Elisabetta Favale
E(li's)books
19 Giugno Giu 2017 0722 19 giugno 2017

La mia finta intervista a Marco Ciriello e Le sorelle misericordia

Le Sorelle Misericordia Copertina

“Dio è la pallina da tennis caduta nel campo e non vista. Dio è una valigia che ci contiene tutti (…) Dio è un blues lento. Dio è un lungolinea, è l’ispirazione del momento. Dio è una pineta raccontata da un poeta e vista da un bambino” Laura

“(…) Anche un ateo può essere deluso dalla mancanza di miracoli, sai, (…) e io ho escluso Dio dalla malattia e. ovvio, anche la Madonna, e tu mi stai chiedendo di riprenderli in considerazione, di avere una speranza, è un vizio che avete voi cattolici, trascurate i dettagli, vi preoccupate dell’impatto generale, e invece la religione,la vostra religione, dice altro” Cristiana

Hai scritto un bellissimo racconto, dico a Marco Ciriello al telefono.

“Mi piace la sintesi, non volevo raccontare una storia dilungandomi su cose e particolari insignificanti. Ho il terrore di annoiare i lettori. Peccato che in Italia il racconto sia ancora troppo sottovalutato dagli editori. Ora va di moda il “romanzone” lungo, è una moda che arriva dall’America e qui la stiamo emulando spesso con risultati catastrofici”

Le sorelle misericordia è la storia in 85 pagine di due sorelle, Laura e Cristiana. Comincia con la finale degli Open di Australia, Laura è sul campo da tennis e ha ottime probabilità di vincere. Perché una tennista? Ho chiesto a Marco

“Ho sempre guardato alle tenniste come a delle donne “liberate”, le donne emancipate per eccellenza, sempre così belle (quelle straniere di più!).”

E perché Laura vede la Madonna?

“Poi mi era rimasta in testa questa cosa delle apparizioni, Senna (ho scritto non so neppure io quanti pezzi su di lui) ad un certo punto disse di aver visto Gesù Cristo sulla pista del Gran Premio del Giappone, i giornali riportarono la notizia come nulla fosse, nessuno aveva osato insinuare che forse girare come un’ape su una pista può portare ad avere le allucinazioni. Ma se a dire una cosa così è un personaggio come Senna va tutto bene, se lo dice il mio vicino di casa gli danno del matto. Allora ho pensato che anche il tennis doveva avere la sua apparizione, la Madonna, appunto.”

Hai parlato di Sla in questo tuo racconto ma la malata non è l’atleta, è sua sorella. Come mai hai voluto trattare questo argomento al femminile?

“Perché avevo già scritto di dolore al maschile, la mia esigenza era affrontare il tema del dolore e della malattia ma in una prospettiva diversa, quella femminile. Le donne hanno un modo diverso di soffrire, un modo “delicato” noi uomini non ne siamo capaci.”

A occhio e croce tu non sei esattamente un credente.

“io sono ateo anche se mi piace leggere le vite dei santi, studiare testi che parlano di religione poi però finisce lì, non è che ci credo!”

Due sorelle: una ricca, famosa e religiosa, l’altra ha fallito in tutto è ammalata e atea. La religione è roba da ricchi sicchè.

“Si. Tornando al mondo dello sport che io conosco bene, ogni volta che incontri un atleta molto religioso, guarda caso è di certa estrazione sociale, Kakà per esempio, lo stesso Senna”.

E’ una storia dove l’amore è assente eppure Laura lascia tutto per dedicarsi a Cristiana. Che amore è?

“Qui l’amore non c’entra. O si parla d’amore o si parla di dolore e io parlo di dolore. L’amore è un argomento a parte che non era mia intenzione affrontare in questa storia”.

Non ci sono uomini, o meglio c’è Claudio, allenatore di Laura, una figura sbiadita che manifesta un certo opportunismo, c’è un dottore che sembra interessarsi a Laura ma è una “figuretta” così, che compare in fondo.

“Laura e Cristiana sono due giovani donne dal carattere forte, sono sole perché la loro generazione 30 e 28 anni è una generazione dove gli uomini non riescono più a fare gli uomini, a prendersi delle responsabilità, volevo che venisse fuori questa cosa che percepisco guardandomi intorno”.

Affronti un tema difficile, il diritto al fine vita per i malati terminali.

“ Trovo incivile un Paese che non riconosce la possibilità, a chi lo desidera, di rifiutare le cure e gli accanimenti terapeutici”.

Dici anche che viviamo in un mondo dove nessuno accetta l’imperdonabilità, tutti vogliono essere innocenti e vogliono essere riabilitati, perdonati.

“Si, è così. Oggi si può uccidere una persona e pretendere poi di trovare una motivazione tale che alla fine si arrivi, quasi quasi, a metterci una pietra sopra. Ci sono casi allucinanti, mi viene in mente, perché l’ho trovato assurdo, il caso di Schettino e della Costa Concordia. “

Si aspira all’innocenza “politica” Schettino ad un certo punto fu persino invitato a fare un seminario all’Università La Sapienza (questo lo dico io adesso… mi è tornato pensando alle parole di Marco).

Quelli che sono sulla cattiva strada hanno Joyce sul comodino, così scrivi.

“Io penso che l’Ulisse sia una sorta di oracolo, quando voglio una risposta apro il libro e sono certo di trovarla”.

Questa non è una intervista, è il resoconto della mia telefonata con Marco!

Perché leggere questo racconto? Perché è irresistibile, dialoghi veloci come la pallina in una partita di tennis, due voci diverse che a volte si fondono, poi citazioni che ho trovato coltissime come il riferimento al video di Ganson: Machine with chair.

Le sorelle misericordia - Marco Ciriello - Edizioni Spartaco

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