Elisabetta Favale
E(li's)books
19 Luglio Lug 2017 1404 19 luglio 2017

WUH! di Andrea Paolucci

Wuh Copertina HD

Ecco Andrea Paolucci e la sua raccolta di racconti, lo sfondo è Roma, tutto il piano narrativo si svolge in ambienti e situazioni che riguardano il consumo e il commercio di sostanze stupefacenti, un esempio:

Torna il compare. Mi fa che il tipo non ci credeva che le paste fossero diciotto e che ha fatto un sacco di storie per­ché secondo lui di qua e di là, allora come da copione Rick gli ha suggerito di contarle. Il cliente flippato col cazzo che alle sette di mattina ti conta mille pezzetti di pasticca perciò Rick, sferrando il colpo fatale, gli ha fatto che gli dava tutto per un prezzo super: trenta a pasta.”

Quello che mi ha colpita molto della scrittura di Andrea è stato il linguaggio, è riuscito a usare, senza cedimenti, il “linguaggio della droga” comune a gruppi sociali che intorno al fenomeno si sviluppano.

Nel caso di Andrea Paolucci il gergo utilizzato è arricchito da espressioni dialettali e da uno slang che contraddistingue gli ambiti semantici del quotidiano di ragazzi ancora abbastanza giovani.

Le situazioni vissute dai personaggi sono spesso metaforizzate e rimandano agli effetti dell’assunzione di droga, più astratto invece il gergo relativo ai problemi giovanili.

I codici del gruppo di appartenenza si impongono anche sui nomi scelti dai membri.

Piacere Sguaio e lui è il mio amico Cigno —, fa Sguaio aggiungendo un sorriso alla stretta di mano.

— Ma che nomi sono? — ci chiede Alfa come se gli avesse detto Merda e Culo.

— Perché il tuo? — gli chiedo d’istinto mentre Sguaio scuote la testa.”

Pochi sono i riferimenti alle famiglie dei protagonisti che testimoniano personalità con spiccate strutture narcisistiche, la droga non è un “oggetto di affezione” ma piuttosto sostituisce funzioni che la psicologia fragile dei personaggi non riesce a svolgere.

Continui i cambiamenti di atteggiamento di questi ragazzi che passano da stati psicologici di superiorità a stati di accentuata inferiorità in una altalena di sentimenti che li rende imitazioni di se stessi.

Ripensavo a quanto è diverso oggi il mondo che Andrea ha descritto rispetto a quello del passato.

Se negli anni Settanta la droga e il sesso erano simbolo di trasgressione, di ribellione verso “il sistema” e avevano pretese in qualche misura di natura sociale, oggi lo stesso mondo appare popolato di zombie, la tossicodipendenza nella nostra società ha assunto valenze patogeniche, è considerata una vera e propria malattia.

Vi regalo uno stralcio:

Bota tira fuori una busta di plastica. Dieci laccetti. Forbici. E il cocco. Poi preme play.

Ho perso il lavoro…

Nun te preoccupà… Lo ritrovamo…

Esce fuori anche un bilancino.

’Ndò t’o sei perso?

L’ho perso al ministero…

Embè… lo mettiamo sottosopra e lo ritrovamo…

Bota prende la busta, ci fa delle pieghe, taglia con le forbici, fa dei ritagli circolari. Dei sacchetti di fortuna.

Ho perso pure gli amici…

Nun te preoccupà… li ricchiappiamo…

Con un cucchiaino poggia il cocco sulla bilancia. Quando arriva a 0,6 grammi, trasferisce la polvere bianca in un sacchetto di plastica.

Ho perso anche la fiducia nel prossimo…

Tranquillo ritrovamo pure quella…

Ho perso pure la fede…

Ritrovamo tutto… su ottimismo…

L’ho perso l’ottimismo…

E che ce vo’… ritrovamo tutto…

ho perso anche l’entusiasmo…

Ecco qua… aggiungo… io… entusiasmo… ce sta da lavorà perché i posti so’ tanti… però ritrovamo tutto…

(…)

Mi bevo il drink men­tre aspetto qualcosa, un gesto che mi tiri fuori dalla stasi. Vedo in lontananza un tizio smunto che fa movimenti lo­schi. Mi sa che ha qualcosa che m’interessa. Lo raggiungo.

— Cos’hai da vendere? — gli faccio.

— Chetamina —, fa lui.

— Dammene una… anzi due.

La chetamina è un anestetico per cavalli, però a noi umani ci spara più su di un satellite. Anselmo ne sa in fatto di droghe.”

Nessun esempio positivo proviene dal contesto sociale, nessuna famiglia da rimpiangere, l’amicizia si basa unicamente o quasi su interessi che portano a soddisfare le dipendenze.

I personaggi di Andrea Paolucci non si fanno odiare ma non inducono a sentimenti di “pietas”.

Andrea Paolucci – WUH! – Gorilla Sapiens

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