Gianmaria Pica
Dica Pica
18 Giugno Giu 2017 1241 18 giugno 2017

“Ius soli” e l’indovinello sullo straniero

Bambino Straniero

Oggi voglio proporvi un gioco. Si tratta di un indovinello. Vince chi indovina l’autore di questo messaggio:

Noi, ossia tu, io, le autorità e il popolo siamo la vera famiglia. Ci intendiamo, ci troviamo bene gli uni con gli altri. Sediamo sotto lo stesso tetto, dividiamo la stessa tavola, riusciamo a capirci e ad aiutarci a vicenda. Purtroppo non ci siamo solo noi: il paese è pieno di stranieri che vogliono turbare la nostra tranquillità. Invadere la nostra casa. Che cos’è uno straniero? Punto primo, è uno peggiore di noi; punto secondo, è pericoloso.

Ecco un aiuto. Quelle parole le ha pronunciate: A) il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dopo la decisione di cancellare gli accordi tra Usa e Cuba; B) la leader del Front National, Marine Le Pen, durante la campagna elettorale per l’Eliseo; C) il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, contro lo “ius soli”; D) nessuna delle precedenti.

Bè, non avete ancora indovinato? Lo ammetto, sono stato un po’ cattivello. La risposta esatta è la D, “nessuna delle precedenti”. La verità è che si tratta di un testo un po’ datato. È dell’8 gennaio 1978, vigilia della rivoluzione iraniana: lo Scià Mohammad Reza Pahlavi – al potere dal 1941 – fece pubblicare un articolo sul quotidiano governativo Etelat contro Khomeini, ayatollah che combatteva dall’estero perché in esilio il regime di Pahlavi.

Ma la mossa di attaccare lo straniero per colpire direttamente Khomeini si concretizza nelle righe successive dell'articolo:

Prendete Khomeini. È uno straniero: suo nonno veniva dall’India. Il minimo che si possa fare è chiedersi quali interessi serva questo nipote di gente straniera.

Sono passati trentanove anni. Eppure quel testo è, ahimè, così attuale. Nella recente campagna elettorale per la Casa Bianca, Trump ha più volte attaccato il presidente Barack Obama etichettandolo come “fondatore dell’Isis”

L’Isis sta onorando il presidente Obama. Lui l’ha fondata.

In ogni comizio Trump ha più volte ripetuto il secondo nome di Obama, Hussein, per ribadire sia la sua vicinanza al gruppo terroristico, sia la vera fede religiosa di Obama: pubblicamente un cristiano, per Trump invece di fede islamica. Il tycoon repubblicano ha perfino dichiarato che l’ex presidente Usa sarebbe nato in Kenya, mentre è nato alle Hawaii.

Andiamo in Francia. Marine Le Pen è stata sconfitta dall’ondata macronista, ma il suo partito di estrema destra, il Front National, ha raggiunto un risultato storico: oltre dieci milioni di voti, mai così tanti. Le Pen un’idea precisa degli stranieri e il suo programma sugli immigrati non lascia dubbi: niente scuola pubblica per i figli di immigrati ("Dico agli stranieri: se venite nel nostro Paese, non vi aspettate che ci faremo carico di voi e che i vostri figli saranno educati gratis") e super-tassazione sui lavoratori stranieri ("La applicheremo al lavoro attraverso una tassa addizionale su qualunque nuovo contratto di un dipendente straniero").

Per la leader del FN, uno straniero che commette reati gravi e illeciti in Francia deve essere restituito al suo paese d'origine e se di nazionalità francese ne dovrebbe essere privato, perché “la nazionalità è ereditata o meritata”.

E il dibattito sulla nazionalità ci porta immediatamente a casa nostra e allo “ius soli” temperato, la nuova legge di cittadinanza in discussione al Senato. Immediate le polemiche. Salvini ha già annunciato un referendum contro lo “ius soli”, d’altronde è stato sempre molto chiaro sui diritti degli immigrati:

Bisogna scaricarli sulle spiagge, con una bella pacca sulla spalla, un sacchetto di noccioline e un gelato.

Anche Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, è per il no allo “ius soli” ("La cittadinanza non può essere un automatismo, perché l’Italia è di chi la ama"). Per Beppe Grillo, leader-garante dei 5 Stelle si tratta di un “pastrocchio invotabile”. Dunque, a sostenere lo “ius Soli” rimangono il governo e il suo azionista di maggioranza, il Partito Democratico. L'esecutivo sembra il vero garante dei diritti degli stranieri, eppure pochi giorni fa il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha fatto una dichiarazione in linea con le posizioni leghiste. Parlando di vaccini - e della decisione di precedere con la decretazione d’urgenza sui 12 obbligatori - ha detto:

Abbiamo flussi di milioni di persone che provengono anche da Paesi in guerra, da luoghi in cui queste epidemie ci sono.

In sintesi, per il ministro gli immigrati sono infetti e portatori di malattie. Lorenzin ha usato il grimaldello dello “straniero” per far passare il messaggio sull’urgenza del decreto vaccini, da molti considerato “assurdo e anacronistico”. Forse il ministro avrà preso spunto dalla recente dichiarazione di Salvini:

Mi chiedo chi stia vaccinando le decine di migliaia di immigrati che sbarcano ogni mese in Italia, portandoci in casa malattie da tempo scomparse.

Insomma, la caccia allo straniero non si è mai fermata. Anche in Italia. Dopo quasi mezzo secolo da quell’articolo xenofobo fatto pubblicare dallo Scià Pahlavi, chi sognava un mondo aperto, libero e senza confini, si trova invece alle prese con nuovi nazionalismi e muri sempre più alti.

E lo straniero è sempre lì, il nemico numero uno. Un nemico a volte immaginario: Khomeini è straniero, Obama è musulmano e nato in Kenya, arrivano in Italia milioni di migranti infetti. Tutte fake news. L'unica certezza è che dal 1979 , da 38 anni, l'Iran è senza Scià.

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