Daniele Grassucci
Dopo Skuola
24 Ottobre Ott 2017 1646 24 ottobre 2017

Quando il “poraccismo” delle scuole diventa marketing per le aziende

Carte Fedelta

Una volta con i bollini della spesa si riempiva la propria casa con l’ennesimo servizio di piatti. Oggi, invece, si rende migliore la scuola dei figli. Tutta colpa della carenza di fondi e del modo in cui negli ultimi anni sono stati trascurati i nostri istituti. Tali da rendere normale, almeno nell’immaginario collettivo, mandare i propri figli a scuola con un pacco di carta igienica e una risma di carta per le fotocopie. Così sempre più aziende della grande distribuzione, nei primi mesi dell’anno scolastico, propongono iniziative a metà strada tra il marketing e l’utilità sociale: aiutare le scuole ‘donando’ attrezzature informatiche e materiale didattico (lavagne interattive, tablet, computer, cancelleria, attrezzi sportivi, ecc.). Ma non è proprio un’operazione di filantropia a titolo gratuito. In ballo non c’è solo un po’ di pubblicità in più. Tutto questo ha un prezzo. Specialmente per le famiglie.

Il sistema funziona grosso modo così: i clienti spendono e ricevono in cambio dei buoni da consegnare alle scuole; queste si registrano al programma fedeltà e una volta raggiunto un numero sufficiente di ‘bollini’, richiedono – come nella più classica delle raccolte punti – i ‘premi’ desiderati tra quelli in catalogo; le aziende, infine, consegnano il materiale. Una triangolazione che mette al centro l’istruzione ma che, in realtà, sembra anche essere utile a migliorare le vendite. E che, al tempo stesso, certifica lo ‘stato di necessità’ che sta attraversando il nostro sistema scolastico.

L’elenco è abbastanza corposo, anche solo limitandoci alle iniziative previste per l’anno scolastico in corso (perché, per molti di questi soggetti, non si tratta di novità). C’è, ad esempio, Esselunga che con l’iniziativa ‘Amici di scuola’ consegna nelle mani dei clienti un voucher ogni 25 euro di spesa che, unito a molti altri, verrà convertito in attrezzature informatiche o didattiche. Invece il gruppo Simply/Auchan ha allestito una ‘raccolta codici’ chiamata ‘Scuola facendo’: sui tagliandi distribuiti alle casse (uno ogni 15 euro di spesa) c’è infatti un codice a barre che gli istituti possono caricare su un portale dedicato e accedere al catalogo dei premi (dal kit per il disegno agli strumenti musicali, passando per le visite guidate). Simile il progetto ‘Insieme per la scuola’ di Conad, in partenza nella primavera 2018: 1 bollino ogni 15 euro, con un codice da registrare su un’App, con cui monitorare i punti raccolti.

Anche le compagnie petrolifere, però, si sono volute gettare nella mischia. È il caso di TotalErg che, fino al prossimo aprile, con ‘In viaggio per la scuola’ converte il rifornimento di carburante in buoni da consegnare agli istituti. E poi ci sono tutte quelle iniziative a livello regionale o provinciale, messe in piedi da imprese medio-grandi, che danno la possibilità di donare alle classi beni e servizi: giornate di laboratorio, gite d’istruzione, dispositivi tecnologici, libri, set per il disegno. Nei vari cataloghi si trova un po’ di tutto.

Ma, quest’anno, c’è un elemento di novità: le scuole stanno prestando il fianco alle imprese in maniera sempre più calorosa. Le risorse ridotte al lumicino, fattore ormai endemico al sistema didattico del nostro Paese, si traducono in una sorta di marketing involontario. Pur di rendere innovative le aule, di ammodernare gli spazi comuni e di restituire ai ragazzi ambienti dotati di tutte le attrezzature necessarie, gli istituti finiscono per promuovere queste iniziative anche più del dovuto. Così, sui siti di molti scuole (elementari, medie o superiori non fa differenza), hanno fatto la propria comparsa degli annunci che invitano docenti, famiglie e dipendenti a rispondere all’appello. Trasformando le bacheche degli avvisi in volantini pubblicitari virtuali. Verificarlo è semplice: basta andare su Internet e cercare il nome dell’iniziativa più la dicitura ‘gov.it’ (i siti delle scuole sono, infatti, sotto il dominio del governo italiano). La ricerca produrrà le pagine web in cui viene menzionata l’iniziativa. E non sono poche.

Con frasi del tipo “Vista la carenza di dispositivi tecnologici nella scuola, si confida nella partecipazione” oppure “La tipologia ed il numero delle attrezzature e del materiale che è possibile ricevere sono direttamente proporzionali al numero dei buoni raccolti” o, ancora, “Ringraziamo chi vorrà aiutarci e ricordiamo che in ogni scuola dell’Istituto c’è un punto raccolta”, i presidi cercano di sensibilizzare tutti alla collaborazione. E, nel frattempo, le aziende vedono incrementare la clientela. Quale genitore non desidera che il figlio studi in condizioni ottimali. Uno scambio alla pari? Non proprio. Come nella migliore tradizione delle carte fedeltà per avere i premi migliori bisogna comunque spendere. Non sarebbe, forse, meglio organizzare una colletta di classe?

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