Loris Guzzetti
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16 Agosto Ago 2017 1144 16 agosto 2017

Torrida, come la politica

87754 Uomostruzzo

Da qualche anno, la popolare estate italiana è sempre più animata da circostanze politiche che contribuiscono, in maniera davvero efficace, ad incrementarne il naturale calore. Dall’estate dello “spread quotidiano” del fatidico 2011, agli svariati episodi correlati all’emergenza immigrazione susseguitisi di anno in anno, davvero forti sono i temi che agitano il sollazzo spensierato da ombrellone e sdraio degli italiani, o almeno di quelli più attenti e sensibili.

Spiazzanti sono del resto considerabili i recenti sviluppi della situazione libica, con l’inizio della presenza di forze militari italiane dinanzi alle coste di quella “nuova terra di nessuno”, così come il nuovo decreto firmato dal Ministro dell’Istruzione, il quale prospetta una sperimentazione ulteriore del cosiddetto “liceo breve”. Argomenti seri e per certi aspetti preoccupanti, le cui dinamiche tendono a mostrare la buona dose di debolezza e di scarsità sostanziale che circola negli attuali ambienti decisionali e di governo.


L’inaspettato incontro a Parigi fra Al Serraj, Haftar e il nuovo inquilino dell’Eliseo ha messo a nudo il mancato protagonismo italiano e ha confermato l’imbarazzante doppiogiochismo francese

Da una parte, nei confronti della Libia si aprono nuovamente prospettive confuse e pilotate in maniera sleale dall’esterno, le cui cause e conseguenze confermano l’impossibilità dell’Italia a svolgere un ruolo di indirizzo politico principale, potenzialmente favorito da una certa vicinanza storica e, soprattutto, geografica.
L’inaspettato incontro a Parigi fra il Premier libico legittimamente riconosciuto Al Serraj, il suo rivale autoproclamato Haftar e il nuovo inquilino dell’Eliseo ha messo letteralmente a nudo il mancato protagonismo italiano nelle dinamiche diplomatiche e ha confermato, indiscutibilmente, l’imbarazzante doppiogiochismo francese che, fin dall’inizio, accompagna il processo di ricostruzione libico.

La comunità internazionale, difatti, ha sempre riconosciuto Serraj come l’unico ufficiale interlocutore, instaurando pertanto solo con lui e con i membri del suo governo un rapporto diplomatico e politico serio, credibile e potenzialmente efficace. Il generale Haftar, al contrario, non era mai stato contemplato, se non nelle vesti di un pericolo per l’intero processo di stabilizzazione. Ora, con l’incontro parigino, la Francia di Macron ha abilitato universalmente il militare, elevandolo a personaggio essenziale ed indiscutibile per il destino della Libia, scavalcando in questo mondo non solo ogni logica di consenso e designazione democratica (di cui la stessa Francia vorrebbe farsi portavoce a livello mondiale), bensì i risultati fino ad ora ottenuti dopo lunghe trattative diplomatiche fra la stessa Italia e il governo libico legittimamente e giustamente considerato. L’Italia resta quindi stordita ed impotente a causa di incoerenti e capricciose iniziative personali d’oltralpe, alle quali dà manforte la oggettiva inadeguatezza e mediocrità dell’attuale profilo a capo della Farnesina.

A lui, del resto fa seguito l’altrettanto inadeguata personalità politica al vertice della pubblica Istruzione.
Già impegnata a scrivere lettere caritatevoli al portiere Donnarumma, affinché prevalesse in lui la volontà di svolgere l’esame di maturità, rispetto ad una vacanza goliardica ad Ibiza (i fatti hanno parlato da sé, la dimostrazione di maturità in questo caso non era affatto necessaria), o ancora a portare avanti una ridicola correzione di appellativi maschili, nella loro formalmente imbarazzante versione femminile (come se fosse realmente utile a contrastare fenomeni di discriminazione sessuale), l’attuale capo del MIUR spinge ora verso l’ennesimo tentativo di restringere la frequenza del Liceo, passando da cinque anni, a quattro.
Una scelta assai contestabile, al di là di ottiche puramente economiche, pertanto non “umanistiche”, altresì vittima molto probabilmente di un cattivo spirito conformista in favore di generalizzati scenari europei e che non considera minimamente i problemi che davvero affliggono il sistema formativo italiano.

E' l'ennesima misura sacrificale, che considera poco la qualità educativa e il destino scolastico di intere generazioni

Non sarà di certo l’anno risparmiato a consentire l’emergere di giovani più preparati o a permettere un loro più facile ingresso nel mondo del lavoro. Ancora, non sarà di certo l’anno risparmiato a stimolare una maggior capacità critica, uno spill-over di conoscenza e una maturità sostanzialmente migliore nel corso del loro percorso formativo. O a realizzare una vera, rigida cultura del merito, essenziale per contrastare, proprio nei Licei, promozioni generalizzate e misericordiose, spesso frutto di decisioni abominevoli di docenti che non sanno educare e rispettare il proprio ruolo sociale.

Pare, insomma, di essere dinanzi all’ennesima misura sacrificale, che considera poco la qualità educativa e il destino scolastico di intere generazioni e che tende a sminuire una tradizione di trasmissione del sapere unica al mondo, oltre che ampiamente apprezzata.

L’estate si fa dunque torrida, quasi insopportabile, poiché appesantita dagli ormai consueti dilemmi circa il valore di alcune azioni e decisioni intraprese, unita ai dubbi relativi al grado di competenza imputabile al profilo di chi riveste posizioni di responsabilità collettiva. Ovviamente, ferma restando la regola secondo cui la classe politica è lo specchio della società che è chiamata a governare.

Loris Guzzetti

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