Alessandro Oliva
Viva la Fifa
4 Luglio Lug 2017 0911 04 luglio 2017

Che sorpresa: tra Donnarumma e il Milan, alla fine, vincono i soldi

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Marco BERTORELLO / AFP

Quattordici milioni di euro all'anno, tre case, tre auto e vai a sapere quante altre delizie. Chissà quanti avrebbero accettato. Invece Donnarumma no. Lui ha scelto di restare al Milan, dopo una logorante telenovela sul suo mancato rinnovo guidato dal potente procuratore Mino Raiola. Resta Gigio, sta Casa Milan aspetta a te. A 6 milioni di euro all'anno. In pratica, la metà di quanto gli offriva il Psg, che secondo diverse voci era disposto a follie pur di avere tra le proprie fila il portiere più promettente d'Europa. La squadra degli sceicchi era talmente convinta dell'operazione, da offrirgli molto più di quanto non prendano oggi Neuer (numero uno del Bayern Monaco e campione del mondo con la Germania) o De Gea (titolare nel Manchester United e nel giro della nazionale iberica).

Per capire chi ha vinto nella guerra di logoramento tra Donnarumma-Raiola e il Milan, facciamo prima di tutto che l'offertona del Psg è stata quantomeno gonfiata, non tanto dal club stesso ma dalle voci che si sono create ad arte attorno alla vicenda. La classica opera di spin che si genera, quando si vuole veicolare un messaggio. E il messaggio che deve filtrare è che Gigio è rimasto per fedeltà, attaccamento alla maglia: se mi adeguate il contratto ma prendo molto meno di quanto mi offrivano i ricconi sceicchi, non mi muovo. Verrebbe invece da chiedersi, scendendo un attimo dalla giostra dello spin, se certe offerte non solo siano state di questo tipo, ma se siano davvero arrivate a destinazione. Così come viene da chiedersi quale sia stata la strategia di Raiola. A vederla così, sembra abbastanza lineare: semino dubbi sulla solidità della proprietà e/o metto sul piatto altre proproste di grandi club europei, per ottenere di più.

Messa così, pare quindi che il machiavellico procuratore abbia avuto la meglio sul Milan e il nuovo management.In realtà, la portata del rinnovo suggerisce che si tratti di un pareggio, o meglio di un win-win: vincono tutti. Vince Raiola, perché fa ottenere al suo assistito un contratto importante, oltre (pare) all'aggiunta di 1 milione per il fratello del portiere campano. Ma il Milan vince a sua volta. Perché? Vale la pena di fare un passo indietro e ricordare che con il mancato rinnovo di Donnarumma, il rischio per il club era di perderlo a parametro zero. Su Viva la Fifa abbiamo scritto qualche giorno fa che tale situazione, se ben gestita, poteva non essere affatto una brutta notizia, dove per ben gestita si intendeva la cessione del gicatore prima di gennaio, termine dopo il quale un calciatiore in scadenza può legarsi ad un'altra squadra a parametro zero: monetizzando la cessione nel mercato estivo, il club avrebbe realizzato una plusvalenza secca in grado di tenere la barra dritta dei conti. Va ricordato che il Milan ha una pendenza da 300 milioni di euro con il fondo statunitense Elliott, che ha ne ha elargiti circa 100 per il mercato (così si spiega l'attivismo dei rossoneri nell'ultima sessione estiva).

Rinnovando il contratto, il Milan da una parte appesantisce il proprio bilancio di un ingaggio che lordo supera tranquillamente i 10 milioni di euro, ma dall'altra si cuatela con la clausola rescissoria - 50 milioni se il Milan non sarà in Champions, 100 milioni se invece ci sarà - che di fatto costituisce un cuscinetto molto importante per il consuntivo rossonero: cederlo in scadenza avrebbe significato incassare tra i 20 e il 30 milioni massimi, contro i minimi 50 che arriveranno in caso di futura cessione. E mentre Elliott vede e approva, appare così chiaro che l'arbitro del pareggio win-win sono i soldi. Donnarumma resta e (soprattutto) in caso di mancata Champions servirà a fare cash: la scadenza con il fondo si avvicina e il Milan non può commettere errori.

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