Elisabetta Favale
E(li's)books
16 Novembre Nov 2017 1738 16 novembre 2017

Un fallimento di successo - Il caso di Sophia Amoruso e GirlBoss

Girlboss

Sono stata una “startupper” e ho provato in prima persona l’ebbrezza di riuscire (anche se per breve tempo nel mio caso) nell’impresa di creare dal nulla una azienda, un brand, suscitando interesse e toccando dei bei picchi di notorietà grazie soprattutto ad una attività di personal branding guidata solo dall’istinto e dalla trasparenza, io mi sono mostrata per quello che ero.

Ho dovuto soccombere perché in Italia è ancora troppo difficile fare azienda e quando decine di persone mi scrivevano e mi chiamavano perché le aiutassi a capire come fare a mollare tutto e fondare un’azienda, io mi sentivo “indegna”, come potevo dare consigli se poi alla fine mi ero arresa? (Ho ceduto la mia parte di azienda ai miei soci).

Quando su Instagram mi sono trovata in un “giro” di condivisioni in cui appariva di continuo Sophia Amoruso (io leggo e pubblico quasi esclusivamente news su libri o recensioni mie o di altri e mi è apparso il suo libro) splendida splendente, incredibilmente glamour, presente in contesti aziendali di vario genere, mi sono incuriosita.

Chi è costei?

Sophia è una bella e giovane donna americana (ha 33 anni), cresciuta in California senza grandi risorse e senza particolari studi alle spalle. Fino a ventidue anni ha vissuto di lavoretti ma animata dal desiderio di uscire dalla mediocrità che poteva offrirle un lavoro impiegatizio qualunque, ha tentato la fortuna cominciando a vendere su eBay vestiti vintage molto “stile California” (se siete stati a San Francisco vi sarà capitato di imbattervi in negozi di abbigliamento vintage, sono molto diffusi). Dopo circa otto anni Sophia era riuscita a creare la Nasty Gal, non si limitava più a vendere online ma era riuscita anche a creare un vero e proprio marchio che ha macinato profitti tanto da dichiarare una crescita annuale del 500% nei suoi primi anni di vita.

La favola però ha avuto una battuta d’arresto perché si sa, nel mondo del retail, soprattutto dell’abbigliamento, c’è bisogno di molto molto tempo per creare lo zoccolo duro che porta poi alla stabilità pertanto dopo dieci anni Nasty Gal ha formalmente avviato, nel novembre 2016, la procedura di bancarotta assistita.

E Sophia? Lasciato il ruolo di Ceo già un paio di anni fa, si è trasformata in un guru dell’imprenditoria femminile, ha scritto diversi libri, il suo memoir più noto, anche al pubblico italiano, è #GirlBoss (in Italia pubblicato da Sonzogno). Lo scorso aprile su Netflix è andata in onda la addirittura la serie “Girlboss” dopo il primo Girlboss Rally, un raduno di imprenditrici organizzato dalla Amoruso e che ha raccolto un incredibile successo.

Insomma, la Silicon Valley ha finito per far nascere ancora una volta una stella della comunicazione, come molti giovani imprenditori anche Sophia Amoruso è caduta in piedi, se da una parte la sua azienda dichiara bancarotta, dall’altra c’è comunque lei che ha capitalizzato la sua esperienza arrivando e soprattutto conservando comunque il successo.

Della serie chapeau! Le Instagram Stories di Sophia e di tutte le giovani donne delle copertine di Forbes sempre al suo fianco mi appassionano e non posso che complimentarmi per cui se volete... sfogliate pure il suo libro chè son sicura qualche spunto lo trovate!

Sophia Amoruso - #GirlBoss - Sonzogno

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