Rosario Pipolo
L'ambulante
29 Maggio Mag 2017 0700 29 maggio 2017

Manchester Attack: la musica non è un bagno di sangue. Bob Geldof, cosa ne dici di un Live Aid contro i mostri del terrorismo?

Liveaid
Il 13 luglio 1985 il Live Aid trasformò la Wembley Arena di Londra nel tempio dei grandi raduni musicali

La musica ci salverà e ai tempi del Live Aid di Bob Geldof l'Inghilterra post-punk degli anni '80 tornò a crederci attraverso la scorciatoia del rock, ritrovando la fede nei concerti come raduni di sogni, utopie, sfide future.

L'attentato alla Manchester Arena della settimana scorsa ha stracciato tutto questo, perché "la musica non ci ha salvati" dal bagno di sangue per mano del terrorismo islamico. Questa volta le vittime sono stati bambini e ragazzini innocenti accorsi da Ariana Grande, icona musicale della nuova stagione della preadolescenza.

Adesso che l'Inghilterra ha il suo Bataclan, chi spiegherà ai figli dei 72 mila, accorsi il 13 luglio 1985 a Londra e Philadelphia dopo l'appello di Geldof e Ure, che un mega concerto non può essere un fottuto inno corale della sconfitta?
Il kamikaze anglo-libico esploso a Manchester non era stato concepito ancora quando Freddie Mercury trascinò la folla oceanica di quell'estate con We are the Champions, perchè oggi come allora "continueremo a combattere fino alla fine" in difesa della musica che rompe le barriere politiche, religiose, sociali, etniche.

Della mia intervista a Bob Geldof di una decina d'anni fa mi resta la conapevolezza dell'artista, che guardando negli occhi dal palco del Live Aid un bagno di folla, confermò alla musica il potere di contribuire a migliorare il mondo. Se l'ISIS volesse seppellire tutto questo, noi saremmo pronti ad accorrere da ogni angolo d'Europa per il remake di un evento musicale di quella portata.

Sir Bob Geldolf, cosa aspetti a chiamare i tuoi amici musicisti per trasformare il Wembley Stadium di Londra in un Live Aid contro i nuovi mostri del terrorismo? Noi siamo pronti a riempire quello stadio. Non abbiamo paura.

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