Ernesto Gallo e Giovanni Biava
Giovine Europa now
8 Settembre Set 2017 1434 08 settembre 2017

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: l’intelligenza artificiale vista da un non-esperto

Blade Runner
Blade Runner

Grazie a Domenico Giannino, che torna a scrivere con un tema tra tecnologia e politica. Blade Runner e Putin.

“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire

Monologo finale di Blade Runner

Esattamente fra due anni, nella Los Angeles distopica immaginata da Ridley Scott, l’androide Roy Batty pronuncerà il suo famoso monologo. Il tempo stringe e noi umani dovremmo iniziare ad interrogarci seriamente su come gestire l’avvento degli umanoidi.

Le migliori menti della nostra specie sono già al lavoro e – come sempre quando si ha a che fare con questioni complesse – si delineano due distinte linee di pensiero: da una parte gli ottimisti, guidati dal patron di Facebook Mark Zuckerberg, che elogiano le innumerevoli possibilità aperte dallo sviluppo dell'IA; dall'altra il gruppo guidato dal guru di Tesla, che enfatizza i possibili pericoli derivanti da questa forma di tecnologia. Nel dibattito è intervenuto, con il lucido pragmatismo che lo contraddistingue, il 'caro vecchio' Vladimir Putin, sottolineando come la leadership nel campo dell'intelligenza artificiale voglia dire un potere egemone sull'umanità. Riassumendo vi è, tra le élite economiche e politiche, la diffusa consapevolezza della delicatezza del tema e delle possibili implicazioni per il genere umano.

Le speculazioni teoriche potrebbero essere infinite ed eventuali predizioni sull'evoluzione del fenomeno – almeno per un non-esperto – potrebbero assomigliare più all'oracolo di una cartomante che a serie previsioni scientifiche. Resta indubbio il fatto che il sistema politico-giuridico dovrebbe prevenire piuttosto che affrontare il 'dilemma' IA, visto che, data la rapidità della sua evoluzione, quando il problema si presenterà come tale sarà troppo tardi anche per affrontarlo.

Allo stato attuale è possibile azzardare delle analisi sull'impatto dell'intelligenza artificiale sui sistemi politici in senso lato, senza immaginare degli scenari catastrofici in cui gli androidi scendono in strada ed iniziano ad ammazzare gli umani.

Un tema molto dibattuto è, innanzitutto, quello dei possibili effetti distorsivi dell'IA sui processi decisionali ed elettorali delle nostre democrazie. Ci sarebbe infatti più di un indizio sull'uso dell'intelligenza artificiale al fine di influenzare gli esiti delle presidenziali americane e del referendum sulla Brexit. Non è necessario immaginare complotti internazionali alla James Bond per rendere totalmente plausibile l'uso – tra l'altro del tutto legittimo – di tali tecnologie per 'bersagliare' in maniera più accurata gli elettori.

A preoccuparmi in tal caso non è tanto l'intelligenza della macchina quanto la stupidità dell'essere umano/elettore che, come da tradizione, vota di stomaco e non di testa. La complessità dei processi decisionali democratici richiederebbe una educazione politica del cittadino/elettore di cui, purtroppo, non si vede traccia.

Quando ero ancora un ragazzino ed il sorriso a 72 denti di zio Silvio illuminava gli albori della seconda repubblica, il giovane compagno Gene Gnocchi nella commedia "Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica" esaltava la liberazione dal lavoro, grazie all'avvento dell'automatizzazione, come un'alba di liberazione per il proletariato.

L'introduzione di diverse forme di intelligenza artificiale ha già cambiato, e continuerà a farlo ancora più profondamente nei tempi a venire, la nostra vita lavorativa. Per quanto a primo acchito possa non esaltarci essere sostituiti da una qualche forma di umanoide supertecnologico, forse Gene Gnocchi non aveva poi tanto torto, a patto che i governi decidano di affrontare adeguatamente il problema. Una qualche forma di reddito universale di cittadinanza potrebbe essere la soluzione adeguata, lasciando alle macchine la produzione ed agli uomini il compito di rendere il nostro mondo un posto migliore.

I problemi giuridici legati all'uso dell'intelligenza artificiale sono molteplici tanto che le istituzioni europee si stanno preoccupando di creare una comune cornice giuridica per regolare il settore.

Bisognerebbe in prima battuta evitare gli eccessi di coloro che ritengono viabile l'attribuzione di diritti a talune forme di IA, in quanto, dal punto di vista del diritto, sembra inaccettabile l'assunto dei sostenitori dell'intelligenza artificiale forte per cui un computer programmato opportunamente è davvero una mente. I criteri della 'biologicità' o comunque della necessità di essere programmato potrebbero funzionare adeguatamente come un argine a tali ridicole derive giuridiche, anche dinanzi ai più complessi sistemi di intelligenza artificiale.

A lasciarmi parimenti perplesso – forse per la mia 'ignoranza tecnica' sullo stato dell'arte nel settore dell'IA – è la creazione di forme ad hoc di personalità giuridica per le macchine dotate di intelligenza artificiale. La personalità elettronica contenuta nella proposta di inizio anno del Parlamento europeo – con la prospettiva di classificare gli automi come persone elettroniche responsabili delle proprie azioni – non risulta molto convincente.

Semplificando oltremodo la questione, poniamo l'ipotesi che domani mattina io decida di comprare un leone di nome Attila, allevato da Carlo ed addestrato da Sara. Se dopo qualche giorno Attila dovesse sviluppare – non senza le dovute ragioni – una sana antipatia per mia suocera e decidesse di distruggerle il salotto, chi dovrebbe pagare per i danni? Io, Carlo o Sara? Certamente io. Perché, se a distruggere il salotto di mia suocera fosse il mio bellissimo umanoide, dovremmo sentire la necessità giuridica di attribuirgli qualche forma di personalità? È indubbio comunque – come egregiamente evidenziato da Ryan Calo nel suo recente articolo "Robots in American Law" – che la robotica inizi "a porre nei tribunali sfide legali inedite che i giudici non sono in una posizione adeguata per affrontare" e ciò richieda un adattamento delle classiche categorie giuridiche.

Alla luce delle possibili evoluzioni dell'intelligenza artificiale ad essere maggiormente preoccupante, almeno a mio modo di vedere, è il fatto che gli sviluppi di tale settore siano per lo più in mano a grosse multinazionali. Tali attori, pur non avendo un piano di dominazione globale, hanno certo l'esigenza di massimizzare i profitti e ciò potrebbe spingere ad un uso eticamente discutibile – si pensi alle controverse armi robotiche – di tali nuove forme di intelligenza.

Ancora più preoccupante è infine la corsa per il predominio nel settore dell'IA tra le varie potenze mondiali, che potrebbe, come lucidamente sottolineato da Putin, trasformarsi, se non lo ha già fatto, in una gara senza regole per il predominio globale.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook