Giuseppe Trapani
Promemoria
24 Maggio Mag 2017 0952 24 maggio 2017

Trump e Bergoglio: la storia costringe al dialogo

Papatrump (1)

Che si chiami “udienza” o visita di cortesia agli osservatori francamente conta poco. Il primo face-to-face tra il presidente americano Donald Trump e Papa Francesco è un meeting da segnare in rosso nel calendario dei fatti geopolitici più importanti. La storia paradossalmente costringe gli opposti ad incontrarsi disegnando imperscrutabili traiettorie di pensiero e nuovi percorsi di dialogo.

Si incontrano - infatti - due leader che più diversi non potevamo avere nello scenario contemporaneo, l'esclusione e l'inclusione, il muro da alzare contro il ponte da costruire se ci è concesso enfatizzare il concetto attraverso simboli forti. Le premesse sembravano non delle migliori in campagna elettorale ( la Cnn con puntuale perfidia ha postato le incoerenze di Trump sul Papa nel corso di questi mesi - http://edition.cnn.com/2017/05/23/politics/pope-trump-tweets/ ) ma adesso nel consesso geopolitico attuale bisogna negoziare, mediare, concertare il buonsenso per il bene comune dei popoli.

Un colloquio ovviamente privato del quale difficilmente avremo traccia ma un primo passo è stato fatto e si spera nella moral suasion del pontefice su Trump su alcune frizioni emerse tra Usa e Santa Sede: Dal punto di vista interno, Trump prosegue nella sua rotta di ostentata indipendenza dal mondo religioso americano attraverso politiche di forzatura (ad esempio il "travel ban" anti-musulmano scritto poi in due tempi o i tagli radicali alla spesa sociale), sia da quello dei rapporti istituzionali con le autorità religiose. Circondatosi di due consiglieri (in lotta tra di loro) come il cattolico neo-nazionalista Steve Bannon e il genero Jared Kushner, ebreo ortodosso incaricato del dossier Israele (e adesso nei guai per il Russiagate) l'amministrazione Trump non ha ancora nominato il responsabile dell'ufficio della Casa Bianca per le "faith-based initiatives”.

Mentre sul piano della politica estera il Vaticano ha sempre chiesto ai presidenti Usa di esercitare un soft power (la diplomazia) anziché l’hard power delle armi ma con scarsi risultati resi nulli dalla prova muscolare che l’America tiene con la Corea del Nord e con lo sgancio della MOAB definita (con lo sdegno proprio di Papa Francesco) la madre di tutte le bombe.

Si aspetta il comunicato della Sala Stampa vaticana non ci vuole un mago per capire quanto lavoro va messo in campo da parte di Trump e Bergoglio: Secondo le impressioni degli osservatori, la pace e i poveri sono i macro temi sui quali si sono confrontati il pontefice e il presidente. Per Papa Francesco sono le disuguaglianze sociali un argomento cruciale contro quell’economia che “uccide” e impoverisce ampie fascia di popolazione a favore di pochi (e opachi) poteri finanziari. Su questo cosa il trumpismo di ieri e di oggi ha visioni decisamente distanti dal magistero sociale fin dalla posizioni di Karol Wojtyła dopo la caduta del comunismo per arrivare alla laudato sii di Jorge Mario Bergoglio. E proprio per fugare ogni dubbio sul suo pensiero, tra i doni che papa Francesco ha presentato a Donald Trump, c'è il messaggio per la giornata mondiale della Pace e il medaglione con l'ulivo della pace, oltre ai tre documenti programmatici del suo Pontificato: l'Evangelii gaudium, la Laudato si' e l'Amoris laetitia. Al termine del colloquio, i due sono apparsi più distesi dell'ingresso. "Grazie per la visita", ha detto il Papa a Melania Trump, salutandoli e ringraziando anche il presidente.

Sta qui la sostanza di questo breve (ma credo intenso) inizio di dialogo. Tutto il resto è - per quanto importante - protocollare: in questa sosta vaticana, Trump ha visto il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin e monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. Con la moglie visiterà poi la Cappella Paolina e la Sala Regia, e la Cappella Sistina e la Basilica di San Pietro. La giornata romana di Trump prosegue con i suoi impegni istituzionali, incontrando il presidente Sergio Mattarella al Quirinale, e il premier Paolo Gentiloni che lo raggiunge a Villa Taverna, la first lady, intorno alle 11:15, si trasferirà invece nell’ospedale pediatrico della Santa Sede Bambin Gesù. Contemporaneamente Ivanka sarà a Trastevere per visitare la sede della Comunità di Sant’Egidio e i volontari attivi contro la tratta di esseri umani.

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