Alberto Cazzani
Liberalizzazioni immaginarie
1 Novembre Nov 2017 0730 01 novembre 2017

Lo strano caso delle Ferrovie che vogliono prendersi il trasporto su gomma (e quel conflitto d’interesse di cui nessuno parla)

Autobus

Il libero mercato è come uno sport. In entrambi i casi è richiesta preparazione atletica corretta, quindi non dopata, fair play durante il gioco e obiettività del giudice di gara. Il trasporto pubblico locale – a dispetto di chi crede che sia un mercato aperto a tutte le imprese – non sempre si è rivelato così sportivo. Conflitti d’interesse e ricorsi al Tar sono ordinaria amministrazione. In teoria non dovrebbe essere così.

Tanto per fare degli esempi. In Toscana, dopo che la gara per il servizio di traporto pubblico su strada nell’intera regione era stata aggiudicata ad Autolinee Toscane, controllata dalla francese Ratp, (perdente nella contesa Mobit, controllata da Busitalia, che a sua volta fa parte dell’arcipelago di Ferrovie dello Stato), il Tribunale amministrativo manda tutti alla Corte Europea. Sapete perché? I francesi sarebbero assegnatari a casa loro di servizi in house. Peccato che non si dica nulla ovviamente su eventuali servizi in house del gruppo Fs. Accade una cosa simile il mese dopo in Friuli. La società locale “Tpl Fvg Scarl” (Gruppo Arriva) vince l’appalto per il servizio di bus per tutta la regione. L’altro concorrente, Busitalia-Sita Nord, fa ricorso. E il Tar annulla la gara. Due indizi sono una coincidenza. Nel frattempo però a Pavia, il Tribunale amministrativo sentenzia che il consorzio Tplo, composto da aziende storiche del territorio, non è permanente. Quindi l’appalto viene assegnato ad Autoguidovie; società in partnership con Busitalia, quindi sempre Fs. Siamo al terzo indizio. E quindi alla prova. E cioè che Ferrovie dello Stato, tramite le sue controllate, sta cercando di mettere il cappello sul Tpl su gomma. Ma non riuscendo a vincere le gare – perché si confronta con imprese che fanno questo mestiere da decenni – contesta all’arbitro la partita e gli tira la giacchetta finché questi non annulla il gioco.

Si potrebbe parlare di conflitto di interessi? Il Tar è lo Stato, ed Fs – nomen omen – lo è altrettanto. Si potrebbe dire che le regole di gara dovrebbero essere fatte in modo tale che, prima della partita, nessuno dei competitor abbia da lamentarsi per come andrà svolto il gioco? Non ne faccio un discorso di libero mercato. Ma di certezza del diritto. Concetto insegnato al primo anno di giurisprudenza. Si potrebbe infine dire che Fs dovrebbe pensare prima all’efficienza dei suoi treni e servizi su ferro – che scadenti è dire poco – prima di avventurarsi in questo risiko? Ma io non sono qualunquista. Ogni impresa ha il suo piano industriale coerente con la propria mission.

D’altra parte il tempo è gentiluomo. E un sistema, se è debole, prima o poi scricchiola. Pochi giorni fa, il Tar di Parma ha accolto il ricorso presentato, insieme, da Tep Parma e Tper Bologna, dopo l’aggiudicazione del bando di gara a Busitalia-Autoguidovie. Sulla vicenda, la Procura ha aperto un dossier. A onor del vero anche a Pavia. Quindi per entrambi i casi non direi altro. Resta però da chiedersi cosa siano ben quattro indizi.

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