Alessandro Oliva
Viva la Fifa
25 Luglio Lug 2017 1003 25 luglio 2017

Cassano si ritira: si chiude il giochino trito e moralista del talento sprecato

Cassano

Di bello nel ritiro stavolta definitivo di Antonio Cassano c'è che non leggeremo più accorati, melensi e nostalgici pezzi su come il ragazzo di Bari Vecchia abbia gettato alle ortiche il proprio talento.

Ho amato Cassano come solo un appassionato di calcio può amare chi ha ricevuto il grande dono del saper giocare come pochi, sebbene la prima volta che l'ho visto in campo abbia segnato un gol spettacolare all'Inter, la squadra che tifo fin da bambino. Ora, il fatto è che Cassano ha deciso di cristallizare quel momento in un loop infinito fatto di numeri e incostanza. Tradotto: ogni volta di Cassano ci ricordiamo quel gol lì e poi basta, poi arriva tutto il resto: le incazzature, il vaffanculo a Capello, il talento sprecato, quell'orrido giubbotto col pelo che nemmeno certi sedili di auto negli anni Settanta, la passione per le merendine, il talento sprecato, la Sampdoria e le mille seconde occasioni gettate al vento, il litigio con Garrone, il talento sprecato, i miliardi di donne avute, se ci sono giocatori "froci" allora "problemi loro", il talento sprecato.

Abbiamo alimentato la nostra personalissima voglia di moralismo a tutti i costi ed accolto così Cassano tra le nostre braccia ogni qualvolta si è perso, sperando che in fondo non si ritrovasse per davvero. Perché il giochino è semplice: Antonio va in una squadra, piazza un paio di numeri, ci esaltiamo, poi fa qualche cazzata in partita o in allenamento e torniamo a scuotere la testa sospirando su quanto talento si sta andando sprecando con questo benedetto ragazzo. Ma è appunto un giochino: lui sa che noi senza le sue cassanate non sapremmo di altro scrivere su un giocatore ormai non più decisivo da tempo. Noi sappiamo che lui sa e lo accontentiamo, in fondo riempire una pagina in più con duemila battute su "Cassano e il talento sprecato" serve a far sfogare il tifoso che passa di lì e commenta con un bel "Ma vai a lavorare, i veri eroi sono gli operai che si svegliano alle sette".

Cassano ha avuto i numeri, ma non sono bastati. Lo ha capito da tempo e allora ha fatto sì che si scrivesse su di lui per altro: basta che se ne parli, insomma, perché in fondo senza le cassanate "sarebbe probabilmente stato dimenticato da un pezzo, o al massimo sarebbe diventato un Paloschi o un Saponara qualunque", ha scritto Jack O'Malley, azzeccandoci.

E allora Cassano si ritira e il giochino moralista non c'è più. Finalmente.

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