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20 Novembre Nov 2017 0840 20 novembre 2017

La mediocrità che piace al potere

Serra

Cito Michele Serra:

“Non ne faccio una questione di quattrini (anche se non tutti hanno i quattrini per cambiare il televisore), ma di libertà. La libertà di fermarsi. Dovrebbe esistere un diritto alla requie, e perfino un diritto alla mediocrità e alla obsolescenza. Essere felice davanti a un piatto di fagioli, se uno ne ha voglia, mentre tutti sono in coda davanti al negozio delle aragoste. La corsa forsennata della tecnologia (e dei consumi, e dei desideri, e di tutto) sarebbe morale se fosse facoltativa. È invece obbligatoria, e perciò immorale e dispotica. Essere consumatori è diventato un lavoro che non prevede dimissioni né fuga. Si chiamano: lavori forzati.”

Mi direte, perché citi proprio Michele Serra? Perché il fustigatore dell’amaca repubblicana ha certamente più seguaci e audience di noialtri, e avendo più seguaci e audience di noialtri, ha il potere di mutare, influenzare, aggiungere o togliere tasselli all’opinione pubblica e al pubblico sentire.

In questo caso, cito non a caso, parla di diritto alla mediocrità. Questa combo insulsa non è una novità: il diritto alla mediocrità, all’essere dimenticati, alla marginalità sociale e politica, è una costante nella produzione intellettuale e culturale italiana.

Pensateci.

Pensate a tutti quei film, o libri, o spettacoli teatrali moderni, nel quale la figura tragica, romantica a volte, dell’uomo o della donna che forgiano il proprio destino, che falliscono e si rialzano, che le tentano tutte per non rimanere confusi nella massa della mediocrità: andate a ripescare quei titoli. Cosa vi viene in mente? Gomorra. Ovvero l’assenza dello Stato e la lotta criminale per eccellenza (per inciso: anche io adoro la serie).

Mediocre è bello, così ci dicono: diritto alla mediocrità. Michele Serra usa questo nuovo diritto (il diritto di avere diritti, cit. Rodotà-tà-tà) per combattere i soprusi temporali e sociali che il digitale fa di noi. Il digitale e la tecnologia: l’acerrima nemica di un sessantottino mediocre come Serra nella lotta contro l’emergere della nuova generazione. Perché poi questo è il punto: il digitale permette a migliaia, milioni, di giovani di rompere le catene di un sistema economico che non li aiuta, anzi, ne sfrutta capacità e risorse, e sta rapidamente cambiando i parametri della società e della politica. Ed ecco il Serra sdraiato sulla sua comoda amaca che ci avverte: attenzione, il digitale è il nemico.

Scusate i salti logici: riprendiamo dalla mediocrità.

La mediocrità piace a chi sta oggi al potere. I mediocri sono facilmente controllabili. Puoi fargli pagare metà del loro reddito in tasse per sostenere un sistema pensionistico ingiusto (SOTTOLINEO: INGIUSTO) senza che dicano bah. La formula è questa: paga per i diritti acquisiti (da altri) perché i diritti acquisiti sono immutabili e inattaccabili; se non dovesse funzionare la panzana dei diritti acquisiti, si va sul sottile, ma non troppo, scambio: vuoi quello che hanno avuto coloro che sono venuti prima di te? E allora stai zitto, dammi ragione, e vediamo se un posticino lo troviamo.

Ecco il punto.

Sei talmente mediocre da non riuscire a proporre qualcosa di diverso, originale, senza essere per forza disruptive (questo termine va di moda: usiamolo)? Allora proponi due robette, due sciocchezzuole semplici semplici, non rompere con questa storia di una spesa pubblica INGIUSTA e INIQUA (uso il caps lock perché oggi mi gira così) che ricadrà sulle spalle dei giovani e delle generazioni ancora a venire, e vedrai, se sei stato diligente, che un posticino-ino-ino (o -one a seconda) lo troviamo per te.

La mediocrità è la chiave di volta del Paese. La mediocrità della lotta politica per mutare il sistema. Pensate al Jobs Act, grande atto (ci voleva) di distruzione dello status quo e di apertura (minima, ma tant’è) del mercato del lavoro ai giovani: è stato approvato solo per i nuovi contratti, lasciando immutati i vecchi e i contratti pubblici. Perché? Perché il coacervo di mediocrità che si sono cristallizzate nel sistema economico e politico, così come i parassiti si cristallizzano nei nodi principali degli organismi viventi, non avrebbe mai permesso altrimenti.

E così abbiamo leggi mediocri, politici mediocri, amministratori mediocri, giornalisti mediocri il cui tempo si divide tra mediocri editoriali e mediocri slinguazzate con i potenti di turno, baroni universitari mediocri e via dicendo.

E sapete cosa fa più ridere? I piagnistei scanditi da una regolarità sorprendente (ogni fine legislatura circa) di tutte le forze politiche verso “i cervelli che lasciano il Paese”. Ma che poi, fosse davvero così! Quanti cervelli restano in Italia per più di mille ragioni? Quanti? Vi rispondo io: molti di più di quello che la retorica piagnona vorrebbero farvi credere. E cosa fanno loro? Lavorano, e non hanno certo tanto tempo a disposizione per lottare e cambiare. Fanno qualcosa. Alcuni scrivono, si lamentano, altri tentano di mettere in piedi gruppi di pressione politica.

Ma la verità è che i mediocri sono troppi, la mediocrità è troppo diffusa, e a nessun potere politico o economico conviene essere scalzato. E questo da che mondo e mondo. E infatti che succede? Compagnie di bus inefficienti lamentano l’efficienza di Flixbus, che sarebbe poi la causa ultima del licenziamento dei dipendenti.

Sindacalisti mediocri lamentano l’efficienza di Ryan Air per il fallimento della propria compagnia aerea.

Politici di basso profilo lamentano la bravura di imprenditori lungimiranti, lamentando la chiusura dei concorrenti perché fuori mercato.

E via dicendo, via così. Perché in Italia eccellere è un pericolo: lo è per chi ha fatto il Sessantotto, colui che privo di qualunque capacità ha chiesto il 18 politico, ha occupato scranni di potere intellettuale e politico, colui che si è poi, silenziosamente, rimesso nei ranghi del potere per vomitare su chi viene dopo tutte le colpe di questo mondo.

I giovani sono pigri, i giovani sono distrutti dal digitale, i giovani non hanno rispetto. Ma hanno il diritto alla mediocrità.

Sipario. Applausi.

Alessio Mazzucco

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