Alessandro Oliva
Viva la Fifa
27 Luglio Lug 2017 0852 27 luglio 2017

Federica Pellegrini, quando la piscina è il nostro bar sport

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CHRISTOPHE SIMON / AFP

Federica Pellegrini ha vinto l'oro ai 200 metri Stile Libero, ai Mondiali in corso a Budapest. Lo ha fatto al termine di una gara pazzesca, condotta con una rimonta finale che le ha permesso di sovrastare le avversarie con ferocia. Un oro da campionessa vera, nel senso più assoluto del termine.

E può sembrare quindi strano quello che stiamo per dire, cioè che Federica Pellegrini purtroppo ha vinto l'oro ai Mondiali. Non tanto per lei, che da brava e determinata atleta lavora con sacrificio tutto l'anno. Purtroppo per noi commentatori occasionali a bordo piscina. Noi che ci esaltiamo o abbattiamo con poco quando la nostra squadra di calcio vince o perde una partita e chiediamo a gran voce la beatificazione o la fustigazione sulla pubblica piazza dell'allenatore di turno. Noi che certi sport li vediamo solo ogni quattro anni ai Giochi Olimpici, o quando appunto si svolge una grande manifestazione come quella iridata, ma solo quando c'è in calendario la finale, che le batterie sono robe da fissati.

Noi che per una sorta di proprietà transitiva applichiamo la nostra visione del pallone a tutti gli altri "sport minori", con ovvie e nefaste conseguenze. Perché se sei Federica Pellegrini, una che ha vinto la prima medaglia olimpica a 16 anni - un'età nella quale le tue coetanee fanno tutt'altro - a 30 anni di distanza dalle imprese di Novella Calligaris e poi il vuoto, la pressione diventa bella grossa. I fari si accendono su di te e su uno sport che grazie anche a Fioravanti a Sidney sta ricevendo di nuovo attenzione. Se vinci sei meravigliosa e mitica e grandissima, se perdi sei da buttare, montata, altro che campionessa, pure antipatica. Federica ha vissuto tutto questo sulla propria pelle, soprattutto a seguito delle ultime due edizioni dei Giochi. Dopo Londra e Rio non abbiamo esistato a gettarle addosso di tutto, salvo poi rimetterla sul piedistallo dopo i Mondiali di Kazan e l'ultima, straordinaria vittoria a Budapest.

E così, oggi Federica Pellegrini è la migliore atleta italiana della storia di tutti gli sport, almeno a leggere giornali e soprattuto social, cioè la pancia del tifo azzurro di qualsivoglia sport. Magari qualcuno potrebbe obiettare che la più grande è Valentina Vezzali, ma a suo rischio e pericolo: l'esperto estivo di nuoto potrà subito far notare che gareggiare nell'acqua vale di più che un fioretto in mano, o chissà cos'altro. O far notare che la migliore resta la stessa Calligaris, o Sara Simeoni, giù fino a Ondina Valla. Ma chissenfrega, anche. Il punto non è chi è il migliore in assoluto. Il punto è trovare un po' di equlibrio, ogni tanto. La Pellegrini è una campionessa non solo per il talento messo in mostra, ma perché ha combattuto contro la paura in vasca e contro tutto quello che le è piovuto addosso. Ha combattuto la possibilità del ritiro dopo Rio e ha reagito. Ma questo per molti di noi conta poco, nulla: se fra tre anni a Tokyo non vincerà nulla, saremo di nuovo qui, a fare ancora certe figure social.

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