Alessandro Oliva
Viva la Fifa
20 Giugno Giu 2017 1100 20 giugno 2017

La piccola grande epopea di Davide Nicola, un uomo perbene

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Il primo ricordo che ho di Davide Nicola è il bacio dato a una donna sbagliata. Un gol nel derby genovese con la maglia rossoblu, il primo in carriera con quella divisa, l'esultanza pazza, la corsa, il calcio alla bandierina per poi puntare dritto ai poliziotti che di solito stanno a bordocampo. L'esultanza di per sé era già divertente, poi però fece un po' discutere perchè pare che Nicola si fosse sbagliato. Lui stesso dirà, nel raccontare quel gesto: "Credevo fosse Betty, un' amica di famiglia che mi aveva pronosticato il gol. Però ci somigliava. Betty, mi hanno detto dopo, stava in tribuna col marito. Magari il mio bacio servirà al rapporto tra tifosi e forze dell' ordine...".

Verrebbe da dire che Nicola è così, anche se non possiamo dire di conoscerlo bene: pensa in grande, pensa cose pazze. Un bacio a una poliziotta dopo un gol, un giro d'Italia in bici se si salva. Nicola nel frattempo è diventato allenatore e quest'anno sembrava destinato a scendere in B dritto come un fuso. Allenatore del Crotone neopromosso e con un mercato tutto sommato senza grandi botti, figurati. E dopo il girone d'andata, la Serie A a 20 squadre sembrava aver già prodotto vittime designate: Palermo, Pescara e Crotone. Nessuno poteva immaginarsi il "suicidio" dell'Empoli, ma anche la voglia di non mollare mai dei calabresi, che si sono ritrovati a fine stagione a fare più punti della Juventus campione d'Italia.

Succede così che Nicola, che è uno che pensa in grande e cose pazze, anziché godersi le meritate vacanze è salito in sella a una bici e di tappa in tappa si è fatto accompagnare da persone rimaste affascinate dalla sua impresa. Perchè lo aveva promesso: se mi salvo con il Crotone, salgo in bici fino a Torino. Ma più che una scommessa, per Davide Nicola è stato un percorso simbolico dal valore altissimo. Nicola ha perso un figlio nel 2014. Investito mentre era in sella ad una mountain bike. Per questo, il mister in questa impresa ha voluto farsi testimonial dell’associazione italiana Familiari Vittime della strada e della federazione italiana Amici della Bicicletta. La simbologia del viaggio sta anche nelle tappe toccate: Taranto, Bari, Pescara, Ancona, poi Livorno e quindi Genova e infine Torino, tutte città nelle quali è stato giocatore o allenatore. L'arrivo di Nicola a Torino (per i granata segnò un gol fondamentale contro il Mantova per salire in A) è stato accolto da un'ovazione al Filadelfia, riaperto di recente. Quindi la passerella finale verso Vigone, dove il figlio venne investito.

Verrebbe molto facile dire che in questi giorni, in cui ragazzi come Donnarumma sono al centro dlle cronache per questioni di soldi e presunti tradimenti sportivi, uno come Nicola raprresenti la faccia pulita del calcio. Certo, lo è, ma non paragonato a quello che fanno altri. Semplicemente, Nicola aveva qualcosa dentro. L'ha tirata fuori macinando chilometri, in un viaggio simbolico che ci ha fatto scoprire quanta umanità ci sia dietro certi volti, certi personaggi che in tv vediamo spesso e volentieri sbracciarsi a bordocampo e dire più o meno le stesse cose davanti a un microfono. Insomma, ha fatto una cosa diversa, fuori dagli schemi. Una cosa pazza, ma da uomo perbene.

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