Elisabetta Favale
E(li's)books
3 Settembre Set 2017 1658 03 settembre 2017

Caterina La Magnifica di Andrea Santangelo e Lia Celi

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Decisamente “pop” la biografia di Caterina de’ Medici che Andrea Santangelo e Lia Celi hanno scritto insieme e che io ho appena finito di leggere.

Lo dico subito, è un libro che si legge d’un fiato, un libro di cui si “assaporano” anche le note che, lungi dall’esser noiose, aggiungono “pepe” alla storia raccontata. Lo stile è quello che contraddistingue i due autori, una scrittura “fluida”, un linguaggio ironico e divertente, un modo di descrivere i fatti servendosi di parallelismi presi in prestito dall’attualità.

La forza di questo libro sta nel fatto che offre ai lettori un affresco completo di pagine belle e importanti della storia e di personaggi che hanno cambiato le sorti dei loro Paesi.

Le dinamiche politiche, le evoluzioni sociali, la storia dell’arte … tutto questo e molto altro nella 240 pagine pubblicate da UTET libri.

Il divertimento qui comincia fin dall’introduzione “Macaron, m’hai provocato…” dove si scopre, io ne ero del tutto ignara! Che i famosi dolcetti oggi tanto di moda, i macaron appunto, erano il dolce che le suore del convento che ospitò Caterina ancora bambina, usavano fare e che la sovrana amava particolarmente tanto da custodirne gelosamente la ricetta.

E io che pensavo fossero francesi… così ”vezzosi” e coloratissimi! In realtà i costosi dolcetti sono “parenti” delle “fave dei morti”, i dolci di mandorla che io mangiavo sempre quando abitavo a Perugia, in occasione della “fiera dei morti” che si tiene, appunto, in occasione della ricorrenza di novembre!.

Ma scoprirete anche l’origine dei confetti che, udite udite, erano il classico after – dinner medievale mentre nel Rinascimento venivano lanciati a carnevale come gli attuali coriandoli, cosa che ha creato una certa confusione visto che in inglese i coriandoli si chiamano… confetti quando al contrario nel Cinquecento erano i confetti ad essere chiamati coriandoli!

Interessante l’analisi di tutti i regni, ducati, principati ecc che nel 1492 “affollavano” il nostro Paese: Lo Stato Pontificio, Il Regno di Napoli, di Sicilia, di Sardegna, i ducati di Savoia, di Milano, di Ferrara, di Modena e Reggio, di Urbino, i marchesati di Saluzzo, di Massa, di Ceva e Ormea, di Incisa, di Finale, di Alessandria, di mantova, le contee di Asti, Guastalla, Mirandola… le Repubbliche di Genova, Venezia, Firenze ecce cc, insomma una tale quantità di grandi e piccoli e piccolissimi feudi che hanno dato i natali a personaggi più o meno famosi! Nessuna sorpresa dunque, dicono gli autori, se ancora oggi in Italia abbiamo difficoltà a considerarci un Paese unito!

Bello il modo in cui gli autori riescono a inserire nella storia di questa incredibile sovrana anche la storia dell’arte con riferimenti interessanti ad artisti come Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Vasari (amico di Caterina) interessante anche il racconto di come “l’ars belli” sia arrivata a cambiare l’architettura, castelli e torri si trasformano con l’arrivo di armi da fuoco e cannoni.

Erano tempi in cui pittori famosi facevano ritratti a promessi sposi che arrivavano al matrimonio avendo visto solo il dipinto della moglie o del marito!

Caterina, donna intelligente che ebbe una vita difficile fin da neonata, non era purtroppo dotata di gran bellezza e se ne accorse subito il marito, Enrico II che, a detta degli autori, incontrata la moglie (poco prima del matrimonio) fece un pensiero più o meno di questo tipo: “ Mon Dieu, qu’elle est laide” nonostante i vestiti sontuosi e i gioielli degni di una regina!

“… lo sposalizio di Caterina de’ Medici con il principe Enrico di Valois, secondogenito del re di Francia… «la più grande unione combinata mai vista al mondo». Nel senso che quando la migliore aristocrazia francese si vede recapitare il seguente invito: «Enrico duca d’Orléans e Caterina de’ Medici duchessa di Urbino sono lieti di annunciare il loro matrimonio che avrà luogo il 15 agosto 1533 a Nizza, piazza centrale. RSVP» molti devono leggere il biglietto due volte per essere sicuri di aver capito bene. Perché, sotto il profilo del lignaggio, il matrimonio è fortemente squilibrato. Sulla carta lo sposo è duca e la sposa duchessa. La differenza è che lui lo è davvero, e pure figlio (cadetto) di re e discendente di un santo. Il ducato di Caterina, invece, è solo un titolo onorifico, unico souvenir di un dominio scippato dal prozio papa per suo padre Lorenzo, e ben presto tornato ai legittimi proprietari, i Della Rovere. È un po’ come se qualcuno sostenesse di possedere una Ferrari perché suo papà per un mese ne ha guidato una, rubata. In Caterina i due quarti di antica e purissima nobiltà francese derivanti dalla madre sono stati irrimediabilmente intorbidati dai due quarti di borghesia fiorentina, geniale quanto si vuole, ma senza pedigree risalente almeno alla prima crociata. Meno male che Enrico non è l’erede al trono, altrimenti sul trono di Ugo Capeto e di san Luigi rischierebbe di salire la discendente diretta di Medico di Potrone, un contadino del Mugello i cui figli e nipoti avevano fatto i soldi con il commercio della lana.

Purtroppo la povera Caterina dovrà fare i conti col fatto che il marito era già innamorato di un’altra ma si sa, gli interessi contano più di tutto e la sposa bambina (avevano solo 13 anni… precocissimi ma all’epoca si era fortunati se si arrivava a trent’anni sicchè! ) vista la vita che aveva fatto era molto matura e si rendeva ben conto che tutto sommato poteva passarci sopra, lei ora voleva rifarsi da tutti i torti e le sofferenze subite, questo contava!

Leggendo il libro scopriremo che Caterina è conosciuta anche come “la regina nera” per gli abiti neri da lutto che portò per metà della sua vita, gli autori però sostengono che avrebbe potuto essere chiamata anche “la regina viola” dal momento che era irresistibilmente attratta dall’occulto (il viola è un colore che evoca e simboleggia l’occultismo), dall’alchimia e dalla divinazione.

Questa caratteristica della sovrana fece sì che cattolici e protestanti la considerassero … sospetta! Ma quella era l’epoca del “Rinascimento magico” e Caterina non era affatto una “donnetta superstiziosa” ma una studiosa delle teorie di Copernico.

L’excursus storico che la vita di Caterina ci offre arriva, all’ultimo capitolo, raccontando del massacro di San Bartolomeo del 1572, un eccidio terribile che compromise la reputazione di Caterina, degli italiani e di tutti i Valois oltre che del cattolicesimo e di un uomo che in fondo ci si trovò in mezzo! Niccolò Machiavelli.

Interessante il fatto che dopo 450 anni questa strage è ancora impunita dal momento che non si conoscono ancora i responsabili pur avendo condannato in primis Caterina e suo figlio Carlo IX considerati assetati di sangue e potere.

Ma raccontare tutto è impossibile perché sono pagine e pagine di aneddoti e più di duecento note che, come dicevo prima, sono interessantissime da leggere, pertanto, nonostante Andrea Santangelo sia prossimo a pubblicare un nuovo libro, nonostante sia ancora fresco in libreria Eccentrici in guerra che vi consiglio, leggete questa Caterina che in effetti è Magnifica!

Caterina La Magnifica – Andrea Santangelo e Lia Celi – UTET libri

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