Ernesto Gallo e Giovanni Biava
Giovine Europa now
16 Novembre Nov 2017 1139 16 novembre 2017

Un new deal verde per la Cina e il resto del mondo?

Quest'articolo e' una traduzione di un pezzo originariamente pubblicato su China Daily: http://europe.chinadaily.com.cn/opinion/2017-11/06/content_34175807.htm

Prima della Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (Bonn, 6 /17 Novembre), l’ attenzione globale è stata focalizzata sul XIX Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese, in cui il Segretario generale Xi Jinping ha lanciato la via cinese allo ‘sviluppo verde’ e dedicato lunghi capitoli ad ‘ambiente’ ed ‘ecologia’.

In realtà l’enfasi cinese sull’ambiente non e’ affatto nuova. All'inizio di quest'anno, Xi ha difeso l’Accordo di Parigi (2015) in un discorso alle Nazioni Unite, in stridente contrasto con il Presidente statunitense Donald Trump, il cui scetticismo sul cambiamento climatico è ben noto, e con l’inefficacia dell'Unione europea.

Xi ha poi sollevato simili punti nel suo discorso chiave al Forum economico mondiale a Davos in gennaio, dicendo che è importante proteggere l'ambiente pur perseguendo il progresso economico e sociale, al fine di raggiungere l'armonia tra uomo e natura e tra uomo e società.

È ammirevole che la Repubblica popolare cinese sia disponibile e pronta ad affrontare sfide cruciali sia per la Cina che per il resto del mondo e a difendere un modello sostenibile di globalizzazione proprio quando gli Stati Uniti si sono in parte ritirati e l’Europa si è bloccata nelle sue persistenti divisioni e nei suoi vari problemi.

In materia di veicoli elettrici, la Cina dispone già di alcuni importanti produttori privati come BYD, e combina un forte sostegno da parte delle amministrazioni con un’ imprenditorialità emergente e dinamica. Le automobili elettriche sono una priorità per la Cina per numerosi motivi. In primo luogo, il loro uso dovrebbe contribuire alla lotta contro l' inquinamento, che è ancora un grande problema nelle metropoli cinesi. In secondo luogo, produrre auto elettriche mette il paese all'avanguardia della ricerca scientifica e tecnologica in settori quali le fonti rinnovabili di energia, i nuovi materiali e l’intelligenza artificiale.

Ancora più importante, 285 città cinesi sono in costruzione come eco-città, secondo Forbes. Le eco-città (come Tianjin) sono una necessità per un paese con una fiorente popolazione urbana e crescenti esigenze energetiche. In aggiunta, esse dimostrano la volontà di pianificare e "fisicamente" costruire un futuro che manca dall'Europa da ormai troppo tempo.

Curiosamente, una delle pochissime citta’ nuove europee degli ultimi decenni è Kobylany New City in Polonia, 30.000 persone per lo sviluppo di un progetto sulla Silk Road Economic Belt che, insieme con la Maritime Silk Road, è parte del grande progetto cinese One Belt One Road. Le infrastrutture sono centrali per una iniziativa, che può anche promuovere i‘nfrastrutture verdi e sostenibili’. L'Asian Infrastructure Investment Bank è inoltre impegnata allo sviluppo sostenibile e la Cina ha supportato progetti di energia idroelettrica, eolica e solare in paesi come il Pakistan.

La massiccia costruzione di infrastrutture può avere enormi costi finanziari e ambientali, anche se molto tempo fa la Cina ha fatto una scelta chiara circa la sua preferita modalità di trasporto, e ha scelto la più ‘verde’: la ferrovia. Non a caso la Cina ha la più grande rete ferroviaria ad alta velocità in tutto il mondo (oltre 20.000 chilometri), superiore a quelle di tutti gli altri paesi messi insieme.

È interessante notare che anche l'Europa ha una tradizione di alta velocità ferroviaria, risalente alla Direttissima Firenze-Roma (1978) e al TGV francese Parigi-Lione (1981). Nonostante le ambizioni, pero’, l'Europa è rimasta indietro. I treni sono più ‘eco-friendly’ di aeroplani o automobili e ampliare le loro reti sia in Europa che in Cina potrebbe aiutare a cementare un partenariato euro-asiatico e mitigare gli effetti del cambiamento climatico a livello mondiale.

Un altro importante terreno in cui la UE e la Cina potrebbero cooperare è quello della ‘finanza verde’. La Cina ne ha supportato il ruolo lo scorso anno al G20 di Hangzhou, capitale della provincia di Zhejiang. Diversi anni fa alcuni politici europei avevano proposto l'adozione di ‘euro bonds’ che avrebbero potuto aiutare l'UE a finanziare investimenti su vasta scala, ma questo non si e’ mai concretizzato. Ora potrebbe essere il momento giusto per tornare a tale progetto e promuovere investimenti sostenibili in Unione europea e Cina, nonché la cooperazione bilaterale.

In un' epoca in cui gli Stati Uniti sembrano riluttanti ad assumere importanti responsabilità circa il futuro del pianeta, la cooperazione tra Cina e Unione europea è fondamentale. Salvare il trattato sul clima di Parigi e il nostro ambiente comune, dopo tutto, dipende in gran parte dal loro accordo.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook