Daniele Grassucci
Dopo Skuola
20 Ottobre Ott 2017 1719 20 ottobre 2017

Cresce la scuola dei 'nuovi italiani': siamo sicuri che sia un problema?

Scuole Multietniche

La scuola è lo specchio dei tempi. Come cambia la società, così mutano anche le dinamiche interne al mondo dell’istruzione. Forse anche più velocemente rispetto a quello che c’è fuori. Se, dunque, gli ultimi dieci anni hanno visto il boom dei flussi migratori, con persone di tutte le etnie e nazionalità che si sono stabilite in Italia e hanno messo su famiglia, è naturale che si sia modificato pure il volto delle nostre classi. Ha fatto scalpore la notizia di una mamma di Modena che ha ‘dovuto’ ritirare da scuola la figlia ‘discriminata dai suoi 18 compagni di classe, tutti stranieri, perché diversa da loro’. Ovviamente questa è un caso estremo. Sono tante le storie positive d’integrazione.

Bisogna, comunque, farsene una ragione: al giorno d’oggi è molto probabile che il vostro compagno di banco (o, se siete genitori, quello dei vostri figli) sia un bambino o un ragazzo le cui radici affondano in ben altre latitudini. Con tutti i vantaggi ma anche con i limiti che ne derivano. Perché la convivenza tra culture diverse non sempre è facile. Ma, molto spesso, quello che ci siede a fianco è straniero solo per lo Stato. Per il resto è un italiano come noi. Ma conoscere i numeri ci può dare lo stesso un'idea di dove stiamo andando.

Nel 2015/2016 circa 815mila ragazzi stranieri hanno frequentato le scuole in Italia.
Dieci anni fa erano la metà!

Nell’anno scolastico 2015/2016 – in base alle statistiche diffuse dal ministero dell’Istruzione - sono stati quasi 815mila i ragazzi d'origine straniera che hanno frequentato le scuole - asili, elementari, medie e superiori - nel nostro Paese. Alunni e alunne con cittadinanza non italiana che, ormai, rappresentano circa un decimo della popolazione studentesca: sono il 9,2% del totale, quasi 1 su 10. Una crescita esponenziale la loro, basti pensare che solo dieci anni fa erano circa la metà: nell’anno scolastico 2005/2006 erano 431mila e rappresentavano appena il 4,8% di tutti gli studenti.

Ma l’impennata è iniziata molto prima, grosso modo all’inizio del nuovo millennio: se nel 1995/1996 nelle nostre aule solo 50mila studenti – appena l’1% del totale – erano stranieri, cinque anni dopo erano già il triplo. Un dato che continuerà a crescere per tutto il decennio successivo, fino a stabilizzarsi negli ultimi tempi (dal 2013/2013 le cifre sono pressoché immutate).

Anche se, come accennato, proprio tutti stranieri non sono: il 60%, infatti, è nato in Italia (nel 2015 erano il 5%). Segno che gli italiani di ‘seconda generazione’ avanzano: un tema al centro del dibattito sulla legge sullo Ius soli (che riconoscerebbe la cittadinanza dello Stato in cui si nasce). Difficile far finta di niente. La scuola è l’emblema di un Paese che sta cambiando. Dobbiamo adeguarci. Altrimenti c'è qualcosa che non torna.

Il 60% degli studenti 'non italiani' è nato nel nostro Paese.

A mutare, però, non è solo l’aspetto numerico. Anche la geografia ha subito l’influsso del quadro socio-politico del momento. Così, se negli anni ’90, gli studenti ‘non italiani’ provenivano soprattutto dai Paesi dell’Est (Polonia su tutte) e dal Corno d’Africa (Etiopia, Eritrea, ecc.) oggi, a questi, si sono aggiunti i figli dei migranti che approdano in Italia da nazioni in guerra - Africa settentrionale e centrale, Medio Oriente - dall’Est Asiatico (Cina in primis), da molti altri Stati europei (come Romania e Ucraina). Un meltin pot che ha generato la situazione attuale.

Le nazioni più rappresentate? Il podio è composto da Romania (quasi 158mila alunni, il 20% della componente studentesca straniera) i cui numeri si sono addirittura triplicati nell’ultimo decennio. Molto distanti Albania (111mila, 14%) e Marocco (102mila, 12%). Presenti, però, anche tanti cinesi (raddoppiati rispetto al 2005: sono 45mila, il 5%), filippini (26mila, 3,2%), indiani e moldavi (25mila, 3%). Nel complesso, dieci nazionalità – alla lista vanno aggiunte Ucraina, Pakistan e Tunisia - assorbono da sole il 70% degli studenti stranieri

Romania, Albania e Marocco le nazioni che 'prestano' più alunni all'Italia.
Cina, India e Filippine subito dietro

Anche se va detto che la distribuzione sul territorio è molto disomogenea. Il 20% delle scuole, ad esempio, non ha nessun alunno straniero, la maggioranza – il 59% - ha invece una percentuale di ‘non italiani’ più o meno in linea con la media generale (fino al 15%). Nel 15,5% dei casi la quota si attesta tra il 15% e il 30% di presenza straniera. Ma nel 5,5% delle scuole i ‘non italiani’ superano il 30% del totale degli studenti.

Sono soprattutto quegli istituti che si trovano nelle città col maggior numero di stranieri: scontato il predominio della Lombardia, dove ci sono ben 204mila studenti di tante nazionalità diverse (sono il 25% del totale, un quarto): qui quasi 1 studente su 7 è straniero. Seguono Emilia-Romagna (96mila, circa 12%), Veneto (92mila, quasi il 7%) e Lazio (77mila alunni stranieri, il 10% del totale).

Tra le città, spiccano Milano (10,1% di studenti stranieri), Roma (7,5%) e Torino (4,7%). Anche se le cose cambiano di netto se mettiamo i numeri in rapporto alla popolazione studentesca generale. In questo caso domina Prato, dove la forte presenza soprattutto cinese fa schizzare il dato: quasi 1 alunno su 4 è straniero (il 23%). A Piacenza e Mantova circa 1 su 5, rispettivamente il 21% e il 18%.

In Lombardia quasi 1 studente su 7 è straniero.
Milano, Roma e Torino le città con le classi più multietniche

Uno scenario che, a cascata, presta il fianco a mille considerazioni. Prima su tutte quella sulle concrete possibilità che quanto prima l’integrazione sia raggiungibile in tutto e per tutto, non solo a parole. Un recente sondaggio di Skuola.net ha cercato di verificare proprio a che punto siamo, intervistando direttamente i ragazzi. Ebbene, tutti vivono senza problemi la convivenza con un compagno di classe ‘non italiano’: per il 65% il colore di pelle o le tradizioni differenti non influenzano il giudizio, per un altro 30% i fattori etnico-culturali si fanno sentire ma sono lo stesso ininfluenti, solo il 5% è diffidente.

Ma, nella realtà, le cose cambiano: oltre la metà degli studenti svolge i compiti in casa di un compagno straniero senza problemi. Ma 1 su 3 ha poca confidenza con i ‘non italiani ‘ presenti in classe. In 1 caso su 10 sono addirittura i genitori ad opporsi alla frequentazione. Numeri simili se la osserviamo dal punto di vista degli stranieri, ma solo 1 su 4 cerca di fare gruppo solo con altri stranieri.

Per non parlare del fatto che, in questo decennio di profondi mutamenti sociali, il numero degli studenti è grosso modo immutato. Un dato che, messo a sistema con l'impennata della presenza straniera nelle aule, significa una fatto solo: i 'nuovi italiani' sono il futuro, una risorsa da valorizzare. Senza di loro, probabilmente, tanti istituti si sarebbero 'impoveriti' a tal punto da dover chiudere sezioni, accorpando più classi, per carenza d'iscritti. Ne avrebbero risentito anche i docenti che, con una platea dimezzata, avrebbero forse rischiato di diventare troppi, in esubero. E ancora: le università sarebbero state gradualmente a corto d'iscritti e il mercato del lavoro faticato a trovare tutte le risorse umane necessarie. Insomma se il Paese, proprio negli ultimi dieci anni, nonostante tutto ha retto, parte del merito è anche degli italiani di 'seconda generazione'. E non possiamo ignorarlo.

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