaglianza generatisi sul mercato, aumentati in tutti i paesi fatta eccezione per la Germania, dove sono rimasti costanti. Solo l’intensificarsi dell’azione redistributiva ha permesso a molti paesi di contrastare questa dinamica (in particolare, in Spagna e Grecia) o addirittura di invertirla. È quest’ultimo il caso della Finlandia e della Francia, dove un aumento della diseguaglianza dei redditi di mercato si è tradotto in una diminuzione di quella dei redditi disponibili grazie a una maggiore intensità dell’azione pubblica. In Italia la capacità redistributiva dell’intervento pubblico è tra quelle cresciute meno rimanendo così tra le più basse nei Paesi considerati».

In Italia ci sono 25 milioni di famiglie, di queste il 12% non ha percettore di reddito. Lo ripeto: il 12% delle famiglie italiane non ha percettore di reddito. La conseguenza è che all'interno di esse si sviluppa uno stato di grave deprivazione: il dato attuale dice nel 35,8% dei casi.

Dopo la grave deprivazione c'è la povertà assoluta, che colpisce 4,6 milioni d nostri connazionali, il dato più elevato dal 2005: costoro non sono in grado di acquistare i beni ed i servizi essenziali (luce, gas, acqua, alimenti ecc.).

Ora: è possibile pensare di occuparsi di politica senza affrontare in primo luogo questo problema? È possibile dirsi rispettosi della Costituzione calpestandone oscenamente e dichiaratamente e iteratamente la parte iniziale del primo articolo: «L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro»? Per nostri politici, sì. Per chi finora li ha votati, ahimè, sì. Per me, no. Per me la Costituzione o è vivente oppure è morta. Che il nostro sia un Paese morente è fuor di dubbio: è quello con il più alto tasso di invecchiamento della popolazione al mondo.

Del cambiamento sociale sono stati motore, dal Dopoguerra in avanti, due classi, quella media e quella operaia, che non sanno nemmeno più di essere due classi. Alla classe media appartengono gli insegnanti: svilite gli insegnanti ed avrete annullato le potenzialità di crescita e di riforma e di aggiornamento e di proposta intellettuale di una nazione. È stato fatto, in Italia, con una metodicità impressionante. Capite perché si sono persi i pensieri? Perché si è tolta la dignità a chi li doveva produrre.

In cosa confido per la rinascita? Nell'educazione del popolo, in cui mi ci metto io per primo. Il contrario del concetto di massa della sinistra, l'esatto contrario.

Non credo alle élite intellettuali, non ci ho mai creduto, per la semplice ragione che ho sempre oppostamente ritenuto che postulare o rivendicare o semplicemente vagheggiare di appartenere a un'élite sia da imbecilli.

Credo però alla superiorità dei pensieri basata sulla loro verità, efficacia e umanità. Vorrei tanto che questi pensieri diventassero politica. È questo il lavoro che sto facendo. Non ho altri interlocutori che il popolo né li voglio avere.

A presto.

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