Daniele Grassucci
Dopo Skuola
13 Ottobre Ott 2017 1618 13 ottobre 2017

Alternanza scuola lavoro: perché gli studenti protestano

Sciopero Alternanza

I ragazzi scendono in piazza per protestare contro l’alternanza scuola lavoro. Il 13 ottobre verrà ricordato come il giorno della prima manifestazione studentesca che mette nel mirino uno dei cardini della legge 107/2015 (La Buona Scuola). Tanti, specialmente nell’ultimo anno, gli spunti per alimentare il malcontento: scuole che gestiscono non proprio alla perfezione il periodo di tirocinio, aziende che non sempre interpretano la presenza dei ragazzi sul posto di lavoro nel modo corretto, carenza di informazioni e scarso coordinamento. Ma, nonostante questo, l’alternanza scuola lavoro inizia a funzionare. Anche se ovviamente siamo solo all’inizio di un percorso, in un periodo di rodaggio: c’è ancora tanto da fare. A confermare queste sensazioni sono direttamente gli studenti. Grazie al loro aiuto, Skuola.net ha potuto stilare un primo bilancio sull’alternanza. Intervistando circa 4.500 studenti di terzo e quarto anno – alla fine dell’anno scolastico 2016/2017 – è stato così possibile fotografare la situazione nell’anno in cui l’alternanza è entrata davvero a pieno regime.

Il 95% degli studenti durante lo scorso anno scolastico ha svolto un periodo di alternanza. Ma 1 su 4 è stato costretto a farlo 'simulato', rimanendo a scuola. Ma le cose migliorano: l'anno precedente oltre la metà non era andata in azienda.

Partiamo dalle note positive: all’inizio della scorsa estate, il 95% dei ragazzi aveva svolto o avrebbe svolto a breve un periodo di alternanza. L’anno precedente, ad esempio, nello stesso periodo, la rilevazione attestava il tasso di adesione all’85%, relativamente solo ai ragazzi del terzo anno, i primi ad essere coinvolti dall’obbligo derivante dalla legge 107. Quest’anno, poi, i percorsi di alternanza sono stati maggiormente integrati nel calendario scolastico: quasi 7 ragazzi su 10 ad inizio maggio avevano già svolto le attività previste. Tra loro, circa la metà degli studenti si è trattenuto in azienda per 10 giorni o più (il 53% di questi in strutture private, il 47% presso le pubbliche amministrazioni), con picchi nel caso degli istituti professionali. Ma, per gli altri, difficilmente si scende sotto la settimana di permanenza.

Anche se, onestamente, sono ancora troppi quelli che l’alternanza sono costretti a farla a scuola e non in un’azienda: il 27%, ovvero più di 1 su 4. Per loro è davvero arduo trovare una sistemazione adeguata. L’alternativa? Sono dei surrogati che si sostanziano in progetti di gruppo da realizzare in classe (35% di chi non va in alternanza), simulazioni di gruppi di lavoro (14%), conferenze (16%), incontri con esperti (13%). Si tratta tuttavia di un dato in decisa diminuzione rispetto allo scorso anno, quando sfondava di poco quota 50%.

Il 14% ha fatto fotocopie o portato i caffé; al 12% non gli hanno fatto fare nulla. Per 1 ragazzo su 3 le attività non erano coerenti con gli studi. Il 16% non ha avuto un tutor. Quasi 1 su 5 non è stato formato sulle norme di sicurezza

Tuttavia, uscire dalla propria classe non sempre è sinonimo di esperienza realmente formativa. Gran parte delle polemiche dell’ultimo anno si sono concentrate su questo. Al 14% di quelli che sono andati in azienda, ad esempio, è stato chiesto di svolgere compiti di contorno (fare le fotocopie, portare i caffè, fare le pulizie) e il 12% ha raccontano di non aver fatto nulla. Situazioni a cui, però, fa da contraltare il 33% che ha svolto mansioni pratiche insieme al team aziendale. A una quota simile, invece, le cose vengono solo spiegate (per fortuna anche dal punto di vista pratico); mentre per un altro 10% ci si ferma alla pura teoria.

Ma, anche quando si fa qualcosa, non è detto che ciò corrisponda ai propri interessi: per 1 ragazzo su 3 le attività non avevano nulla a che fare con gli studi svolti o con le inclinazioni personali. Le aziende, probabilmente, non sono ancora organizzate per accogliere degli adolescenti, lo dimostra il fatto che il 16% degli ‘alternanti’ non ha avuto un tutor che lo seguisse e il 28% lo ha visto solo per qualche ora. È vero che più della metà (56%) ha trovato una persona che l’affiancasse tutto il tempo. Ma non è sufficiente.

Situazione carente anche sul fronte ‘sicurezza’: appena 1 ragazzo su 4 (il 24%) riceve una formazione ad hoc sulle norme di sicurezza direttamente in azienda; nel 57% dei casi, invece, se ne occupa la scuola (in maniera, dunque, un po’ astratta), mentre addirittura 1 studente su 5 (19%) si mette al lavoro senza sapere come comportarsi in caso di pericolo.

Il 40% degli 'alternanti' non ripeterebbe l'esperienza

Tutti gli elementi indicati finora si traducono, purtroppo, in una diffusa insoddisfazione: il 40% dei ragazzi, potendo, non ripeterebbe l’esperienza. Un tirocinio che, comunque, per i tre quarti degli intervistati è stato lo stesso utile a capire come funziona un’azienda. Se, perciò, si riuscisse a far corrispondere la sostanza alla forma i dati sarebbero destinati a migliorare rapidamente. Anche se, al di là delle aziende, pure le scuole potrebbero fare di più. Innanzitutto perché sono ancora troppi gli istituti (44%) che non danno alternative agli studenti, ma scelgono al posto loro il luogo in cui far svolgere l’alternanza; un numero di poco inferiore a quanti, invece, possono selezionare tra varie opzioni (il 56%).

E poi c’è l’atteggiamento dei professori, che a volte rallenta il buon esito del tirocinio: la maggior parte (60%) giustifica gli alunni, posticipando interrogazioni e compiti o tentando di dargli una mano a recuperare le ore di scuola perse; ma il 40% non sente ragioni e va avanti come se nulla fosse. Lasciando immune dall’ansia del ritorno in classe solo quel 16% di studenti che l’alternanza la svolge durante le pause della didattica, in particolare l’estate (dato composto soprattutto dai ragazzi degli istituti professionali).

Numeri che, messi a sistema, ci dicono soprattutto una cosa: la crisi di rigetto che il sistema formativo e quello produttivo hanno vissuto quando è stato introdotto l’obbligo dell'alternanza per gli studenti dell’ultimo triennio si sta pian piano superando. Aumentano, infatti, le aziende disponibili ad ospitare i giovani. Ma non sempre a ciò corrisponde una maggior qualità dei tirocini. Parallelamente, poi, scuole e professori non si dimostrano sempre disponibili ad accompagnare gli studenti in questo percorso: quasi la metà si ritrova catapultato sul posto di lavoro senza una necessaria introduzione da parte della scuola oppure si confronta con professori ostili e poco inclini a esentare da verifiche e interrogazioni al rientro in classe. Sintomo di una ancora scarsa integrazione tra le due fasi del percorso formativo. Quanto basta per non abbassare la guardia e continuare a lavorare per migliorare il sistema. La macchina dell'alternanza è ben avviata. Importante, a questo punto, è non sbandare.

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