Giuseppe Trapani
Promemoria
8 Giugno Giu 2017 1154 08 giugno 2017

Il Tricameralismo perfetto dei Cinquestelle

Tricameralismo

Poteva essere il fatto politico della legislatura, paragonabile al cosidetto goal in zona cesarini o come il biglietto fortunato last second per un viaggio da sogno organizzato con pochi click. Ci si riferisce all'accordo sulla nuova legge elettorale il quale, pur con tutte le obiezioni che possono essere fatte al nuovo modello tedeschellum, avrebbe messo insieme Renzi-Salvini-Berlusconi e sopratutto Grillo e i suoi, ostili dal 2013 e fino a pochi giorni fa ad ogni intesa giustificata persino da ragioni antropologiche (Di Battista in tv li chiama "miserabili"...).

E invece - sempre a proposito dei click- tutto sembra destinato a saltare per aria con la ri-convocazione degli iscritti al blog ai quali far votare la legge votata dai parlamentari. In altre parole, da ieri i tre quarti degli italiani che non votano cinque stelle hanno vissuto un antipasto del tricameralismo grillino (perfetto come l’attuale), un impianto istituzionale che prevede due Camere e un blog affinché una legge passi. Va detto con sommessa umiltà che il potere legislativo - costituzione alla mano - non prevede un passaggio su internet.

Ebbene, un tale para-digma, inquietante oltre ad essere populismo para-culo, è un distillato di oclocrazia pura come sgorga dalla sorgente, e che induce a farsi qualche domanda: che senso ha diventare parlamentare cinquestelle se poi a decidere sul lavoro del legislatore è il blog che mi ha candidato? Possono gli iscritti grillini porre il veto a scapito del resto dell'elettorato? E oltretutto: perché ri-votare (due volte lo stesso quesito?) sulla legge che comunque mantiene lo stesso impianto da come è partita, e non avete offerto la stessa opportunità - per esempio - per il caso di delle comunarie di Genova? Quando fidarsi di Grillo e quando buttarla in quel posto agli iscritti?

Vi è un limite a tutto: passi il già problematico bicameralismo, ma chiedere il permesso al blog per mandare avanti il paese, beh francamente è troppo. Se i Cinquestelle non vogliono metterci faccia, a che “server” la loro presenza in Parlamento?

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