Dario Accolla
Strani giorni
31 Luglio Lug 2017 1113 31 luglio 2017

Se a venticinque anni fai ancora battutine sui gay

Omofobia

Tutti possiamo sbagliare. È nella natura umana. E tutti possiamo aver detto – e lo abbiamo fatto – cose sessiste, razziste, omofobe, ecc. Non è questo che si contesta del caso di Fabio Ragni, il giovane e renzianissimo esponente del Pd candidato alla segreteria provinciale di Ancona, al centro della bufera per un video omofobo, ripreso dal sito Gaypost.it. L'importante è prenderne coscienza ed evitare di cadere nella trappola di una narrazione collettiva che è impietosa (e spietata) con le minoranze e le categorie percepite come svantaggiate.

Il fatto è un altro. Semplice e complesso, allo stesso tempo. Per tutta una serie di ragioni:

1. sei arrivato a 25 anni (venticinque) a fare ancora battutine sui gay che andavano di moda negli anni ottanta nei circoli del MSI – per stile, linguaggio e luoghi comuni tirati in ballo – nonostante il web, l'Europa, l'Erasmus e la globalizzazione. Forse, e sottolineo forse, c'è un problema che è prima di ogni cosa culturale

2. se ti candidi a diventare classe dirigente, magari ci sta che arrivi qualcuno che si senta ferito da quel video. E preoccupato, per le sorti politiche del Paese. Magari perché ha un figlio gay o una sorella lesbica. O magari perché a terzo millennio avviato, proprio perché ci sono il web, l'Europa, l'Erasmus e la globalizzazione, certe cose uno se le potrebbe proprio risparmiare

3. se sei in un partito che da un po' parla il linguaggio della peggiore destra – quella estrema e fascista, per capirci – dopo "aiutiamoli a casa loro", l'invito a mirare meglio per uccidere un no global, l'auspicio a salvaguardare la purezza della razza, il dipartimento mamme e via dicendo, forse rientri in una casistica che desta preoccupazione. O così vieni percepito. Soprattutto per chi è, ancora, di sinistra. O più in generale, per chi cerca di essere civile

4. la "goliardata" in questione, così com'è stato definito il video, non prende di mira i dispositivi di potere (o sarebbe satira) ma ha gioco facile a colpire i soggetti svantaggiati. Non ride insieme ai gay e non ride degli aspetti esteriori di un certo modo di essere gay – e ce ne sono molti, e ci ridiamo per primi – bensì ride dei gay come categoria, appiattendola dentro i più logori sterotipi.

A tutto questo aggiungo quanto segue: dire, a difesa di Ragni, che no, "non mi sono sentito offeso da quel video", o "fatevi una risata" e argomentazioni simili, non giustifica certe boutade e non rimedia al fatto che qualcuno si è sentito offeso da quel video e non si è fatto nessuna risata.

Sostenere, infine, che il Pd è quello delle unioni civili e che se non c'erano loro "ve la sognavate, la legge" fa capire quanto, dentro certo elettorato dem (e anche tra certa dirigenza), sia ancora vivo il discorso della "concessione dall'alto". Il che è omofobo, come approccio. Al netto del fatto che un discorso a parte andrebbe affrontato sull'evenienza che se la legge è così com'è – discriminatoria, imperfetta e omofoba – è forse perché segue l'intima natura del partito che l'ha prodotta. Ma questa è un'altra storia.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook