Edoardo Varini
Due o tre cose che so del mondo
7 Giugno Giu 2017 1422 07 giugno 2017

Lo Stato rispetti e verrà rispettato

Craque

Nel 2016 per pagare le tasse un imprenditore doveva lavorare fino al 9 agosto, quest'anno il gravame fiscale te lo scrolli di dosso un giorno dopo, il 10 agosto: sarà questa la data del "Tax free day" 2017. Se scegli l'Imposta sul Reddito Imprenditoriale (IRI) ti va un po' meglio: smetti di lavorare 10 giorni prima. Una ricerca della Confesercenti ha calcolato che un pensionato italiano che percepisce 1.500 euro lordi al mese deve versare almeno 4.000 euro di tasse, uno francese, inglese o spagnolo meno di 2.000, meno della metà.

In Italia il problema della sostenibilità della vita per i cittadini semplicemente non è considerato. E chi dovrebbe farlo? Politici che ritengono di meritare migliaia e migliaia di euro e privilegi a bizzeffe per recarsi in Parlamento a schiacciare un bottone un paio di volte la settimana, quando va bene?

Allora, vorrei ribadire una cosa che dovrebbe essere chiara a tutti e invece non lo è. Quando le tasse sono inique, quando impediscono di condurre una vita dignitosa, è doveroso cercare di difendersi. Luigi Einaudi la chiamava «la vivace resistenza dei privati». E scriveva: «La frode fiscale non potrà essere davvero considerata alla stregua degli altri reati finché le leggi tributarie rimarranno vessatorie e pesantissime e finché le sottili arti della frode rimarranno l’unica arma di difesa del contribuente contro le esorbitanze del fisco».

Scrisse queste parole sul "Corriere" il 22 settembre del 1907.

Luigi Einaudi fu uno dei massimi economisti del suo tempo ed il secondo Presidente della Repubblica Italiana, dal 1948 al 1955.

Se mai è esistita una persona completamente persuasa dei doveri che comporta la cittadinanza fu lui. Ma anche lo Stato ha dei doveri.

Lo Stato non è rispettabile a prescindere. Lo Stato è rispettabile quando è rispettoso. Altrimenti è qualcosa che assomiglia troppo a un nemico. E dai nemici bisogna difendersi.

Non si è onesti se per pagare tasse inique si privano i figli della possibilità di studi migliori, o di un tenore di vita decente, si è invece disonesti nel profondo. Perché il nostro primo dovere è pensare al sostentamento della nostra famiglia. Il resto viene dopo, molto dopo.

«Eccolo lì quello dl Dio, Patria e Famiglia!» diranno in molti. Sì, eccomi qui, ma non per servirvi. Non per servire voi che credete diritto naturale o astrale o divino, chissà, pettinare i cani dalla mattina alla sera. Voi che non vi siete neanche accorti che o tutti i lavoratori hanno diritti o non li ha nessuno. Voi che venite a dirmi che siete sì andati in pensione a 50 anni ma perché avete lavorato tanto. Come se adesso a 50 anni in pensione non ci potessi andare perché non hai mai fatto un cazzo.

Imprenditori, partite IVA, mi rivolgo a voi. Ma non vi incazzate neanche un po' quando sentite dire che un evasore è per ciò stesso un farabutto, e ancor più quando a dirlo è chi prende uno stipendio scorrelato da impegno, merito, capacità, da tutto? Imprenditori, artigiani, professionisti che eravate partiti con l'idea di pagare sempre tutte le tasse ma che vi siete accorti che vi era letteralmente impossibile, ma davvero pensate di andare a votare chi fino ad oggi altro non ha fatto che smargiassate e raggiri?

Ma ce la fate a rispettare uno Stato che non vi rispetta? E se sì, fino a quando?

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