Alberto Cazzani
Liberalizzazioni immaginarie
22 Settembre Set 2017 1632 22 settembre 2017

Atac, il sonno della ragione genera mostri

Atac
ANDREAS SOLARO / AFP
ANDREAS SOLARO / AFP

Atac: mi rendo conto che, con quanto sta succedendo, per un alfiere delle liberalizzazioni come me, parlarne è come ciondolare il cappio a casa di un condannato a morte. Tuttavia, da una parte la pena capitale non è stata ancora emessa. Sebbene non si vedano alternative. Dall’altra la marea di polemiche, dichiarazioni, inesattezze e informazioni claudicanti, fornite dai diretti interessati – leggi Campidoglio – ci portano a dire che, ahinoi, non possiamo ancora scrivere una pagina conclusiva di questa brutta faccenda. Peggiore di Alitalia. A meno che proprio gli errori commessi con la compagnia di bandiera anni fa non ci portino a delle soluzioni più opportune. Nel senso di accettabili per il mercato in quando nate dal mercato.

Se fossimo in un regime di vere liberalizzazioni infatti, nessuno si scandalizzerebbe per l’offerta di un campione nazionale, oppure di un’azienda straniera. Un po’ come sarebbe dovuto andare con Alitalia. Se la compra chi può. In termini di expertize, efficienza e piano industriale.

Un po’ come ha fatto Busitalia, la controllata di Ferrovie dello Stato, che ha acquisito l’olandese Qbuss. Operazione dai tratti discutibili, é vero. Ma, se non fosse per lo status di società pubblica della holding, che fa scricchiolare i valori del liberismo, l’operazione meriterebbe tutto il nostro plauso. É un esempio di respiro europeo e di Made in Italy che va all’estero.

L’idea potrebbe anche essere buona. Ma chi se la piglia l’Atac? Quale gigante del Tpl oserebbe mettere mano su un dossier tanto rovente? Non si tratta solo degli 1,3 miliardi di debito accumulati. E tanto meno dei 13mila dipendenti, da confermare o da sfoltire. L’Italia del servizio pubblico ha un vizio normativo, che il mercato non sa come scalfire

L’idea potrebbe anche essere buona. Ma chi se la piglia l’Atac? Quale gigante del Tpl oserebbe mettere mano su un dossier tanto rovente? Non si tratta solo degli 1,3 miliardi di debito accumulati. E tanto meno dei 13mila dipendenti, da confermare o da sfoltire. L’Italia del servizio pubblico ha un vizio normativo, che il mercato non sa come scalfire. La coincidenza tra chi controlla e chi é controllato infatti implica una serie di conflitti di interessi cui né il legislatore né la politica vogliono assumersi l’impegno di sciogliere. Una norma serie su privatizzazioni e liberalizzazioni dovrebbe partire proprio da questo.

Nel frattempo il sonno della ragione genera mostri. È il caso del referendum promosso dai Radicali. Capisco la loro giusta e in alcuni casi fruttuosa tendenza a queste boutade. Però è ragionevole che un movimento politico chieda il parere della cittadinanza per un’operazione di mercato? Ancora più incomprensibile poi è il ministro Calenda che risulta tra i firmatari di questa iniziativa. Lui, che con il ministero dello sviluppo economico dovrebbe aprire il servizio pubblico al libero mercato!

Ma a noi piace continuare a sognare. Magari un giorno, da Francoforte, Barcellona o Medellín, insomma da qualche città – meglio se italiana – davvero innovativa in fatto di mobilità, verrà qualcuno, coraggioso e visionario, per acquistare l’Atac e farne un fiore all’occhiello del Tpl nazionale. Il prerequisito è semplice: efficienza!

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