Alessandro Oliva
Viva la Fifa
3 Luglio Lug 2017 1032 03 luglio 2017

Prepariamoci al dominio assoluto tedesco nel calcio: può durare anni

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FRANCK FIFE / AFP

Semifinale, finale, semifinale, semifinale, campioni, semifinale, campioni. Questo è il cammino della nazionale di calcio tedesca dal 2006 ad oggi: dal Mondiale giocato in casa fino all’ultima edizione di Confederations Cup appena giocata in Russia, la Germania è arrivata almeno tra le prime quattro in ogni torneo al quale ha preso parte.

Un risultato che parla da solo, per almeno due buoni motivi. Il primo: se escludiamo il 2006, dove comunque era vice di Klinsmann, tutti questi risultati portano la firma tecnica di Joachim Loew, commissario di una nazionale la cui federazione ha optato in maniera evidente per la continuità. Una filosofia che si lega ai risultati, ma senza alcuna ossessione per questi, Già, perché a ben vedere Loew ha “solo” vino un Mondiale e una Confederations (torneo minore rispetto alla Coppa del mondo e all’Europeo), a fronte di numerosi piazzamenti.

PATRIK STOLLARZ / AFP

Ma la continuità è soprattutto di carattere tecnico e qui si arriva al secondo motivo per cui i risultati tedeschi nel pallone meritano attenzione. Se guardiamo a titolo d’esempio le ultime due convocazioni per Euro 2016 e Russia 2017 e le mettiamo a confronto, notiamo che la Germania ha schierato nell’ultimo torneo una nazionale in sostanza sperimentale. In molti l’hanno definita la squadra delle riserve, se non addirittura “riserve delle riserve”, vista la bravura di alcuni giovani che hanno rinunciato alla nazionale maggiore per andare nella Under 21, vincendo pure il titolo europeo di categoria qualche giorno fa. Eccolo, allora, il punto: il lavoro negli anni della federcalcio tedesca. Un lavoro paziente, di programmazione, verrebbe da dire com’è tipico dell’indole della Germania.

Un lavoro cominciato dopo il disastro della nazionale agli Europei del 2000, quando uscì al primo turno. Vero è che appena due anni dopo quella stessa Germania andò a giocarsi la finale mondiale a Yokohama, ma il secondo disastro consecutivo agli Europei del 2004 fece capire che il progetto avviato dalla Deutscher Fußball-Bund era quello giusto: non bisognava vivere alla giornata, ma creare una rete di giovani calciatori da allevare e crescere in ottica nazionale, incoraggiando una maggiore collaborazione da parte dei club. Il secondo posto a Giappone-Corea avrebbe potuto facilmente gettare fumo negli occhi, ma il tema di fondo era quello di svecchiare una nazionale la cui ossatura era ormai logora.

OLIVIER MORIN / AFP

E così, negli anni abbiamo assistito alla nascita di una nuova generazione, anzi: di nuove generazioni. Ne hanno beneficiato in primis le squadre di Bundesliga e di conseguenza il sistema professionistico: il Bayern Monaco e il Borussia Dortmund nel 2013 si sono sfidate nella finale di Champions League potendo schierare giovani “già grandi” cresciuti nei propri vivai come Thomas Mueller e Mario Goetze (due esempi su tutti) e dando lustro alla massima serie tedesca e a una nazionale che l’anno successivo ha vinto il Mondiale con i due già citati e con molti giocatori cresciuti tra vivai club e nazionali e nel 2009 vincitori dell’Europeo Under 17 (Goetze) e dell’Europeo Under 21, tra i quali: Neuer (giovanili Schalke), Hummels (Bayern), Boateng (Herta), Howedes (Schalke), Ozil (Schalke) e Khedira (Stoccarda). Un vero e proprio serbatoio di campioni, abituati a vincere assieme. E di darsi il cambio. Nella squadra che ha vinto la Confederations Cup, per dire, ci sono campioni d’Europa Under 17 del 2009 come Plattenhardt (giovanili Norimberga), Mustafi (Amburgo) e Ter-Stegen (Borussia Moenchengladbach), oltre ad altri campioni con l’Under 21 del 2009 come Sandro Wagner (giovanili Bayern).

Insomma, il concetto è chiaro: continuità. Questa è per ora la grande differenza tra una Spagna che ha vinto tutto tra Euro 2008 e Euro 2012 e poi si è momentaneamente infossata e la Germania, meno vincente ma più continua, per l’appunto. La Spagna però è arrivata in finale agli Europei Under 21 e ha mostrato doversi elementi che il prossimo anno andranno in Russia, in un Mondiale che potrebbe restare affare tra queste due nazionali. E se la Germania ha già sfatato il mito della prima europea a vincere il Mondiale in Sudamerica, può ripetersi divenendo la prima ad alzare la Coppa del Mondo subito dopo la Confederations. Ma dalle parti dei tedeschi, la scaramanzia è una cosa che interessa poco: meglio programmare.

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