Edoardo Varini
Due o tre cose che so del mondo
3 Novembre Nov 2017 1032 03 novembre 2017

L'arresto dei "ribelli" catalani: l'incomprensione dei tempi e delle cose

Catafree

Dicono che la giudice Carmen Lamela dell'Audiencia Nacional, abbia due sole debolezze: la Coca Cola e il nuoto. Secondo me ne ha tre: la terza è non capire i popoli e la storia. Ieri ha convocato l'ex vice presidente della Generalitat di Catalogna, Oriol Junqueras e sette dei suoi ex ministri. Per chiedere loro come si erano permessi di dichiarare unilateralmente, il 27 settembre scorso, l'indipendenza catalana.

Le imputazioni sono ribellione, sedizione e malversazione, cosette che possono cosare fino a 30 anni di galera. I nomi dei convocati, che già in serata erano in carcere, sono, oltre a Junqueras, Joaquim Forn, Jordi Turull, Raul Romeva, Josep Rull, Carles Mundò, Dolors Bassa e Meritxell Borras.

L'ex presidente del governo catalano, colui che della dichiarazione di indipendenza unilaterale è il vero responsabile, è invece in Belgio con altri quattro ministri, in libertà, in tale libertà da cinguettare: «Il governo legittimo della Catalogna è stato incarcerato per le sue idee e per essere stato fedele al mandato approvato dal parlamento catalano. Il clan furioso delll'articolo 155 vuole il carcere. Il clan sereno dei catalani, la libertà» ha scritto, chiedendo la scarcerazione dei suoi ex ministri e del suo vice presidente.

Io credo che tutti i soggetti coinvolti, a cominciare dal premier Mariano Rajoy, la cui volontà non è difficile immaginare alla base del provvedimento della gudice, dovrebbero smettere di fare gli apprendisti stregoni. Il codardo governatore di Catalogna non faccia l'eroe se non lo è e soprattutto non bruci con pretese irricevibili la possibilità di una sempre maggiore autonoma della Catalogna dal governo centrale. Il premier la smetta di procedere come se agisse in un contesto violento e realmente pericoloso per l'unità spagnola, perché così non è.

E comportandosi "come se" potrebbe provocare questo tristissimo contesto. La giudice rifletta sul fatto che togliere la libertà personale è un fatto gravissimo. Che gli incarcerati sono stati democraticamente eletti. E che chi incarna in un determinato momento lo Stato deve filtrare ogni cosa prima di agire: leggi, opportunità, volontà popolare.

Se applichi la norma senza pensare alle conseguenze e alle persone non incarni più lo Stato ma la tua ottusa visione di un mestiere di cui ti è sfuggita la ragione ultima: tutelare la democrazia e la pace.

A presto.

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