Maurizio Sgroi
il Cronicario di Crusoe
8 Novembre Nov 2017 1622 08 novembre 2017

Banche, c’è chi ci crede e c’è chi ci Creval

Bank Money

Proverbio dell’8 novembre Chi dice la verità non sbaglia

Numero del giorno 800.000 Posti di lavoro persi fra il 2007 e il 2015 secondo Confindustria

Lo dicevamo ieri: non c’è più trippa per banche. E oggi puntuale la conferma: non si finisce mai di soffrire. Sotto a chi tocca perciò.

E oggi è toccato al Creval che ha comunicato al mercato la buona novella di aver rettificato crediti per 386 milioni - le mitiche sofferenze bancarie - generando un bel buchetto da 402,6 milioni nella sua ultima trimestrale dopo aver scritto nel suo piano industriale fino al 2020 che servirà un ricapitalizzazione da 700 milioni per rimediare a questo capolavoro gestionale. Sempre nel piano c’è scritto pure che è prevista ancora pulizia sui crediti deteriorati fino a un massimo di 772,5 milioni. Grande successo in borsa: le azioni sono arrivate a perdere un 30% teorico. Le sofferenze sono sempre dolorose. Quelle bancarie in più costano un patrimonio. Peccato che non ce lo dicano prima.

Non c’è niente da ridere. Le banche sono come la squadra del cuore: ci si crede.

Per chi non crede c’è sempre il Creval. A questi dico: #statesereni: le sofferenze delle banche ci faranno compagna a lungo sfinendo quel che resta della nostra capienza fiscale. A proposito di sfinimento fiscale, grandi trame si tessono all’ombra dell’altro Grande Tema Nazionale che finirà col provocarci un altro salasso:

Mica avrete pensato che il Grande Tema fosse investire in intelligenza artificiale vero? Certo che no: sono le vecchie, carissime, pensioni, che ogni anno da quando ho memoria fanno parlare di sé e ci regalano enormi soddisfazioni. E anche quest’anno non fa eccezione. Ho letto da qualche parte che la Camusso è infuriata col governo perché non si sbriga a concedere quello che i sindacati vogliono:

ma che in fondo vuole anche la politica.

Ma quello che dovete sapere è che ci sono persone che hanno idee diverse. Ad esempio oggi ho letto con grande piacere l’opinione di un eminente giurista che ha motivato con un argomento finalmente non economico perché è contrario alle pensioni. Mica perché mettono a rischio la sostenibilità del nostro debito pubblico, argomento che fa orrore a tante anime belle che teorizzano l’infinita disponibilità di denaro, ma perché – udite udite – mettono a rischio il matrimonio.

Così dice Sabino Cassese, intercettato a margine di un incontro alla Scuola S.Anna di Pisa: “Io sono convinto che nessuno dovrebbe andare in pensione. Mai. Ciò farebbe bene alle famiglie e ai matrimoni, ridurrebbe i litigi tra marito e moglie. Quando il marito sta a casa a lungo comincia a dare fastidio alla moglie e dunque ritengo che la pensione rovina i matrimoni. Mi rendo conto che questa mia posizione è piuttosto singolare, ma sono convinto che sia utile che ciascuno si mantenga costantemente in attività”. Neanche il vostro Cronicario sarebbe stato capace di tanto.

A domani.

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