Claudio Scaccianoce
Adrenalina e motori
11 Luglio Lug 2017 1745 11 luglio 2017

Preparazione e coraggio.

4COP

Sport minori. Sport di nicchia. Sport da amatori. Sport di secondo piano. Altri sport.

Non sono definizioni inventate dal sottoscritto in una calda notte milanese di scarso sonno e tante zanzare. Sono i termini, quasi dispregiativi, usati per catalogare rapidamente gli sport che non sono…. Che non sono cosa?

Mi piacerebbe che a rispondere fossero gli amici di RaiSport, autori di questo splendido banner trovato senza fatica su Google; in attesa del loro pensiero mi ci arrovellerò da solo.

Il circuito è tosto, ricavato dalla pietra dura

photo credit: Francesco Scaccianoce

Era da diverso tempo che volevo tornare a vedere una gara di due delle specialità off road più spettacolari, il quadcross ed il sidecarcross.

L’occasione è giunta domenica 9 luglio, quando il circus del Campionato Italiano ha fatto tappa a Gazzane di Preseglie in provincia di Brescia.

Ospite del promoter-organizzatore FxAction mi sono arrampicato nel fresco della collina bresciana, arrivando a bordo di una delle piste più impegnative della zona. La pista l’ho trovata, il fresco no. Caldo a bestia come direbbero gli organizzatori toscani del Campionato Italiano. Il circuito è tosto, ricavato dalla pietra dura (che appare liscia e levigata in alcune curve) ha diversi salti interessanti, curve veloci ed un ripido salto in discesa da mal di pancia.

Il Sidecarcross ed il Quadcross sono a tutti gli effetti due sport minori, trascurati dai media e dai circuiti dell’informazione tradizionale, a cominciare (e qui c’è maggior colpa) dai media che si autoclassificano tra le testate sportive.

Riprendo quanto ho visto ieri e cerco i motivi di questa trasparenza mediatica. Sia chiaro che tutte queste considerazioni le possiamo tranquillamente estendere per competenza anche ad altre specialità motoristiche delle due ruote: enduro, trial e persino motocross. Ne parlavo con il nostro campione di motocross Alessandro Lupino in un’intervista pubblicata un mesetto fa, ed anche lui non si capacitava della scarsa attenzione riservata alle due ruote off road.

photo credit: Francesco Scaccianoce

Per mettere in piedi un evento sportivo di livello nazionale servono due colonne portanti. Una Federazione attenta e sveglia ed un promoter-organizzatore che abbia una buona professionalità e che non sia improvvisato.

La FMI (Federazione Motociclistica Italiana) era presente e devo dire che il suo personale è stato impeccabile e molto attento. Anche quando una segnalazione imprecisa di “pista non libera” è giunta al Direttore di Corsa in prossimità di una partenza, la reazione è stata istantanea ed efficace. Sulle sue strategie generali vi rinvio all’intervista che ho fatto al suo presidente appena eletto Copioli.

Il promoter FxAction - fiduciario FMI per diversi campionati nazionali - si è dimostrato professionale. Timing accurato, organizzazione dinamica, massima sicurezza garantita dal team dei commissari di percorso, supporto medico a bordo pista adeguato e schierato in punti critici bene individuati.

Allora saranno stati i protagonisti in pista ad essere mediocri ed approssimativi, tanto da non attirare telecamere e taccuini. Ricordo che stiamo parlando, nel caso specifico, di due specialità particolari e ancora più di nicchia se paragonate al rutilante mondo del motocross nazionale ed internazionale.

photo credit: Francesco Scaccianoce

Diamo un’occhiata ai mezzi. Passeggio nel paddock e lo trovo ordinato e ben strutturato. I diversi team hanno tutti mezzi di trasporto idonei ed una discreta officina di primo intervento al seguito. Piloti alla Fantozzi, vestiti ed equipaggiati alla bella e meglio non ce ne sono. I mezzi da gara sono curati ed appaiono sicuri oltre che performanti. Siamo a livello di titolo nazionale assoluto e di categoria, la superficialità non sarebbe accettabile, pur sapendo bene che quadrare il bilancio di un team richiede l’abilità di un mago della finanza.

Non resta che vederli in pista; se l’organizzazione ed i mezzi tecnici utilizzati sono come detto all’altezza delle aspettative, probabilmente saranno i piloti ad essere inadeguati.

Due degli elementi che distinguono un agonista da un amatore sono la preparazione ed il coraggio.

Due degli elementi che distinguono un agonista da un amatore sono la preparazione ed il coraggio. Un amatore avanza a piccoli passi e matura a poco a poco. Un agonista a livello di titolo italiano non può scendere in pista se non ha un’ottima competenza tecnica, il controllo mentale e fisico del proprio mezzo, una preparazione fisica adeguata ed una bella riserva di coraggio nel cuore. Non sto parlando di incoscienza e di spavalderia. Sto parlando di coraggio, che è cosa totalmente diversa.

Non farò la cronaca delle gare che ho visto, tutte appassionanti e combattute. Dirò solo che sono state spettacolari, colme di gesti tecnici importanti, animate da piloti e pilotesse che sanno ciò che fanno. Tanto da essere capaci di controllare un sidecar imbizzarrito a causa della foratura nei primi giri di corsa della ruota posteriore di trazione della moto (equipaggio numero 29) e di portarlo a fine gara, o di essere sempre presenti alla partenza anche se la sfiga ti si siede comodamente sul casco ( Silvano Grola docet).

photo credit: Francesco Scaccianoce

Mi fermo perché non è simpatico non nominare tutti, in quanto tutti sono stati protagonisti nell’arco dell’intera giornata di gare.

Tornando alla domanda iniziale, allora perché sport minore? Se non sono la preparazione ed il coraggio a mancare, se non è la spettacolarità a mancare, se non è l’organizzazione a mancare, allora perché?

Lascio a ciascuno il piacere di trovare la propria risposta; io cinicamente me ne sto prefigurando una, che non ha nulla di positivo al proprio interno.

C’è un’altro aspetto che ieri è venuto fuori in modo prepotente. I piloti, i team, sono tra di loro dei competitors, hanno avversari, mai nemici. Manca completamente quell’elemento che distingue la specialità sportiva pura dallo spettacolo sportivo, lo show business; manca il mors tua, vita mea che ti porta ad odiare il tuo avversario sino a rendere il tuo odio agonistico un elemento di perversa spettacolarità. E questo elemento tira e vende!

Ieri ho visto in pista gesti tecnici perigliosi, ma sempre corretti e sportivi.

Bagarre e nessun incidente. Felicità e rispetto nel post gara alle premiazioni. Insomma ho visto un ambiente sano che però non vende quanto potrebbe. Come sempre è il business a fare le fortune o le disgrazie mediatiche di una specialità.

Spero di sbagliarmi, spero tanto di sbagliarmi. Margini di manovra ne esistono e sono importanti. FMI batti un colpo.

Porgo comunque un invito a chi non ha mai visto dal vivo una gara di off road su due o quattro ruote. Fatevi un regalo, andate a vederne una. Ma attenzione… nuoce gravemente alla salute…si rischia la dipendenza!!

photo credit: Francesco Scaccianoce
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