Elisabetta Favale
E(li's)books
26 Ottobre Ott 2017 0600 26 ottobre 2017

La madre di Eva, viaggio d’amore nel mondo transgender

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La madre di Eva è il primo libro che leggo di Silvia Ferreri, sono 195 pagine così cariche di sentimenti che finisci per rimanerne sopraffatto.

Eva, il nome della prima donna, etimologicamente Eva significa “vivente” o anche “che suscita la vita”, un nome e un destino si sarebbe portati a pensare.

Invece è ben diversa la vita che questa Eva fin da piccola immagina per se stessa e la madre, lei più del padre, si accorgerà prestissimo di tutto quanto.

Un viaggio alla scoperta della cosiddetta “disforia di genere” (“difficoltà di sopportare” dal greco “dys” male + “phé- rein”, sopportare) che si manifesta nei soggetti in cui è marcata la differenza tra il genere espresso e il genere assegnato. Si sa che i bambini già intorno ai 3-4 anni consolidano la propria identità ed Eva mostra immediatamente a sua madre, a tutti, quel che è, sicuramente non una bambina a cui potranno piacere nastri e bambole.

Silvia Ferreri ha scritto un lungo monologo in cui questa madre racconta alla sua unica figlia ogni sentimento e risentimento, ogni paura, ogni pentimento per cose fatte o non fatte.

Cosa provano i genitori di una figlia che sceglie un percorso di “transizione” verso un altro sesso? Cosa prova una madre che deve accompagnarla per farla tornare a nascere ed essere un altro essere umano, diverso da quello che lei aveva partorito?

Il tormento di un genitore costretto a decidere come comportarsi, cosa è meglio per quella figlia destinata a subire la mancanza di accettazione dei coetanei, i primi conflitti sociali. Qual è la cosa giusta? La tentazione di adottare il cosiddetto “trattamento correttivo” per riuscire ad “allineare” l’identità di genere con il sesso biologico è comprensibile, ma cosa costa alla figlia e cosa costa in termini etici e morali al genitore che decide di sopprimere quello che è il senso del sé, l’identità della figlia.

Ma questa è una madre speciale e così tenta dapprima la "terapia del supporto", cerca di essere paziente, di aspettare e soprattutto di proteggere questa figlia da sicure angherie ed è un atto di coraggio, poi si fa da parte e lascia che altri siano la guida in un percorso ad ostacoli in cui gli errori di un genitore sono in agguato perché il carico di responsabilità e di dolore è troppo grande.

Bravissima Silvia Ferreri a raccontare le difficoltà psicologiche di una madre e di un padre che scelgono, infine, di seguire la figlia nelle sue scelte. Sorprendenti le capacità che Silvia Ferreri dimostra quando si tratta di raccontarsi madre di Eva, bellissimi i passi in cui porta alla luce le incertezze che tormentano questa donna, la sua solitudine e il forte senso di inadeguatezza.

“ Ho chiuso le mani sulle tue, ho guardato il tuo corpo per l’ultima volta. Così come te l’avevo fatto. Speravo bastasse. Le madri sbagliano sempre. Io evidentemente di più”

Commozione e dramma, confessione, in La madre di Eva Silvia Ferreri mi ha ricordato un altro monologo, quello di Oriana Fallaci in Lettera a un bambino mai nato, gli interrogativi erano altri ma il calore, il sentimento e l’amore che trasudano dalle parole di queste due donne è travolgente, vi ricordate? Cominciava così:

Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto , in quel buio, s’è acceso un lampo di certezza: si c’eri. Esistevi. È stato come sentirsi colpire in petto da una fucilata. Mi si è fermato il cuore. E quando ha ripreso a battere con tonfi sordi, cannonate di sbalordimento, mi sono accorta di precipitare in un pozzo dove tutto era incerto e terrorizzante. Ora eccomi qui, chiusa a chiave dentro una paura che mi bagna il volto, i capelli, i pensieri. E in essa mi perdo”.

Invece La madre di Eva comincia così:

“ Sono qui Eva, sono accanto a te. Sono seduta nel corridoio freddo di fianco alla sala operatoria, dove tu sei sdraiata, nuda, per l’ultima volta donna, bambina, femmina. Non mi senti e non mi vedi ma sono qui. Non ti lascio. Ho promesso che ci sarei stata fino alla fine e sono qui. Ti ho portata in capo al mondo a farti smembrare come un agnello sacrificale e resto con te fino al compimento di questo sacrificio estremo. Fino a quando tu non sarai più tu e al posto tuo ci sarà una persona nuova.”

Un rapporto indissolubile dunque, il “finchè morte non ci separi” che lega una madre, un genitore, al proprio figlio, gli altri personaggi di questa storia, compreso il padre di Eva, sono solo delle comparse, tutti ben delineati e credibili, bellissima anche l’analisi che Silvia Ferreri fa del rapporto che aveva legato questa donna a suo padre, un padre che si era dimostrato incapace di mostrare sentimenti e che aveva cercato e trovato riscatto nell’accudimento di questa nipote, femmina, la bambina, la sua bambina.

Assolutamente da leggere La madre di Eva perché è una storia d’amore, un amore puro e disinteressato, ed è una storia che aiuta anche a capire molte cose sulla realtà di chi vive una vita non sua e non ha la possibilità, la capacità, la fortuna di avere una madre come quella di Eva.

La madre di Eva – Silvia Ferreri – Neo Edizioni 2017

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