Alessandro Oliva
Viva la Fifa
28 Giugno Giu 2017 0927 28 giugno 2017

Quando impareremo dalle lezioni che la Spagna puntualmente ci impartisce?

Euro

E niente, alla fine la Spagna ci ha purgati ancora. Lo scorso anno li avevamo battuti noi agli Europei e avevamo giustamente gonfiato il petto, per la soddisfazione, dopo anni in cui le Furie Rosse ci sculacciavano e basta. Ieri sera, nella semifinale di un altro Europeo, quello Under 21, siamo stati rimessi al nostro posto. Un'altra sconfitta, dopo quella nella finale del torneo di categoria del 2013. Bene ma non benissimo, direbbero i ragazzi di oggi. E visto che dei ragazzi di oggi si parla, facciamo un rapido punto della situazione.

Dice Luigi Di Biagio nella conferenza stampa post-partita che il compito era quello di rilanciare il calcio italiano e ritiene di esserci riuscito. probabilmente chi scrive ha visto un'altra partita, se non un altro europeo. Certo, era difficile fare peggio dell'Europeo di due anni, sempre con Di Biagio in panchina, quando gli azzurrini uscirono subito. Il problema sorge nel momento in cui ci si chiede se si potesse fare meglio di così. Piccolo disclaimer: questo non è un post nel quale si passa dal glorificare i nostri ragazzi al dare loro addosso, ritenendoli sopravvalutati, scarsi, viziati e chissà cos'altro. Qui il problema è strutturale. perchè rilanciare il calcio italiano non vuol dire portarlo alla semifinale di un Europeo giovanile. Così come non possiamo fermarci al risultato di 3-1, consolandoci dicendo che è stata una sconfitta onorevole. Anzi, da quest'ultimo punto deve cominciare il percorso di auto-analisi dello stato di salute del nostro calcio giovanile, a livello azzurro ma non solo.

Già, perchè ritenere onorevole la derrota di ieri sera significa intimamente ritenere che potessero darcene molte di più, ma che si siano limitati. Dai, ne bastano tre e a casa. A segnare la tripletta è stato Saul, ragazzo di 22 anni che dal 2014 ad oggi ha già collezionato stabilmente più di 80 presenze nella prima squadra dell'Atletico Madrid, che tradotto significa aver disputato una finale di Champions con tanto di golazo in semifinale contro il Bayern Monaco.

Per non parlare di Marco Asensio, che nel Real Madrid quest'anno con 23 presenze si è portato a casa campionato e Champions, con gol in finale. Per non parlare di Hector Bellerin, dal 2014 ad oggi 90 presenze nell'Arsenal ed in procinto di tornare nella cantera del Barcellona così come Gerard Deulofeu, cresciouto nella Masia e che conta già oltre 90 presenze tra Liga (Siviglia), Premier (Everton) e Serie A (Milan). Vabbè, meglio fermarsi qui. Il punto è sempre lo stesso, però: i ragazzi della nazionale spagnola accumulano più esperienza o nel club che li ha cresciuti, o all'estero. Le squadre spesso e volentieri li puntano, perché sanno si poter pescare in un movimento che insegna ai propri calciatori a muoversi in campo seguendo una precisa cultura calcistica fatta di grande tecnica e possesso palla. Così come anni fa ai nostri difensori si insegnava l'antica arte del non fare passare in campo nemmeno l'ossigeno.

La cultura calcistica comune è fondamentale e può avere radici ancora più forti se esiste una federazione che supporta tale crescita. Certo è il caso della Spagna, ma non solo. Non deve essere un caso se le due finaliste del Campionato Europeo Under 21 siano la stessa Spagna e la Germania. I tedeschi hanno da anni avviato un progetto a livello federale dopo il disastro della nazionale maggiore a Euro 2000, per incentivare i vivai a produrre giovani calciatori, da crescere assieme tra club e federcalcio e creare così un'ossatura per la selezione tedesca del futuro. I risultati sono arrivati quando la Germania ha vinto il Mondiale 2014 e in generale ha generato una continuità pazzesca: dal 2006 ad oggi, i tedeschi tra Europei e Mondiali sono sempre arrivati almeno in semifinale, perché hanno potuto attingere a un serbatoio di nuove leve sempre pronto. Così come la Spagna, che ha interrotto il proprio periodo d'oro tra il 2008 e il 2012, ora può rigenerare la propria nazionale maggiore in vista del Mondiale 2018: i ragazzi che abbiamo citato poco fa, difficilmente la prossima estate staranno a casa.

La nostra nazionale ha sì dei giovani sui quali può contare. E restiamo pur sempre quella che ha vinto più Europei Under 21 di tutti. Ma non possiamo più guardare al passato, né ancorarci a singoli prodotti dei vivai: il lavoro di club come l'Atalanta (Conti, Caldara, etc) va integrato con quello della nostra federcalcio in maniera continuativa. Non deve essere un caso che ci siamo aggrappati ai gol di Bernardeschi, che gioca in maniera costante in Serie A e si sta ritagliando un posto nella Nazionale maggiore. Serve un percorso comune, basta con personalismi e interessi vari. L'aver partecipato al Mondial Under 20 con il terzo posto finale è già un passo avanti. Non fermiamoci ora.

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