Alessandro Oliva
Viva la Fifa
8 Giugno Giu 2017 0941 08 giugno 2017

Perché ci sentiamo in dovere di spiegare a Kean come si sta al mondo

Kean

Prendete un ragazzo di origini africane ma nato in Italia, bravo a usare i piedi. Talmente bravo che brucia presto le tappe nel settore giovanile di un grande club, fino ad arrivare a qualche presenza con la prima squadra. Addirittura, il ragazzo si prende la briga di segnare un gol vittoria, sebbene la partita non fosse decisiva perchè la squadra aveva già vinto lo scudetto, ma insomma vuoi mettere? Aggiungi il fatto che il calciatore è nato nel 2000 e il gioco è fatto.

Insomma, uno come Moise Kean ha tutti gli ingredienti per essere the next big thing che i giornali sono pronti a pompare. Perché Kean i numeri li ha, è un attaccante dotato di un fisico possente, che sfrutta per stare al centro dell'attacco e cercare la porta con il suo tiro già discretamente potente. E nelle Nazionali giovanili ha fatto intravedere queste qualità.

Poi accade il fattaccio. Nelle finali del campionato Primavera in corso a Reggio Emilia, la Juventus esce ai rigori contro la Fiorentina in semifinale. L'errore decisivo è di Kean, che calcia cercando di superare il portiere avversario con il cucchiaio, ma l'avversario non abbocca e lo para facilmente. Si tratta di una classica situazione alla sliding doors: se la mette è un grande, ciosì giovane ma così di grande personalità; se sbaglia è uno scemo, uno che se la tira e che ha bisogno di essere messo in riga. Ovviamente, visto l'errore, il secondo scenario è quello al quale stiamo assistendo da qualche ora sui social e su qualche sito specializzato. L'analisi tecnica e psicologica del ragazzo è presto servita. Citiamo da quel che si legge in giro: Kean è uno sbruffone, ha esordito troppo presto quindi se la tira troppo, ora dovrebbe portare il sacco dei palloni fino ai 20 anni (non è chiaro se nel frattempo possa allenarsi o gli vietiamo il permesso pure di fare quello, ndr), il cucchiaio lo tirano solo i fuoriclasse, non è un caso faccia così perché il suo idolo è Balotelli (con il quale condivide il procuratore!!1!1!), Kean è un mostro creato da Raiola, la colpa è di Raiola è della stampa e di Raiola che lo ha esaltato troppo, ora Raiola certamente chiederà un aumento dell'ingaggio, la Juve deve tagliare i ponti con il suo procuratore, Kean deve andare in prestito, Kean deve andare a lavorare.

Insomma, ci siamo sfogati ben bene e ci siamo sostituiti a chi per lavoro deve crescere, educare e indirizzare un giovane che ultimamente sta gestendo un passaggio importante della propria carriera. In un Paese estraneo agli isterismi, ci saremmo limitati a pensare quanto aveva già detto da Barzagli subito dopo quel Bologna-Juve decisa proprio da un gol di Kean: "Ogni tanto due legnate bisogna dargliele per metterli in riga". Già, in prima squadra funziona così: i più anziani del gruppo ti piantano un paio di "stecche" in allenamento per farti abbassare la cresta, come fecero all'epoca i vari Materazzi e Stankovic con Balotelli. Certo la cosa poi non funzionò a pieno, perchè poi sta al ragazzo capire il messaggio.

D'altronde proprio un altro giovane fenomeno come Balotelli, che è dovuto andare a Nizza per ritrovarsi (bene, anche) è un fantasma, uno spauracchio che aleggia ogni volta che un nuovo giovane emerge dalle giovanili: si ha paura che si perda, che sprechi il proprio talento, che non sia d'aiuto alla causa del club o a quella con la C maiuscola della Nazionale. Diciamolo, anche se gioca per la Juve, abbiamo tutti un po' paura che Moise possa gettarsi via ed entrare nel club poco prestigioso delle promesse mancate. E poi, non potremmo più esaltare il primo 2000 ad aver giocato in A e in Champions League; così come ci priveremmo (la stampa soprattutto) di un calciatore figlio di immigrati, con tutto quel che concerne l'integrazione, altro tema positivo di cui oggi, con l'aria che tira, ci sarebbe un gran bisogno. Con il suo rigore sbagliato, Kean rischia di negarci in fondo tutto questo.

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