Elisabetta Favale
E(li's)books
23 Maggio Mag 2017 0824 23 maggio 2017

L’Italia e i conti non fatti con il passato riflessioni di Gianni Minà

Così Va Il Mondo

Così va il mondo

Conversazioni su giornalismo, potere e libertà.

Gianni Minà con Giuseppe De Marzo.

Edizioni Gruppo Abele - 2017

Un libretto di 235 pagine fitte fitte, una lunga intervista che Giuseppe De Marzo fa ad uno dei più grandi giornalisti italiani, l’uomo le cui interviste sono già passate alla storia, Gianni Minà.

L’ho incontrato al salone internazionale del libro di Torino venerdì 19 maggio, una borsa di stoffa sulla spalla, una di quelle di cotone grezzo, dentro alcuni fogli con gli appunti, una raccolta delle cose che voleva dirci.

Al salone si è fatto accompagnare non solo da De Marzo ma anche da Felice Casson, suo amico, emblema, per lui, per chiunque ne conosca la storia, della giustizia che trionfa.

Ho letto Così va il mondo tutto d’un fiato, ogni capitolo ha un tema che conduce il lettore attraverso la lunga carriera di Minà e quindi attraverso alcune delle pagine più importanti della storia contemporanea.

“L’Italia e i conti non fatti con il passato”, pg 37

In questo capitolo Minà racconta della cosiddetta “strategia della tensione” che, secondo lui è stata una vera e propria scelta politica fatta da azioni coerenti che avevano come fine far precipitare il paese nella paura.

ha qualcosa in comune con l’attuale terrorismo jihadista ma con alle spalle un apparato molto più organizzato”, durissimo giudizio, nessuna volontà di mediazione e diplomazia.

“Gli Stati Uniti, specchio della crisi”, pg 71

Per uno come me che ha cantato l’America che si è fatta amare, è un dolore immenso assistere alla deriva che sta attraversando”.

Gli Stati Uniti non ce l’hanno fatta a coniugare libertà e giustizia sociale. (…) chi ha provato a cambiare, viene considerato, nella migliore delle ipotesi, un debole incapace.”

“L’Argentina: cosa ho visto e ricordo della dittatura”, pg 125

Il peronismo non mi sembrava né di destra né di sinistra (…) c’è stato un momento in cui le efferatezze tollerate in Argentina venivano nascoste dall’informazione occidentale (…) oppure c’era chi diceva cinicamente che bisognava accettare quello stato di cose in nome della “realpolitik. Era il modo di pensare di Kissinger (poi incredibilmente premiato con il Premio Nobel per la pace!).

La sensazione che si prova arrivando in fondo al libro è che se non si trova il coraggio di cambiare. Di ribellarsi a questo stato di cose il mondo andrà alla deriva.

Alza il tono della voce Minà in quella sala al salone del libro quando parla di ciò che sta accadendo oggi in Venezuela e ha un sorriso amaro quando dice che i colleghi giornalisti non hanno più voglia di rischiare, di lottare per raccontare la verità, preferiscono adagiarsi nella comfort zone mediatica, preferiscono distogliere lo sguardo davanti alla deriva dei valori come la giustizia, la libertà, Enzo Biagi non lo avrebbe mai fatto, forse neppure un conservatore come Montanelli, dice.

Leggete questo libro, serve a prendere coscienza o a svegliare la coscienza.

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