Elisabetta Favale
E(li's)books
30 Maggio Mag 2017 1345 30 maggio 2017

Dona Flor e i suoi due mariti Jorge Amado

Dona Flor

Ho letto questo libro molto tempo fa ma come tutti i libri di Amado mi è rimasto in testa come se lo avessi letto ieri.

Un bellissimo e colorato affresco del Sudamerica del secolo scorso, un viaggio tra profumi e atmosfere cariche di naturale sensualità, i sapori della cucina brasiliana arrivano al lettore nitidi, reali, bellissimi i contrasti tra la vita dei protagonisti, borghesi alcuni, gente del popolo altri.

Dona Flor è una bella donna, una donna innamorata pazza di Vadinho, marito sensuale, seduttore incallito che gioca d’azzardo e la tradisce ma che, appena le si avvicina la “accende” al punto che finisce, ogni volta, per perdonarlo. Un marito che le regala gioie e dispiaceri ma è l’amore sensuale, quello che travolge. Si interroga spesso Flor se l’amore di Vadinho sia poi vero amore, la tradisce, la fa soffrire eppure lo ama e soffrirà moltissimo Flor quando improvvisamente, durante i festeggiamenti del carnevale, il suo amato muore.

Non si da pace, è distrutta dal dolore Flor, finisce per dimenticare i dispiaceri e ricorda solo la passione che quell’uomo le ha regalato.

Col passare del tempo però cede alla corte del timido Teodoro, farmacista borghese che la convincerà a sposarlo, lui, così diverso dal suo primo marito e da lei.

Un uomo gentile, un marito affettuoso che non la tradirà mai e Flor dovrebbe essere felice, in fondo, nel dispiacere, ha trovato una nuova fortuna e invece … se prima si interrogava sull’amore di Vadinho che la tradiva mancandole quindi di rispetto, ora si interroga su quello di Teodoro che mai le farebbe del male ma purtroppo la sua onestà di principi non è accompagnata dalla passione sensuale che manca quasi del tutto.

Siamo in Brasile però, Amado ci regala una dimensione surreale e magica e per “accontentare” Flor che brama di desiderio carnale le da il potere di evocare il marito defunto che torna da lei più “focoso” di prima.

Meraviglioso come sempre Amado che con la sua opera ha voluto regalarci il Brasile del popolo, in tutta la sua carriera ha sempre avuto l’obiettivo di far arrivare a tutti i suoi conterranei il messaggio della letteratura che per troppo tempo era stata appannaggio di una élite ristretta. Nato come scrittore realista e di denuncia è passato poi ad uno stile visionario e magico come in questo libro pubblicato nel 1966.

Amado nella sua opera ha sempre cercato di far arrivare il suo messaggio politico, di far conoscere le condizioni delle classi più povere e vessate e lo ha fatto, nella seconda parte della sua carriera di scrittore, parlando d’amore, un approccio laterale che lo metteva al riparo dalle tante censure subite permettendogli comunque di arrivare al grande pubblico, anche fuori dal Brasile. Come in tutte le storie che ci ha raccontato anche qui troviamo “o jeito de ser baiano” (il modo di essere baiano), le contraddizioni tra popolo e borghesia di cui ci racconta sono le contraddizioni della società in cui viveva, una società che rinnegava le origini afrobrasiliane, non dimentichiamo che i libri di Amado furono bruciati e messi all’indice e lui imprigionato proprio per la denuncia costante delle ingiustizie a cui assisteva e che vedeva soccombere proprio le persone di origini afro (i suoi protagonisti sono spesso di colore).

Una prosa appassionata, pagine di grande lirismo, un lirismo tutto particolare, un lirismo “afrobrasiliano” che un lettore europeo non può fare a meno di ammirare.

Lo schema di questo romanzo (poi riproposto altre volte) è molto originale, l’autore parte infatti da una ricetta per raccontare l’intera storia, il piacere della cucina e il piacere sessuale, due cose che contribuiscono alla felicità dei protagonisti e allo stesso tempo sono simbolo di restrizioni e pregiudizi sociali.

Lasciatevi quindi ammaliare da Flor, da Vadinho e osservate con attenzione Teodoro, fatevi trascinare dai pettegolezzi delle “comari” che raccontano il Brasile di Amado in tutte le sue affascinanti sfaccettature.

Le storie dei personaggi si intersecano e ad emergere, soprattutto in questa seconda fase della scrittura di Amado, troviamo, al posto degli eroi proletari dei primi romanzi, eroine gioiose e testimoni inconsapevoli del quotidiano, protette da santi cattolici e divinità afrobrasiliane in un miscuglio di culture che inneggiano alla libertà e alla tolleranza. Era questo il suo modo di combattere, Amado si ritirò dalla vita politica e dalla militanza e scelse di “servire” il popolo scrivendo.

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Dona Flor e i suoi due mariti - Jorge Amado - Tea - 1997 - brossura

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