Edoardo Varini
Due o tre cose che so del mondo
20 Luglio Lug 2017 1608 20 luglio 2017

Paolo e Totò nella storia. In diverso modo

Borsellino

Ma lo vedete perché la mafia impera? A un quarto di secolo dell'omicidio di Borsellino il Presidente della Repubblica commemora il magistrato dicendo che ci sono stati «troppi errori e incertezze nel cercare la verità». Il dolo non è nominato.

Lo Stato non fece nemmeno lo sforzo di accettare la richiesta di Borsellino di disporre la rimozione dei veicoli nella zona antistante l'abitazione della madre, in via Mariano D'Amelio 21, a Palermo, richiesta fatta venti giorni prima che in quello stesso luogo il 19 luglio del 1992, alle 16.58, una Fiat 126 imbottita di esplosivo come di milza e polmone i panini dei chioschi si portasse via le vite di Paolo e dei cinque membri della scorta, tra cui Emanuela Loi, prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio.

Il calore era così forte che i proiettili scoppiavano da soli. Con 90 chilogrammi di Semtex-H puoi farci esplodere tre carri armati, le cose fatte in grande, come quando si è grandi o si ha una maledetta paura.

La seconda, nel caso della mafia. I cui capi, ciò malgrado, sentono di appartenere alla storia. Parole di ieri di Totò Rina, il responsabile dell'eccidio, che considerò Borsellino un intralcio nella trattativa Stato-mafia e tanto gli bastò per ordinare il botto: «Cosa vogliono da me? Io sono Salvatore Riina resterò alla storia. Questo è».

Già, ma il problema è come ci finisci. Questo altrettanto è.

A presto.

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