Andrea Amiotti
Il passeggero
23 Maggio Mag 2017 1056 23 maggio 2017

La (non) verità dietro al “gioco del suicidio”: la Blue Whale Challenge

Internet Computer

Blue Whale Challenge: il nome è ispirato al fenomeno dello spiaggiamento dei grossi crostacei (le balene per eccellenza, o balenottere azzurre) da cui difficilmente escono vivi. Arenati sulla spiaggia, si “lasciano morire” prevalentemente per disidratazione. Ma cosa li porta a questa fine? Secondo studi ancora in corso, le cause che li porta a imboccare l’infelice strada sbagliata sono da essere attribuite allo smarrimento, o ancora al richiamo d’aiuto di altri odontoceti che, cercando soccorso nel branco, lo portano alla morte.

Il nuovo “gioco del suicidio” ha dunque già nel nome un’inesattezza – appunto, il “suicidio” delle balene.


A seguito del servizio de Le Iene sull’argomento (in data 14 maggio) è scoppiato anche in Italia lo scandalo del gioco che porta gli adolescenti sul ciglio di un palazzo, e poi giù. In effetti non si parla d’altro: più di 150 ragazzi e ragazze russi si sarebbero tolti la vita, seguendo le precise istruzioni del gioco. I titoli degli articoli non lasciano alcun dubbio: “La Blue Whale Challenge è alla fonte dei suicidi in Russia” (con qualche variazione, ma le opinioni sembrerebbero essere chiare e orientate in questa direzione).
Le regole: l’iscritto al gioco viene seguito per un totale di 50 giorni da un operatore online (una persona reale dietro a un altro computer) che, di giorno in giorno, impartisce al partecipante istruzioni precise. Dallo svegliarsi alle 4 del mattino per guardare film dell’orrore o video psichedelici/violenti all’autolesionismo fisico, dal parlare con altre “whales” (balene, ovvero gli altri componenti del gioco) all’uccidere animali e postarne le foto sul web come riprova, dopo poco meno di due mesi la prova finale per vincere è appunto quella di togliersi la vita buttandosi da un palazzo e facendosi riprendere nel mentre.
Il gioco si fa riconoscere su Internet attraverso ashtag di vario tipo, tra cui #bluewhale, #wakemeat4:20, #Iminthegame. Alcuni social hanno già messo dei filtri: Instagram, ad esempio, fa comparire un messaggio d’avviso qualora l’ashtag possa riguardare un argomento delicato (#I_am_whale).

Filipp Budeikin, 21 anni, viene arrestato con l’accusa di essere il creatore di uno dei “gruppi della morte” del gioco russo ormai ben conosciuto e di aver istigato almeno 17 adolescenti al suicidio.
Tra le dichiarazioni che Budeikin aveva già pubblicato in un post nel 2016 si legge:

“Stavano morendo felici. Stavo dando loro qualcosa che nella vita reale non avevano: affetto, comprensione, legami”.

E ancora:

“Ci sono persone, e poi ci sono rifiuti biologici. Quelli che non rappresentano alcun valore per la società. Quelli che causano o causeranno solo danni alla società. Stavo ripulendo la società da queste persone”.

Fonte: Snopes.com

Eppure dopo una ricerca sulla rete la storia di questo argomento inquietante comincia a dare segnali che qualcosa non funziona, e sembra che a essa sia stato omesso qualche tassello che sarebbe bene recuperare, per non correre a conclusioni affrettate e, soprattutto, per non creare allarmismi laddove di allarmismi bisognerebbe accenderne per davvero.

Da dove arriva la Blue Whale Challenge? Facendo un percorso a ritroso, passando dall’Italia e poi dalla Gran Bretagna (le prime testate a riportare la notizia sono il Mirror, il Daily Mail e il The Sun) si arriva in Russia, e per la precisione a maggio 2016.
La rivista russa Novaya Gazeta pubblica un articolo che riporta numerosi suicidi di adolescenti facenti parte della stessa comunità online sulla piattaforma russa “VKontakte” (o VK.com). Questa ospita gruppi di chat, alcuni dedicati a chi soffre di depressione. E tra di essi addirittura nel 2015 compare quello che presenta per la prima volta l’idea del gioco, un gruppo dal nome “Svegliati alle 4:20” (ora chiuso). Ma la storia parte da un’incomprensione: Novaya Gazeta aveva infatti riportato la notizia di un’ondata di suicidi, le cui vittime erano quasi tutte iscritte allo stesso gruppo, lasciando così di facile interpretazione la correlazione tra il Blue Whale e i suicidi.

E il gruppo, a dirla tutta, esiste. Quello che non c’è sono prove concrete che sia quest’ultimo a determinare l’incremento dei suicidi in Russia tra gli adolescenti (come riporta un’inchiesta condotta da Radio Free Europe).
In America la testata online Snopes.com e in Italia Bufale un tanto al chilo sono state tra le prime a porsi qualche dubbio sulla conclusione che era ormai divenuta assiomatica e a fare indagini che, alla fine, si sono concluse nel nulla, gettando (giustamente) fango sui titoli che davano per scontato il ruolo della Blue Whale alla fonte di tutto.
Secondo l'inchiesta di Snopes, Lenta.ru (giornale russo) avrebbe parlato con More Kitov, creatore della comunità Sea of Whales (letteralmente, “Mare delle balene”), e avrebbe scoperto che nessuno sulla piattaforma VK.com aveva interessi a incitare gli adolescenti al suicidio. L’unico scopo dell’operazione era quello di aumentare le iscrizioni alla piattaforma.
Il sito web Meduza argomenta che le conclusioni tratte da Novaya Gazeta dovrebbero essere viste al contrario: piuttosto che pensare che dei gruppi online abbiano provocato un suicidio di massa è più plausibile che un gruppo di adolescenti affetti da depressione fosse attirato da uno stesso social media.

Le prove che legano la Blue Whale e i 150 suicidi a questo attribuiti non ci sono. Sarebbe bene fermare la frana che, prendendo sempre più velocità grazie a titoli allarmistici, insinua la paura dell’imminente infiltrazione del gioco anche nelle nostre case. L’incoraggiamento alla prudenza è sempre buona cosa, così come l’aumento della sensibilizzazione per quanto riguarda i pericoli di Internet.
Ma bisogna riconoscere la realtà dei fatti per sapersi difendere dalla cattiva informazione.

L’alta percentuale dei suicidi giovanili in Russia deriva da un disagio sociale che, tra le altre cose, mette in scena la mancanza di opportunità nella vita di un adolescente e un accentuato uso di droghe e alcol. I giochi online sul modello del Blue Whale fanno leva sul malessere già preesistente dell’individuo che, se isolato nella vita reale, trova conforto in una community virtuale di persone con le quali si sente accettato, ascoltato e capito.
Sempre secondo la ricerca di Snopes, un report sull’argomento pubblicato da UN Children’s Fund (UNICEF) afferma che il numero di suicidi aumenta quando il paese attraversa una fase di crisi economica, di cambiamenti sociali improvvisi o molto forti o quando vi sono delle mancanze nell’apparato sociale, come ad esempio l’assenza di strutture ospedaliere di supporto.
Un altro articolo, questa volta del New York Times risalente al 19 aprile 2012, sottolinea che la pubblicità fornita in Russia nei confronti dei suicidi commessi in giovane età rischia di portare ad atteggiamenti di emulazione, e la mancanza di provvedimenti seri presi da parte dello Stato a riguardo aggrava ancora di più la situazione. Dalla stessa fonte arriva l’informazione secondo la quale la Russia si troverebbe al terzo posto (su scala mondiale) rispetto all'argomento, preceduta solo da Bielorussia e Kazakistan: all’anno, più di 1 700 ragazzi tra i 15 e i 19 anni si tolgono la vita. E già nel 2012 si parlava della grave influenza delle community online che, al posto di spingere nella direzione opposta, incentivavano al suicidio.

La Blue Whale Challenge è la prova che il disagio sociale di un paese non viene sbandierato ai quattro venti con leggerezza. Piuttosto si preferisce affidare l’ingrato compito di coprire la sporcizia al web, che fagocitando ogni notizia e dandole il suo quarto d’ora di notorietà fa passare sotto silenzio temi ben più gravi, quelli che a loro volta creano un ambiente idoneo alla nascita di certe pratiche. Se di pericolo bisogna parlare, allora parliamo di Internet su due fronti: da una parte, i pericolosi microcosmi da cui, una volta creatisi un’identità, non si può scappare; dall’altra, le notizie (false? vere?) che fanno di tutto una moda, un giro di giostra che non lascia il segno.

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