Giuseppe Trapani
Promemoria
10 Luglio Lug 2017 1218 10 luglio 2017

Carlo Calenda, outsider o interlocutore?

Calenda Outsider

Carlo Calenda - ministro dello sviluppo economico - è per certi versi in uno stato di “grazia” e in una posizione invidiabile. Il suo è uno strano e affascinante status quo essendo outsider per la teoria ma interlocutore del dibattito politico-economico nella pratica; e per questi motivi è attualmente ministro di un esecutivo di centro-sinistra ma contemporaneamente uomo della whish-List di Berlusconi e del suo centrodestra in magmatica evoluzione. Dopo l’epoca della rottamazione, l’attuale ministro dello sviluppo economico propone un tempo della negoziazione, per unire i vari pezzi del riformismo progressista e liberale. A lui si potrebbe applicare una sentenza proverbiale di Confucio secondo la quale «una voce forte non può competere con una voce chiara, anche se questa non fosse altro che un semplice mormorio».

Chi sia la voce “forte” è presto detto, cioè il segretario del Pd Matteo Renzi dal quale Carlo Calenda non manca sovente di smarcarsi evidenziando una discontinuità evidente (e vincente) non solo sul piano del marketing politico ma di sostanza. Anziché farsi tirare per la giacchetta come possibile leader di uno schieramento o l’altro, il ministro Calenda sta fermo su alcune idee precise lasciando che le traiettorie convergano su di lui, anche per aver detto da sempre di essere volutamente o orgogliosamente un “tecnico” senza il codice a barre dei partiti. Secondo lui il vero distinguo per una nuova stagione politica italiana sta in questo: abbandonare la narrazione del consenso a suon di slogan ma - al contrario - fare al paese un discorso di verità sopratutto sul piano economico, il che vuol dire riuscire a mettere in ordine i dati e disegnare una strategia puntuale e oggettiva come sul tema della programmazione economica per i prossimi anni di governo.

E’ significativo come in parallelo alle anticipazioni del nuovo libro-manifesto renziano di prossima pubblicazione, si può leggere il controcanto di Calenda intervistato sugli stessi temi dal Corriere. Dalle sue risposte si registrano emendamenti e correzioni alle ricette di Renzi per il futuro: un ragionamento - quello di Calenda - che parte al contrario e cioè dal problema strutturale del prodotto interno lordo. In altri termini, secondo Calenda si può fare tutta la flessibilità possibile ma se si realizzano manovre espansive che incidono sul deficit (legittime per carità) senza mirare alla crescita netta del Pil allora non si avranno gli anticorpi nel momento in cui arrivasse un’ondata recessiva. Si tratta di ricostruire l’impalcatura della politica economica gerarchizzando le priorità e senza lisciare il pelo al soldo facile da dare ai cittadini.

«Credo che Renzi debba aprire una discussione ampia sul cosa oltre che sul quanto, chiudendo definitivamente la fase della rottamazione e aprendo quella della condivisione e della progettualità

Carlo Calenda - intervista del 10 luglio 2017

Con la libertà di rimanere equidistante dagli interessi di parte, Calenda propone un discorso duro e di “austerity” delle semplificazioni. Insomma, un progetto di medio-lungo termine che non acchiappa voti facili ma si prefigge risultati faticosi ma solidi partendo dalla produttività del sistema, da un’ottimizzazione della rete-imprese votate all’export evitando il gap imprenditoriale nord-sud. In questo progetto ci si dovrebbe concentrare sulla de-fiscalizzazione del lavoro (e non solamente delle persone), su una riforma della formazione professionale e solo in conseguenza di ciò verranno da sé le manovre socialmente sensibili a favore di poveri e indigenti.

Tutto buono, no? Macché. Rimaniamo allo start e il dibattito è ben fermo e impantanato ancora sul perimetro esterno di sinistra e destra; e persino il movimento Cinquestelle deve portare sul tavolo programma e progetti di legislatura. E mentre tutto scorre nel flusso dell’aria fritta, il ministro Calenda dice, provoca, progetta, inquieta sulle idee dimostrando che tecnico e politico non sono realtà destinate a non incontrarsi mai.

Sarebbe interessante andare finalmente oltre alla domanda su "chi" portare al governo, chiedendosi il cosa e in che modo cambiare concretamente il paese.

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