Beniamino Andrea Piccone
Faust e il Governatore
24 Novembre Nov 2017 1248 24 novembre 2017

"Sola andata", un volume di Marco Ponti, da leggere per saperne di più sui trasporti in Italia

Domenica scorsa sono intervenuto alla Triennale - in occasione di BookcityMilano (175mila presenze!), manifestazione stupenda che valorizza Milano - alla presentazione del volume di Marco Ponti - già professore al Politecnico di Economia applicata - "Sola andata. Trasporti, grandi opere e spese pubbliche senza ritorno".

Marco Ponti è uno studioso dotato di un forte “sense of humour”. Questo volume è un continuo rimando all’ironia, al paradosso. Il lettore non può che uscirne divertito, anche perchè i temi possono apparire noiosi.

1. L’attacco del libro è “Beniamino Andreatta”. Nomen omen, come si fa a non apprezzare. Andreatta, grande servitore dello Stato, viene citato da Ponti perchè alla fine degli anni Novanta, in un'intervista a Repubblica,disse testualmente: "I politici che promuovono grandi operae pubbliche sono interessati suolo alle loro tangenti". Andreatta subì l’ostracismo dellaDemocrazia Cristiana dopo la sua determinazione nella vicenda del Banco Ambrosiano. “L’establishment italiano è scheletrico e anchilosato, ma cattivo e pauroso. Dare prova di libertà costa carissimo”, ha affermato l’ing. Carlo De Benedetti (Per Adesso, F. Rampini, Longanesi, 1999). “Come Ministro del Tesoro, dopo il fallimento dell’Ambrosiano fece in Parlamento un memorabile discorso d’accusa contro lo IOR e il Vaticano. Dopo quell’episodio Andreatta fu emarginato dalla vita politica italiana per dieci anni. Solo la sua intelligenza e la sua passione politica lo hanno riportato a galla, dopo Mani Pulite”.

Non è un caso che Ponti citi Andreatta. Secondo me è un tratto autobiografico. Anche Ponti, a causa del suo parlar chiaro, subisce l'ostracismo del mondo italico legato ai trasporti. Viene escluso dalle commissioni, querelato da Azienda dei trasporti milanese (ATM)

2. Il linguista Tullio De Mauro tempo fa sostenne che “l’emergenza culturale nel nostro Paese dovrebbe preoccupare almeno quanto quella economica”. Secondo De Mauro meno di un terzo degli italiani possiede livelli di comprensione della scrittura e di calcono necessari per orientarsi in una società moderna; Una recente ricerca di Murtinu, Piccirilli e Sacchi ci dice che le competenze economico-finanziarie non sono rilevanti solo per le scelte individuali, ma anche per quelle collettive. Bene. Siccome l’Italia (statistiche OCSE) tra i Paesi nel fanalino di coda, ogni volta che si cerca di contenere il deficit di bilancio, si grida ai danni dell’”austerity” (che sulla spesa corrente non c’è mai stata).

Il taglio degli scorsi anni, a livello di spesa pubblica, è avvenuto a danno degli investimenti pubblici. Sui quali, come vorrebbe Ponti, bisognerebbe compiere delle analisi costi-benefici, di cui il Piano nazionale dei Trasporti è privo. Ma con l’abile marchingegno linguistico “opera strategica”, ogni analisi – che danno generalemente un risultato insoddisfacente - è evitabile. Per cui nessuna manutenzione o intervento idro-geologico e, invece, investimenti ferroviari senza senso come la TAV del Terzo Valico Milano-Genova. Con affidamenti senza gara, diciamo “in amicizia”. Mazzoncini, ad FS, parla trionfalmente di 70 miliardi di investimenti del gruppo, e per ben 50 miliardi non è previsto alcun rientro (a fondo perduto); considerati ricavi, a bilancio. Idem nel caso di ATM. O vogliamo parlare dell'ATAC?

Barack Obama, non a caso, precisò che “per i progetti di AV le analisi costi-benefici non danno risultati soddisfacenti”, per cui stanziò pochissimi fondi. Peraltro AV la usano i ricchi per cui lo Stato finanzia le classi abbienti.

3. Peraltro, perchè le FS devono ridurre gli Investimenti se lo Stato – ossia il contribuente – ripaga tutto a piè di lista? Guai a parlare di sussidi, scrive Ponti. E guai a parlare di pensioni a retributivo per i dipendenti in esubero delle Ferrovie (Lodovico Ligato, ricordate lo scandalo delle lenzuola d’oro?), che ci costano 4 miliardi di euro l’anno.

4. Tariffe autostradali: nel meccanismo di calcolo, tra i costi sostenuti dai concessionari vi è anche la remunerazione del capitale investito. Se il capitale investito cresce grazie ai profitti, si crea un meccanismo a spirale (p. 21): “più guadagno, più guadagnerò, senza rischi di sorta”. E i contratti di concessione? Sono secretati. Il costo del denaro era ben diverso quando si sono firmati i contratti. i+premio al rischio: i scende grazie alla BCE, ma non per i concessionari, anche in assenza di inflazione. Ironia di Ponti: “Chi scrive tentò di porre un argine a questa situazione....brillante risultato ottenne quello di cessare di colpo di essere consulente del Tesoro”.

5. Nota di struttura: “A livello più generale c’è da osservare che i grandi investimenti autostradali e ferroviari di dubbia utilità hanno contribuito aspostare capitali ingenti da settori aperti alla concorrenza e all’innovazione, a posizioni di sostanziale rendita”. Chiosa Ponti: “Non sembra certo un beneficio per la crescita e la competitività del paese”.

6. Spesso nel volume si parla di "soldi altrui", “Other’s people money”, volume di Louis Brandeis, consigliere della Corte Suprema americana nella prima parte del secolo scorso. Chi paga?, direbbe oggi Ugo La Malfa. Bologna: interrata la stazione (costi volati); a Firenze sono le FS ad aver bloccato i lavori. Ma allora perchè si fanno opere inutili? I contribuenti che pagano non sanno e pagheranno in modo opaco e diluito nel tempo, come maggiore deficit e debito pubblico (Cirino Pomicino's strategy). Il 70% della rete ferroviaria italiana è fortemente sottoutilizzata, ossia sovrabbondante.

7. Ironia di Ponti: “Prima o poi il traffico arriverà” (Italo Lupi, ministro governo Letta, targato Compagnia delle Opere, Cl);

8. Avere come avversari i cosiddetti Nimby - Not in my backyard, ossia, si facciamo le opere, ma non vicino a casa mia - è molto meglio dei prof. preparati e del mondo della ricerca. Vedi TAV in Val di Susa;

9. Nei contratti spesso vengono inserite - dal compratore! - delle penali che non hanno alcun senso, visto che siamo in regime di monopsonio, unico compratore sono le Ferrovie dello Stato;

10. Dopo tanta "depressione" sulle cose che non vanno, alla fine del libro si passa alla "to do list":

a) accountability: qualsiasi spesa rilevante in infrastrutture deve essere preceduta da analisi economiche- finanziarie terze, comparative e trasparenti;
b) l’Italia è un Paese di Paesi (CA Ciampi), per cui la mobilità merci e passeggeri si svolge per il 75% all’interno dei confini regionali, per cui il trasporto su gomma rimarrà dominante;
c) piccole opere e manutenzioni diffuse;
d) aumentare la capacità delle strade locali.

Per non parlare delle nuove tecnologie, delle vetture ibride, di Uber, dei truck di Tesla. Se volete saperne di più, comprate il libro.

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