Stefania D'Amore
Alta Fedeltà
22 Settembre Set 2017 2100 22 settembre 2017

Doisneau & Pennac, il Novecento dei piccoli dettagli. Tra ferie retribuite e pranzi di famiglia

Doisneau Pennac Ippocampo

"Insieme abbiamo riso molto, c'era tra noi una fraternità di sguardo verso il mondo". Con queste stesse toccanti parole di Daniel Pennac, a proposito dell'amicizia con Robert Doisneau, si potrebbero descrivere alla perfezione "Le vacanze" e "Vita di famiglia" (L'ippocampo).

La rinascita dopo la Guerra, il lento riprendere della vita di tutti i giorni e delle sue piccole cose, la società delle vecchie e nuove generazioni a confronto, la banlieue francese, l'avvento del bikini, le macchine stracolme pronte a portarci in vacanza, le stazioni affollate, i bambini in attesa del treno: Doisneau cattura l'umanità dei dettagli, sceglie di raccontare le storie di tanti volti ed esistenze, lasciandoci però intendere qualcosa di più grande. Il cambiamento di un'epoca, la nascita di nuove classi e contraddizioni sociali: la Storia, insomma, fa da cornice ai ricordi di famiglia di ognuno di noi.

A cucire il racconto fotografico, da vero rapsodo qual è, Pennac ci mette del suo: con eleganza, delicatezza ed amorevole ironia lo scrittore della saga di Belleville tesse le fila di questi due deliziosi volumi (giunti nelle librerie nostrane grazie alla casa editrice L'Ippocampo con la traduzione di Yasmina Melaouah). Ne "Le vacanze" i due artisti esplorano la nascita di un vero e proprio fenomeno sociale, lavorativo e sindacale, quello del "diritto alla vacanza", delle "ferie retribuite" (introdotte in Francia nel 1936 dal Fronte popolare) e di come tale avvenimento abbia rivoluzionato le famiglie, il ruolo dei genitori, il mondo del lavoro, l'infanzia dei piccoli (ed i loro ricordi), le tradizioni ed i costumi di un intero paese e delle sue generazioni fino agli anni Sessanta. "Vita di famiglia", poi, entra nelle case dei francesi: la disperazione della Guerra ha finalmente lasciato posto alla serenità di tornare a pensare ad un futuro, alla speranza di poter progettare, crescere. Ripartendo dalla certezza più solida ed intima, quella della famiglia dei suoi riti.

Ai furtivi momenti di semplice felicità immortalati da Doisneau, ecco che allora si legano con naturalezza i ricordi tra il vero ed il fantastico, tra l'ordinario e lo straordinario di Pennac. Impossibile non sorridere ai cambiamenti sociali più significativi immortalati dai due autori, come "l’avvento dell’igiene", la scoperta dell’autoradio, "il buffet Enrico II" tipico di molte case e famiglie del tempo ("Un affare di legno scuro, con tanto di colonnine, cornice, mondanature, ferramenta varia, specchio, che conteneva gli oggetti liturgici delle nostre domeniche: tovaglia immacolata, calici di finto cristallo, ampolle di olio e aceto, confetti dell’ultimo battesimo e candeline del prossimo compleanno").

Un tocco di malizia, tanto umorismo ed una costante raffinatezza ci accompagnano per mano in quel che è un (delizioso) melanconico viaggio nel tempo, dal quale sarà impossibile distaccarsi ed uscirne. Perché sarà difficile - diciamo pure inutile - dimenticare i volti di questa Francia, abbandonare le tavole di queste famiglie: "Il problema, con le storie di famiglia, è che siccome una tira l’altra è facile che dal pranzo si passi senza accorgersene alla cena".

E allora rimaniamo seduti qui, in attesa del dolce, del digestivo, del caffè, dell'ammazzacaffè. Ancora per un po'.

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